Top e Flop, i protagonisti di venerdì 17 maggio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 17 maggio 2024

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 17 maggio 2024.

TOP

RICCARDO MAGI

Riccardo Magi (Foto: Andrea Calandra © Imagoeconomica)

Era quasi tutto pronto: tra meno di una settimana ci sarebbe dovuto essere il Grande Match, quello che Bruno Vespa si è sognato, accarezzato e centellinato per mesi. Il ring era ovviamente l’Arena Massima Mainstream di Porta a Porta ed agli angoli ci saranno Giorgia Meloni ed Elly Schlein. Due donne, due leader, una premier e l’altra segretaria del più grande partito di opposizione. Due antipodi che dovevano prendersi le misure con un confronto diretto sulla scadenza cruciale del voto europeo più polarizzato di sempre.

E invece no. Rai ed Agcom hanno fermato il tutto perché “soltanto quattro delle otto liste rappresentate in Parlamento hanno accettato l’invito di Rai a un confronto a due tra leader sulla base della forza rappresentativa”.

Melodramma, altro che prosa
Elly Schlein (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Dal voto per l’Ue forse come mai prima dipenderanno le sorti di un sistema complesso che per la prima volta viene sentito come capace di indirizzare le sorti dell’Italia. Ecco, il mancato duello tv tra Meloni e Schlein nasceva proprio sulle spalle di questo equivoco: quello per cui Bruxelles acquista valenza solo in virtù di magnetismo e carisma delle due contendenti… che però sono solo di facciata perché a Bruxelles non ci andranno.

E’ la mistica del melodramma che agli italiani piace più della prosa verista, da sempre. Gli sfondi di cartone e le cose nibelungiche “peffinta” molto più accattivanti della vita vera e delle cose “normali”. Una cosa che uno come Riccardo Magi, segretario di un partito che l’Europa ce l’ha nel nome e nella mission, proprio non può sopportare.

E sui cui ha speso un’analisi impietosa, ante litteram e difficile da confutare nel merito. “Diciamolo chiaramente: il confronto a Porta a Porta tra Meloni e Schlein è una enorme presa in giro degli elettori italiani. Un confronto fake, tra due candidate fake, a cui non si potrà chiedere nulla sul programma da realizzare a Strasburgo”.

“Nessuna delle due ci andrà”
Bruno Vespa (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Poi lo spiegone retorico: “Sapete perché? Perché nessuna delle due ci andrà. Non so se è peggio la Rai che fa confrontare due leader di partito che già si sa non andranno all’Europarlamento. E quindi fa venire meno, ancora una volta, il suo ruolo di servizio pubblico. Oppure le due leader che hanno proposto questo confronto. E sapendo che per loro il valore delle elezioni europee è poco più di un sondaggio”.

Il senso è chiaro: invece di un circo mediatico affidato alle due gladiatrici più in voga era meglio un confronto serio, magari affidato a chi di Europa ne sa, e vuole starci fisicamente per saperne di più. “Al contrario degli altri partiti, tutti i candidati della lista Stati Uniti d’Europa una volta eletti andranno a Strasburgo”.

“A realizzare il programma per cui gli elettori li hanno votati scrivendo il loro nome sulla scheda elettorale. Questa è tutta la differenza tra un autentico progetto europeista e le liste che approcciano le Europee come fossero un concorso a premi con sorpresa”.

Era stato già detto ed è chiave di molte campagne elettorali dei riformisti-centristi, ma andava ribadito. E Magi ha fatto benissimo a ribadirlo prima che la autorità preposte lo cassassero, perché la politica è quel che resta dopo lo struccante.

Onesto e precursore.

MARIO ABBRUZZESE

Mario Abbruzzese

Conosce la politica come pochi. Ed ha un cinismo paragonabile a pochissimi. Sa fiutare l’aria e sintonizzare in brevissimo tempo le sue corde sulle note che gli elettori vogliono sentirsi suonare. Mario Abbruzzese viene dalla scuola democristiana. Che abbandonò appena fiutò che la grande balena bianca stava andando a spiaggiarsi. Proprio il suo fiuto politico gli evitò di imbarcarsi sull’avventura di Angelino Alfano che spaccava Forza Italia creando il Nuovo Centrodestra rinunciando a seguire il suo mentore Alfredo Pallone.

Alcuni anni fa a negargli l’ingresso a Montecitorio fu un crudele gioco del Destino. Nel Pd non tutti furono leali verso un impareggiabile professor Gianrico Ranaldi, intelligentemente schierato dal Partito Socialista. Temendo che facesse una troppo bella figura elettorale alcuni ambienti Dem riversarono i loro voti sulla candidata del M5S. Finendo con lo spostare l’ago della bilancia e facendo scattare incredibilmente l’elezione della candidata grillina Ilaria Fontana al posto di Abbruzzese. Il territorio ha pagato un prezzo pesantissimo: nessuno ha difeso Cassino sui tavoli che potevano tutelarne lo sviluppo.

Ora Mario Abbruzzese è stato chiamato in campo dalla Lega. Non per gratitudine. Non per il curriculum. L’hanno chiamato perché ha i voti e sa come moltiplicarli. Lo ha dimostrato alle scorse Regionali: concentrando 14mila preferenze il suo Pasquale Ciacciarelli. Non bastano per entrare in Europa: ne servono parecchie di più per andare a Strasburgo e Bruxelles.

Mario Abbruzzese sta lavorando su più fronti. Il primo: quello con cui far capire agli elettori che è lui ad avere quasi tutti i numeri per poter rappresentare il territorio in Europa ma loro devono metterci la differenza se vogliono essere rappresentati e non rimanere senza deputato ancora una volta. Il secondo: quello con cui coinvolgere i grandi portatori di preferenze che non sono di destra trasformando la sua corsa in una competizione di territorio e non di politica. L’appoggio di Gianfranco Pizzutelli e del suo 6,5% su Frosinone è solo uno dei tanti che l’ex presidente del Consiglio Regionale ha saputo costruire.

Ce ne sono anche altri che vengono da molto più a sinistra. Alcuni pure da un Pd che non ha schierato candidati né in Ciociaria né sul Pontino. È un elettorato che fa una scommessa al di là della bandiera. È per questo che Abbruzzese in questi giorni sta concentrando ancora di più la sua partita sui territori e meno sulle esternazioni del generale Vannacci. Del quale, anzi, si propone come alternativa.

Eterno democristiano.

FLOP

CLAUDIO FAZZONE

Claudio Fazzone

A la guerre comme à la guerre: in guerra ci si va combattendo, per uccidere, battere l’avversario e vincere; non ci sono altri modi. Le elezioni politiche sono singole battaglie nella guerra per il controllo del potere. E se un guerra (come alle elezioni) ci si va in coalizione è un conto, se si va ciascuno con la propria bandiera è una faccenda dannatamente diversa. Perché in quel caso il nemico è anche colui che su un altro fronte è invece l’alleato. Mettiamola in maniera più chiara.

Alle elezioni Politiche Fratelli d’Italia – Forza Italia – Lega scendono in campo insieme e decidono quale candidato schierare nel collegio: uno porta la bandiera di tutti. Alle elezioni Regionali, si schierano divisi ma tutti sotto la bandiera dello stesso candidato Governatore; devono correre al tempo stesso per farlo vincere e vincere loro stessi sugli avversari interni. Invece alle elezioni Europee ognuno corre per se: e FdI – Lega – FI che sono nemici anche se alleati alle Politiche ed alle Regionali. Ed in guerra ci si va in un modo solo: A la guerre comme à la guerre.

Ne è ferocemente convinto il senatore Claudio Fazzone, coordinatore dei Coordinatori regionali di Forza Italia. Niente sconti agli alleati di altre battaglie. Colpire duro. Soprattutto loro. Perché è lì che sta l’elettorato sul quale fare presa e convincere a spostarsi sotto la bandiera azzurra che fu di Berlusconi. Inutile perdere tempo con Sinistra Italiana o Pd: quello è elettorato che non si sposterebbe. Ma quello di Fratelli d’Italia e Lega diventa ambita preda di guerra elettorale.

Claudio Fazzone (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

La dimostrazione plastica e cinica della Dottrina Fazzone è andata in scena l’altra sera al Mirasole di Gaeta. Nel corso di un evento con cui spingere i candidati di Forza Italia alle Europee. Claudio Fazzone ha usato l’artiglieria pesante puntando la tacca di mira sugli alleati. A partire da Fratelli d’Italia: «prendono in giro i cittadini: quando erano all’opposizione dicevano che se avessero vinto avrebbero tolto la Bolkestein. Ora che guidano il Governo perché non hanno messo mano alla questione per mantenere la promessa che hanno fatto quando erano all’opposizione? È una cosa seria questa?».

Ce n’è pure per la Lega quando dice «qualcuno ha fatto un comizio in un baraccone di questa città. Non conosce il territorio ma lo usa per fare cassa». Chiaro il riferimento al demoleghista Mario Abbruzzese che in città aveva tenuto un evento con l’imprenditore Marco Crocco marito della consigliera di maggioranza Gianna Conte). Ma ce n’è pure per Matteo Salvini che «ogni giorno ne dice una» e «dice fesserie».

Vero che con elezioni così il primo avversario sta ai propri fianchi e non di fronte. Ma una volta chiuse le urne e contati i voti le parole pronunciate al Mirasole come su altre piazze resteranno. Con tutto il loro peso politico. E qualcuno, di fronte alle inevitabili macerie che il voto produrrà, ne addosserà la colpa anche al fuoco amico. Accusando Claudio Fazzone di avere fatto campagna contro il centrodestra e di averlo delegittimato. Il che è un dato incontrovertibile. Con una strategia senza freni e senza controllo.

Verissimo che A la guerre comme à la guerre. Ma altrettanto vero che gli avversari di oggi saranno gli alleati di domani. A condizione di non usare l’artiglieria pesante sui bersagli sbagliati.

Ripassare Von Klausevitz

EMANUELE POZZOLO

(Foto via Imagoeconomica)

“Laggiù nel Montana tra mandrie e cow-boys, c’è sempre qualcuno di troppo tra noi. Black Jack va dicendo che troverà il modo, di farmi sembrare un bel colabrodo. Perciò se a provarci un bel dì lo costringo. Vedremo chi cola, parola di Gringo … Gringoooo. Per i meno attempati, questo era il mitico spot della carne Montana in onda su Carosello fino alla fine degli anni ’70. Quello che mise lo spaghetti western a servizio della pubblicità.

La mistica ed il messaggio, al di là di quello commerciale, erano evidenti: in ogni storia che conti serve un rude pistolero. Oppure uno che, pur avendo passato un guaio per colpa di una pistola e della sua (presunta, sempre presunta) propensione a tirarla fuori, non demorde.

Uno come Emanuele Pozzolo ad esempio, che nella palta di quel guaio c’è ancora ma che pare non demordere dai suoi princìpi alla John Wayne. Le ultime dichiarazioni del parlamentare finito al centro delle polemiche per il caso di ferimento di una persona sono la cifra esatta della incapacità di alcuni di fare retromarcia dai propri mantra. Tra l’altro lui è tornato ad accusare, per lo sparo galeotto di Capodanno, il caposcorta del sottosegretario Delmastro. Pozzolo era stato indagato “grazie” ad un proiettile partito dalla sua pistola.

“Le armi? Resto favorevole”
Orazio Schillaci

Alcune sue affermazioni sono di prammatica, altre sono di tigna ideologica di chi “ancora non ci crede”, diremmo dalle nostre parti. Leggiamone un florilegio: “Per Delmastro nutro profonda amicizia, ricambiata”. E ci mancherebbe, non è che se inguai un viceministro sparando alle chiappe di un parente del suo staff di security poi te lo giochi, il ministro.

Poi il clou; messo a silloge anche dall’Huffington Post. “Le armi? Resto favorevole, hanno funzione di deterrenza”. Non avevamo dubbi, onorevole, proprio non ce li avevamo, su questa cosa. E a chiosa: “Faccio ancora politica, ho appena presentato un’interrogazione su Astrazeneca al ministro Schillaci. Su cosa? Sulla bufala per cui i vaccini sarebbero stati ritirati come ammissione della loro pericolosità e non sulla scorta del fatto che con quelli aggiornati ci sono gigantesche eccedenze.

Pozzolo chiede “controlli specifici in merito all’eventualità che si siano registrati eventi mortali a seguito della somministrazione del farmaco. Così da poter risarcire le persone – o i loro famigliari – cui sia stata riconosciuta la relazione tra somministrazione del farmaco e insorgenza delle reazioni avverse“. Risarcimenti da chiedere “al produttore del farmaco”. Roba che già esiste, in pratica, in punto di Diritto.

Un bel modo per riabilitarsi con certa pancia del paese, un pessimo modo per farlo con la parte senziente, che non ha tessere.

Gringo-siringo.