Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 18 settembre 2026.
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Top e Flop: i fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 18 settembre 2026.
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TOP
ANGELO PIZZUTELLI

Il silenzio, in politica, nasconde di solito il vuoto. Ma quello sfoggiato in queste settimane dal capogruppo Pd di Frosinone Angelo Pizzutelli è di specie diversa. Non parla, non commenta, non concede un’indiscrezione: e intanto ha già pronta e registrata una lista civica di trenta nomi. Chi tace così non è indeciso: è uno che ha capito l’aria e ha deciso di non respirarla. (Leggi qui: Pizzutelli ha la lista, il PD ha solo riunioni saltate).
Attenersi ai fatti, in questi casi, è l’unico modo per non prendere lucciole per lanterne. E i fatti dicono questo: il candidato ha una lista, il Pd che lo ha indicato all’unanimità non ha nemmeno una riunione conclusa su questo tema. L’ultima è saltata perché Rete Democratica di Sara Battisti e Riformisti di Antonio Pompeo hanno minacciato di far saltare il banco perché non sono state invitate alla riunione con il Segretario regionale Daniele Leodori di e con Area Dem di Francesco De Angelis e con Parte da Noi del Segretario cittadino Stefano Pizzutelli.
Le componenti del Pd si placano e subito dopo tornano a protestare. Nel frattempo il socialista Vincenzo Iacovissi è già in campagna elettorale con i manifesti affissi. Pizzutelli, no. E non per pigrizia.
La ragione del silenzio

La ragione è limpida, e va detta senza girarci intorno: non si fida. Non di una corrente, di tutte. Sa di essere l’uomo delle ottocento preferenze, il più votato del centrosinistra da tre tornate, e sa anche che un capitale simile, buttato nella mischia senza copertura politica, si brucia in una stagione. Esporsi ora, tra i distinguo e i sabotaggi sotterranei del suo stesso Partito, sarebbe un suicidio. E Pizzutelli, ingenuo, non è mai stato.
Qui sta il punto che i suoi dirigenti farebbero bene a considerare. La lista non si chiama «Pizzutelli Sindaco», si chiama Civica Frusna Bene Comune e non è affatto detto che finisca sotto le insegne del Pd. Il messaggio, sotto il silenzio, è di una chiarezza brutale: se le condizioni non maturano, l’orchestra la dirige lui, col suo spartito. Non ha alcuna intenzione di fare il pollo allo spiedo, cotto a fuoco lento dalle beghe altrui. Semmai è pronto a rovesciare il tavolo e a muover guerra a chi doveva sostenerlo, portando i suoi voti e i suoi uomini su un fronte popolare che con il Pd non starebbe affatto.
Mentre il Partito gioca a scacchi da solo, e trova pure il modo di perdere, il suo candidato affila le armi in silenzio. Chi arriva tardi paga, diceva Bobbio. Ma chi arriva presto e poi aspetta, a volte, incassa due volte.
La strategia del silenzio.
GERMANO CAPERNA

Bisogna sempre diffidare dei sindaci che confondono un cartellone con una politica. Riempire l’estate di serate è il mestiere più facile che esista: basta un manifesto a giugno e un consuntivo a settembre.Il sindaco di Veroli Germano Caperna ha fatto una cosa diversa e più difficile: ha smesso di pensare all’estate come a una stagione da riempire e ha cominciato a usarla come uno strumento di governo del territorio.
I numeri della programmazione parlano da soli. La tappa del Premio Strega a maggio, la 7^ edizione del Festival della Filosofia (con Pievani, Friedman, Cerasa a discutere di intelligenza artificiale, roba che le grandi città affrontano con imbarazzo), i 25 anni di Ernica Etnica, la 25^ dei Fasti Verolani, l’8^ dello Sport Raccontato, la 12^ di VeroLibri, l’8^ di Bollicine. Una sequenza senza interruzioni da maggio a settembre, cucita con l’assessore Francesca Cerquozzi. Chi si accontenta di poco non arriva a tanto.
Il successo che i miopi non vedono

Ma il merito vero, quello che sfugge a chi guarda solo i manifesti, è un altro e sta sotto la superficie. Perché una città dove qualcosa c’è sempre smette di essere il posto dove si va al fresco d’agosto e diventa un posto dove conviene esserci tutto l’anno. E allora il centro storico si riempie di piccoli appartamenti trasformati in b&b, di case ristrutturate e di pregio, di tavoli che spuntano dove prima c’erano saracinesche abbassate. I coperti si occupano, i menu si moltiplicano.
La Cultura, insomma, ha fatto quello che nessun bando di sviluppo era mai riuscito a fare: rimettere in moto l’economia di una città.
È questo il punto che meriterebbe di essere studiato altrove. La provincia italiana è piena di Comuni che organizzano tutto e non lasciano traccia, e di Comuni che non organizzano niente. Veroli ha imboccato la terza via, la più scomoda: far accadere le cose finché non diventano abitudine e l’abitudine non diventa ricchezza. Il cartellone finisce a settembre. La città viva, quella, resta tutto l’anno.
Re Germano, trasforma l’estate in Economia.
LA POLIZIA MUNICIPALE DI FROSINONE
di GIOVANNI LANZI

Dal 2008 al 2026 sono circa 27 le unità in meno nella pianta organica della Polizia Municipale di Frosinone. Si è passati da 49 vigili urbani, con almeno il 30% in meno di veicoli in circolazione ai 22 attuali. Un salasso.
Indietro tutta, lentamente e appassionatamente. Con la benedizione urbi et orbi di Amministrazioni rigidamente bipartisan: dalla Giunta del sindaco Michele Marini a quella attuale di Riccardo Mastrangeli passando per i due mandati della Giunta di Nicola Ottaviani. Che, si disse, aveva dovuto sostenere anche un risanamento finanziario e quindi di fatto si era visto costretto a bloccare le assunzioni e il ricambio generazionale all’interno della struttura operativa.
A rimetterci però – ben visibile sotto gli occhi di tutti – è senza dubbio la Città, i servizi, i cittadini, anche la stessa ‘macchina’ del Comune capoluogo che da 18 anni perde pezzi nel silenzio assordante di una propaganda secondo la quale ‘va tutto bene Madama la marchesa’. Ma non è così. Perché “si può dare di più” non è dovrebbe ricordarci solo il motivo della canzone di Ruggeri, Morandi e Tozzi del 1987.
Si può dare di più

E allora domanda sorge spontanea: si può dare di più con meno di una doppia dozzina di Vigili Urbani costretti a dividersi, all’interno dell’area di un capoluogo di provincia, tra servizi ambientali, giudiziari, funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza, di polizia stradale, di polizia urbana e rurale? Obiettivamente è una mission impossible. (Leggi qui: “Polizia locale in prima linea sulla sicurezza. Il BRT? Guardate i vantaggi”).
Il loro impegno ed il loro sacrificio è al di sopra di qualsiasi aggettivo. Ma, ironicamente i 22 Vigili Urbani di Frosinone riportano alla mente i famosi carrarmati del de cujus dell’aprile 1945: erano una manciata, rombavano in maniera… sinistra attorno a Piazza Venezia tra le ali di una folla più inebetita che gaudente, ma l’inquilino dell’affaccio sulla Piazza volle far credere che la Campagna d’Africa e di Russia ci avrebbe visto trionfatori. Sappiamo tutti bene come ci ha mandato in malora. Morti, distruzione, una guerra civile per cacciare l’oppressore nazi-fascista, il piano Marshall in aiuto per la ricostruzione.
Ecco, a Frosinone l’iperattivo sindaco Riccardo Mastrangeli, oltre alle cose che funzionano, annunci di riaperture, tagli di nastri, nuove scuole, servizi, aghi in un pagliaio, baci ai pupi e strette di mano alle signore, nel prossimo programma elettorale dovrà inserire una cosa tanto semplice quanto efficace. Un piano Marshall per uno scatto in avanti della Polizia Municipale su tutto il territorio cittadino. Affinché possa essere da supporto al suo Piano per la Mobilità Urbana e rendere quotidianamente efficace il progetto del BRT. Anche a costo di fischiare un po’ di più.
Fischietti in estinzione.
FLOP
DANIELE NATALIA (La maggioranza di)

Una malattia colpisce puntualmente le maggioranze nella seconda metà del loro 2° mandato, quando il sindaco non è più rieleggibile e tutti, all’improvviso, cominciano a guardare oltre la sua fascia. Ha un decorso prevedibile: prima i mugugni, poi le riunioni che si allungano, infine lo scontro aperto. Ad Anagni la febbre è appena salita, e il sintomo è il caso Pro Loco. (Leggi qui: Caso-Pro Loco, l’assessore Marino finisce sulla graticola).
La cronaca è presto detta: un’ora e mezza di riunione a Palazzo d’Iseo, Idea Anagni — il gruppo di Guglielmo Vecchi e Savone — che attacca frontalmente l’assessore al Bilancio e alla Cultura Carlo Marino, accusato di aver trasformato la Pro Loco in un braccio operativo personale, buono a costruirsi un bacino di consenso in vista delle comunali. Il sindaco Daniele Natalia che prova a mediare, e alla fine minaccia il commissariamento dell’ente: o fate i bravi, o vi tolgo il pallone.
La verità sotto l’accusa

Ma sotto l’accusa amministrativa c’è, come sempre, una verità politica più semplice. Marino è estraneo ai Partiti, raccoglie consensi trasversali, arriva dal successo degli eventi estivi: è, in una parola, uno dei possibili candidati sindaco più credibile in circolazione. E in politica non c’è nulla di più scomodo di un potenziale successore che cresce troppo in fretta. L’attacco alla Pro Loco, spogliato dei tecnicismi, è un modo per fermarlo prima che diventi imbattibile.
Qui sta il punto che a chi governa Anagni sembra sfuggire. Una coalizione che ha amministrato per un intero mandato praticamente unita rischia ora di trasformare tutto in una gazzarra incomprensibile ai cittadini, che di quelle beghe di corrente non sanno che farsene. E ogni ora spesa a litigare sulla successione è un’ora sottratta al racconto delle opere, delle realizzazioni, di ciò che è stato fatto.
È il classico autogol della politica di provincia: mettere in prima pagina le risse e in fondo i risultati. Manca ancora troppo al voto.
Troppo presto, ragazzi.
IL PD PROVINCIALE

Esiste una regola aurea che dovrebbe valere in politica come nella vita: chi predica coerenza è tenuto a praticarla per primo, altrimenti la predica diventa barzelletta. Il documento approvato dalla Direzione provinciale del Pd di Frosinone questa regola la ignora con una disinvoltura che merita di essere segnalata. Invoca «scelte chiare e coerenti con la linea del Partito» per le prossime elezioni, e già qui verrebbe da applaudire. Se non fosse per ciò che il documento tace.
Perché in quelle righe non compare una sola parola su Ferentino, Veroli, Sora, Isola del Liri: quattro città tutt’altro che minori, dove il Partito Democratico governa spalla a spalla con il centrodestra. Quattro amministrazioni in cui la tanto invocata coerenza è, a voler essere gentili, difficile da rintracciare.
Chiedere linearità alle prossime urne mentre si tace su quattro alleanze in corso con l’avversario è come predicare l’astinenza a stomaco pieno: si può fare ma nessuno è tenuto a crederci.
A chi è destinato davvero il documento

La verità, spogliata dei fronzoli, è che quel testo non è scritto per gli elettori né per i tesserati. È un contentino confezionato per la segretaria nazionale: un «Elly, siamo con te» travestito da linea politica. Nulla di più. Serve a mostrare allineamento al vertice, non a chiarire cosa il Pd intenda fare a casa propria, dove i nodi veri restano rigorosamente fuori dall’ordine del giorno.
Va detta poi una cosa, per onestà verso quelle amministrazioni. Quelle alleanze col centrodestra non sono nate sottobanco, in qualche stanza chiusa. Sono state costruite alla luce del sole, portate al giudizio dei cittadini, e dai cittadini approvate col voto. Piaccia o no al Pd provinciale, hanno una legittimazione popolare che nessun documento di Direzione può cancellare.
Ed è proprio per questo che, finché non si avrà il coraggio di prendere posizione su quei quattro Comuni, il buon gusto suggerirebbe di non pronunciare nemmeno la parola coerenza. Primo, per manifesta incompatibilità con i fatti. Secondo, per rispetto verso gli elettori, che quelle scelte le hanno viste, votate e premiate. La coerenza, quella vera, comincia dal riconoscere ciò che si ha davanti. Non dal fingere che non esista.
Ordine Compagni.



