Top e Flop, i protagonisti di venerdì 12 settembre 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 12 settembre 2025.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 12 settembre 2025.

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TOP

ANTONIO POMPEO

Antonio Pompeo

Non personale ma collettivo. Non numerico ma elettorale. L’ingresso di Antonio Pompeo nella Segreteria Regionale del Pd Lazio è un successo non per lui ma per la componente Energia Popolare che guida nel Lazio; non è un contentino per gli oltre 15mila voti personali ottenuti alle scorse elezioni Regionali ma un riconoscimento del lavoro che c’è dietro a quelle preferenze e quanto siano state importanti per il quorum di tutto il Partito nel Lazio.

Il successo di Antonio Pompeo sta nell’avere fatto capire che un bagaglio di consenso simile non può restare confinato nelle pieghe di una corrente o in un ruolo marginale. È peso politico che va messo a frutto, risorsa da trasformare in strategia. (Leggi qui: Pd Lazio, Leodori vara la nuova Segreteria: «Uniti per tornare a vincere»).

Pompeo lo sa e per questo ieri ha detto con chiarezza di condividere quella nomina con i Segretari di circolo, i militanti e gli amministratori che lo hanno accompagnato lungo la strada. È un segnale importante, perché sottrae la sua figura al gioco sterile delle appartenenze e la proietta su un piano più ampio: quello di chi sa leggere i bisogni del territorio e li porta ai tavoli regionali.

Aspetti pratici e simbolici

La cifra politica dell’ex presidente della Provincia di Frosinone è tutta qui: radicamento locale e capacità di sintesi. È l’uomo che, citando le sue stesse parole, sa guardare alle necessità quotidiane dei cittadini ma non rinuncia a dare respiro strategico alla proposta politica. In un Pd che per anni ha vissuto di divisioni e frammentazioni, la sua presenza nella Segreteria regionale diventa una voce in più con cui evitare di cedere alle derive autoreferenziali che tangi guasti hanno fatto nel passato.

Non va sottovalutato, inoltre, l’aspetto simbolico: Pompeo porta con sé un pezzo di Partito sul ponte di comando della battaglia che punta a battere le destre su Roma, nel Lazio e nel Paese. Un’area che fino ad ora era rimasta ai margini per logiche numeriche adesso superate da una visione unitaria che punta a vincere, facendo vincere tutti. È un ingrediente essenziale per rendere credibile l’offerta di governo del Pd nel Lazio .

Ma soprattutto c’è un messaggio interno al Pd: la capacità di includere anime diverse non è più un optional, bensì una condizione di crescita politica. Pompeo lo ha detto con chiarezza: solo un Partito capace di unire diventa forte, solo un Partito che valorizza i suoi interpreti migliori sa convincere i cittadini. Il resto è rumore di fondo.

Il tassello dell’unità.

PIERLUIGI SANNA

Pierluigi Sanna

Ci ha provato. Ci ha lavorato per mesi. Toccando le corde giuste: quelle dei sentimenti, della solidarietà, della comunità. E alla fine ci è riuscito. Il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna nelle ore scorse ha ricevuto la conferma che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella martedì prossimo sarà in visita nella sua città. Il Capo dello Stato in Piazza Willy non è soltanto un gesto di alta istituzione: è la conferma che il sacrificio di Willy Monteiro Duarte appartiene a tutta l’Italia.

Non capita spesso che un Capo dello Stato scelga di legare il suo calendario a una piazza di provincia. Ma in questo caso il senso è profondo: Mattarella viene a rendere omaggio non solo a un ragazzo che ha perso la vita per difendere un amico, ma a un simbolo universale di coraggio civile, solidarietà e rifiuto della violenza. Ed a rendere questa visita possibile è stato il lavoro silenzioso ma determinato del sindaco Pierluigi Sanna che ha fatto di Colleferro un presidio della memoria, trasformando il dolore di una comunità in un messaggio di speranza per il futuro.

Willy, con i suoi ventun anni appena sbocciati, con il suo mestiere di cuoco e la sua naturale gentilezza, ha incarnato una verità semplice ma potente: la dignità non si misura con la forza fisica ma con la capacità di scegliere da che parte stare. È questa la lezione che Mattarella ha deciso di rilanciare da Colleferro a tutta la nazione.

Non sarà un ricordo
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

La cerimonia del 16 settembre non sarà solo un ricordo. Sarà un invito a riflettere su quanto fragile e al tempo stesso essenziale sia il tessuto sociale che tiene insieme le nostre comunità. Ogni gesto di altruismo, ogni scelta di coraggio individuale, diventa un mattone nella costruzione di una società più giusta.

La presenza del Capo dello Stato alza l’asticella della memoria di Willy: da ricordo locale a patrimonio collettivo. E costringe tutti – istituzioni, politica, cittadini – a chiedersi se stiamo facendo abbastanza per onorare davvero il suo esempio.

Perché il 16 settembre non sarà solo la giornata di Colleferro. Sarà un monito per l’Italia intera: la violenza si combatte non con la retorica ma con l’educazione, il rispetto e la capacità di trasformare il dolore in impegno civile.

Willy di tutti noi.

IL PRETUZIANO

Gli Alieni Abruzzesi

Ci sono vicende che, pur nascendo in apparenza come episodi minori del mondo dei social, finiscono per accendere un faro su questioni di enorme rilevanza culturale e giuridica. È il caso di Marino Cardelli, alias “Il Pretuziano” che con il suo doppiaggio artistico aveva trasformato le immagini di alcuni alieni digitali in icone abruzzesi, doppiando in dialetto abruzzese barzellette e short dando così nuova vita a contenuti già esistenti con un effetto nuovo ed esilarante che gli ha garantito migliaia di follower. Oggi però i suoi personaggi sono spariti dalla rete: cancellati da una rigidità del diritto d’autore che, più che difendere la creatività, rischia di soffocarla.

Il paradosso è evidente. Da un lato, il copyright tutela con sacrosanta fermezza chi realizza un’opera originale. Dall’altro, però, ignora o peggio penalizza chi, come Cardelli, prende quelle immagini e le reinventa con la forza di un linguaggio nuovo, popolare e ironico. Il doppiaggio non è una fotocopia ma un’interpretazione, un atto creativo capace di mutare senso e contesto. Eppure, nel nostro ordinamento, resta relegato al limbo delle “utilizzazioni non autorizzate”, senza alcuna cornice giuridica che ne riconosca il valore trasformativo.

L’equilibrio difficile

Il punto non è semplice. Nessuno mette in discussione il diritto dei creatori originari a veder riconosciuto il frutto del proprio lavoro. Ma, al tempo stesso, negare ogni spazio a chi rielabora e reinterpreta significa amputare una parte vitale della cultura contemporanea, fatta di remix, mashup, doppiaggi e contaminazioni. È come se alla satira fosse impedito di usare le immagini dei politici, o se la parodia fosse messa al bando perché “deriva” da un’opera altrui.

Cardelli, con la sua voce che trasforma il ritornello dei Måneskin in un proverbio abruzzese o il monologo di Chiara Ferragni in un inno agli arrosticini, ha mostrato che la creatività digitale non è semplice intrattenimento ma può diventare un veicolo di identità, di linguaggi locali, perfino di promozione territoriale. Il suo “Vieni in Abruzzo, abbiamo tutto” è più efficace di tante campagne istituzionali.

Ecco perché il caso del Pretuziano non riguarda solo lui. È lo specchio di un vuoto normativo che chiede di essere colmato. Serve una nuova disciplina sul diritto d’autore che sappia distinguere tra plagio e trasformazione, tra furto e reinterpretazione che assume una nuova originalità. Una legge che riconosca che, nell’epoca dei social, la creatività è spesso un’opera collettiva, stratificata, che nasce da un’opera prima ma la supera, la reinterpreta, la porta altrove.

In fondo, il copyright nasceva per difendere gli autori. Non può trasformarsi in una gabbia che li mette gli uni contro gli altri. Se il diritto d’autore non evolve, non sarà la creatività a morire: troverà altri canali, altre strade. Ma perderemo tutti, perché a sparire sarà la possibilità di vedere il mondo attraverso occhi diversi. O nel caso del Pretuziano, attraverso la voce allegra e ironica di un archeologo che ha saputo reinventarsi artista.

Gli alieni sono partiti.

FLOP

GIANLUCA QUADRINI

Gianluca Quadrini

Ferma restando la presunzione di innocenza, salve ed impregiudicate le sue possibilità di chiarire la propria posizione di fronte ad un giudice, il Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone Gianluca Quadrini (ora sospeso) registra la decisione assunta dai magistrati del Tribunale del Riesame. Ci si era rivolto dopo che dal palazzo di Giustizia di Cassino gli avevano imposto il divieto di residenza in tutto il Lazio Sud: un esilio dalle province di Frosinone e Latina motivato dalla necessità di non interferire sulle indagini che tuttora lo riguardano.

Nella serata di ieri il Riesame di Roma gli ha dato mezza amarezza e mezza soddisfazione. Ha confermato l’esilio: divieto di mettere piede in Ciociaria. Ma lo ha dimezzato: revocata, infatti, la misura che fino ad ora gli ha impedito di andare in provincia di Latina.

La vera condanna
Foto © AG IchnusaPapers

Sul fronte delle accuse resta in piedi l’intera impalcatura costruita dalla Procura di Cassino: gli contesta il modo in cui ha usato i soldi pubblici; non di averli rubati ma di averli sperperati. Finanziando un progetto della Comunità Montana di Arce (quando ne era il presidente) che aveva lo scopo di pagare la corte di autisti e segretarie al suo seguito anche quando non esercitava la funzione, secondo l’accusa.

Situazione simile viene ipotizzata anche negli anni successivi: quando è diventato coordinatore dei lavori dell’Aula provinciale. Completano le accuse l’uso di due auto della Comunità e del relativo carburante, i permessi con cui assentarsi da scuola praticamente per un anno, la parcella di un avvocato che lo aveva assistito. (Leggi qui: L’esilio di Quadrini. E qui: L’insostenibile leggerezza dell’essere Quadrini)

Gianluca Quadrini, già vice coordinatore regionale di Forza Italia per il quale nei mesi scorsi il Direttivo Provinciale aveva chiesto l’allontanamento dal Partito, assistito dall’avvocato Claudio Di Ruzza nega ogni accusa ed assicura di poter chiarire tutto.

Da quando è stato esiliato dal Lazio Sud ha fissato la sua dimora a Pescasseroli, in Abruzzo. Comincia a fare freddo. Ora potrà andare a Scauri dove ha un mini appartamento con vista mare. È questa la vera condanna che gli stanno infliggendo: stare fermo. Un’atrocità che diventa sempre più straziante a mano a mano che le elezioni Provinciali di Frosinone si avvicinano.

Magra consolazione.