I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 15 maggio 2026.
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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 15 maggio 2026.
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MARIO DRAGHI

«Soli, insieme». Lo si dice dei naufraghi. Ma anche dei pionieri. Mario Draghi — l’uomo che salvò l’euro con quattro sillabe, «whatever it takes» — non spreca le parole. Quando sceglie un ossimoro per descrivere la condizione dell’Europa davanti al cancelliere Merz ad Aquisgrana, non lo fa per effetto retorico. Lo fa perché è la descrizione più precisa di ciò che sta accadendo.
Il mondo che l’Europa conosceva non esiste più. Gli Stati Uniti non sono più né un riferimento né una sicurezza. La Russia continua ad essere una minaccia. La Cina non rappresenta un’alternativa. Fin qui, niente di nuovo. Quello che è nuovo è che gli europei questa volta non hanno scelto di salire sul carro del vincitore. Sono rimasti insieme — legati dai valori che li distinguono dalle altre grandi potenze. Non era scontato. La sconfitta di Orbán in Ungheria è la prova più recente che i tentativi di spezzare quell’unità finora hanno fallito.
Insieme non basta

Ma restare insieme non basta. Il discorso di Aquisgrana è un salto di qualità rispetto al Rapporto sulla Competitività di due anni fa: quello che tutti applaudirono e quasi nessuno attuò. La tesi è netta: la capacità dell’Europa di garantire la propria sicurezza è la precondizione per tutto il resto. «Un’alleanza in cui l’Europa dipende dagli Stati Uniti per la difesa è un’alleanza in cui quella dipendenza può estendersi a ogni altra negoziazione». È già successo con i dazi di Trump. Succederà ancora.
C’è però un dettaglio che non va trascurato. Quando Draghi parla del nucleo duro europeo capace di avanzare — Germania, Polonia, Francia, Regno Unito, i Paesi nordici e baltici — l’Italia non compare. Non è un’omissione casuale in un discorso in cui ogni parola è pesata.
Bisogna sperare che la politica, dopo averlo lungamente applaudito, cominci davvero ad ascoltarlo. Prima che «soli insieme» diventi solo: soli.
Solo insieme.
ANDREA RENNA

Esiste un filo d’acqua che attraversa le stagioni del Lazio. E, insieme all’acqua, c’è ormai anche un metodo. Quello costruito dal direttore generale di ANBI Lazio Andrea Renna che negli ultimi anni ha trasformato la bonifica da materia tecnica per addetti ai lavori a tema centrale della sicurezza e della sopravvivenza dei territori.
Lo scorso autunno è stato il tempo della prevenzione. Riunioni, pianificazione, manutenzioni, controllo dei corsi d’acqua, organizzazione della macchina operativa. Un lavoro silenzioso, come spesso accade quando le cose funzionano. Poi è arrivato l’inverno, con le piogge violente, le allerte meteo, i fiumi osservati centimetro dopo centimetro. Ma proprio quella pianificazione ha impedito che le emergenze si trasformassero in disastri. È il paradosso della buona amministrazione: quando evita il peggio, quasi nessuno se ne accorge.
Ora la primavera porta a dama la terza edizione della “Corsa dell’Acqua”, dentro la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione. E il punto è tutto qui: oggi i Consorzi di Bonifica non sono più soltanto i custodi dell’irrigazione agricola. Sono diventati la prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici.
L’Acqua Coltiva la Pace

Basta guardare cosa accade attorno a noi. Bombe d’acqua da una parte, siccità dall’altra. Terreni che franano in inverno e si spaccano d’estate. Persino l’Italia, che per secoli ha vissuto nell’illusione dell’abbondanza idrica, scopre improvvisamente la parola desertificazione. Non è più un problema africano o mediorientale: riguarda la Pianura Padana, il Centro Italia, il Mezzogiorno. Riguarda tutti. Non ancora il Lazio che però sta facendo i conti con il ‘cuneo salino‘ cioè l’acqua di mare che risale i corsi dei fiumi ed inquina le fonti di acqua dolce.
Ed è per questo che iniziative come “L’acqua coltiva la pace” non sono solo appuntamenti sportivi. Dietro quella formula c’è una verità geopolitica enorme: chi governa l’acqua governa il futuro. La sicurezza alimentare. La qualità della vita. Perfino la tenuta sociale delle comunità. In questo quadro, Renna sta progressivamente ridefinendo il ruolo di ANBI Lazio. Non più soltanto ente di gestione ma struttura strategica di protezione territoriale. Una rete che unisce sicurezza idraulica, ambiente, agricoltura, prevenzione e persino cultura civica.
E forse la fotografia più efficace arriva proprio dalla “Corsa dell’Acqua”: centinaia di persone che corrono accanto ai canali di bonifica. Fino a pochi anni fa sarebbe sembrata una scena marginale. Oggi è quasi un manifesto politico.
Il Lazio che affronta il clima.
LA PRO LOCO DI CECCANO

La Pro Loco, in ogni Comune, non è soltanto un’associazione che organizza eventi. È spesso la prima porta che si apre quando una città vuole raccontarsi, valorizzarsi, mettersi in moto. È il luogo dove il volontariato incontra la promozione del territorio, dove la tradizione prova a dialogare con il presente, dove le feste non sono solo feste ma strumenti di identità collettiva. Una Pro Loco che funziona non fa funzionare solo il proprio calendario: aiuta a far respirare la città. Per questo il cambio di direttivo della Pro Loco di Ceccano avvenuto nelle ore scorse non è un dettaglio.
La Pro Loco di Ceccano rinnova il proprio gruppo dirigente e si prepara ad affrontare una nuova fase di attività nel segno della continuità, della collaborazione e della partecipazione del territorio. Il nuovo direttivo raccoglie il testimone del lavoro svolto negli ultimi anni dal gruppo guidato da Danilo Diana. Adesso si apre un altro capitolo. A guidare la Pro Loco sarà Davide Cerroni, nuovo presidente, affiancato dalla vicepresidente Isabella Spinelli e dalla segretaria Serena Pizzuti.
La collaborazione

E già qui c’è un primo elemento politico, civico, anagrafico: la Pro Loco cambia pelle attraverso un cambio di generazione. Il nuovo direttivo non arriva per smentire il passato ma per provare a rinnovarlo. L’obiettivo è chiaro: rilanciare la Pro Loco iniettando altra energia, con un altro linguaggio, con un’altra età anagrafica.
Nel comunicato c’è un passaggio chiave. Il presidente Davide Cerroni dice che l’obiettivo sarà quello di costruire una Pro Loco “sempre più aperta, partecipata e vicina alla comunità”, confidando nella piena collaborazione delle associazioni, dei comitati del territorio, dell’amministrazione comunale e dell’intera popolazione ceccanese. Questa parola, collaborazione, diventa la chiave. Perché una Pro Loco chiusa in se stessa diventa un piccolo club. Una Pro Loco che collabora diventa cerniera.
Nel comunicato si legge anche un’altra scelta chiara: il nuovo direttivo assicura piena collaborazione e supporto agli eventi cardine del calendario ceccanese. E qui non si parla di dettagli, ma di appuntamenti che sono ormai parte della fisionomia culturale della città.

A partire dal Festival Francesco Alviti, che quest’anno offrirà un programma ricco per tutto il mese di giugno. Fino a “Il Borgo diventa Presepe”. Senza dimenticare il sostegno a tutti gli eventi culturali proposti dalle tante associazioni che arricchiscono il territorio con impegno e passione. Anche qui si vede una linea precisa: non sostituirsi a tutto e a tutti, ma stare dentro una rete culturale più ampia. Ed è probabilmente la postura più giusta. Ogni nuova fase ha bisogno di un primo appuntamento simbolico. Per il nuovo direttivo della Pro Loco di Ceccano, quel momento sarà l’Infiorata del 6 e 7 giugno. Non un evento qualsiasi. Perché quest’anno la manifestazione sarà fortemente incentrata sulla dimensione artistica e culturale e avrà come tema centrale il dialogo. Una scelta che suona quasi programmatica. Come a dire: si riparte dai colori, dalla bellezza, dalla partecipazione, ma anche da una parola che oggi vale più di ieri.
L’ora dei giovani.
DOLCEMASCOLO
di Roberta Di Domenico

Da un preciso momento in avanti un prodotto artigianale smette di essere locale e diventa nazionale. Per Dolcemascolo di Frosinone quel momento ha avuto la forma precisa di un incontro allo stand della delegazione laziale a Tuttofood 2026. È uno dei più importanti eventi internazionali del food & beverage, ospitato a Fiera Milano Rho. Dall’altra parte del tavolo, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e l’assessore regionale Giancarlo Righini. Il ministro ha voluto omaggiare Dolcemascolo come azienda meritevole del Lazio, riconoscendo il percorso dell’impresa e il suo impegno nella promozione del territorio.
Dolcemascolo è arrivata a Milano con il suo panettone artigianale, ormai simbolo di una ricerca nel settore dei grandi lievitati che ha portato la pasticceria frusinate a conquistare riconoscimenti nazionali. In più ha portato una nuova linea di prodotti vegetali pensata per intercettare l’evoluzione dei consumi contemporanei. Non è nostalgia del territorio travestita da marketing. È la dimostrazione che si può parlare al mercato globale senza smettere di sapere da dove si viene.
Intorno a Dolcemascolo, la delegazione ciociara a Tuttofood era composta da sei realtà che raccontano la varietà produttiva di un territorio: dai salumi tradizionali ai tartufi delle aree interne, dai vini ai prodotti senza glutine.
Un piatto da 600 milioni

Il dato economico restituisce la dimensione di ciò che è in gioco: il comparto agroalimentare ciociaro conta circa 4.500 imprese attive, con un fatturato nel segmento della trasformazione di qualità che supera i 600 milioni di euro annui. Non è un settore marginale — è uno dei pilastri dell’economia provinciale, che a Tuttofood ha trovato una vetrina internazionale all’altezza.
Dolcemascolo quella vetrina l’ha usata bene. E il ministro che porta in dono il suo riconoscimento dice che il lavoro fatto fin qui meritava di essere visto. Ed assaggiato.
Cose da buongustai.



