Top e Flop, i protagonisti di venerdì 21 novembre 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 21 novembre 2025.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 21 novembre 2025.

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TOP

ROCCA e RIGHINI

Giancarlo Righini e Francesco Rocca

La manovra da 20 miliardi approvata dalla Giunta Rocca segna l’inizio di quella che l’assessore Giancarlo Righini definisce “una nuova stagione”. Parola grossa, certo, ma non del tutto fuori luogo. Perché il Lazio, per anni schiacciato tra debito strutturale e spesa corrente, oggi prova a rialzare la testa con una programmazione più lunga dell’ennesimo giro di giostra amministrativa.

Il Bilancio 2026-2028 e la Legge di Stabilità 2026 puntano a rimettere ordine nei conti e, allo stesso tempo, a liberare risorse per investimenti che non siano solo cerotti. Il dato più vistoso, e forse più politico, è la riduzione del debito regionale: tredici miliardi in meno grazie al taglio delle anticipazioni di liquidità. Non è un colpo di bacchetta magica ma è un segnale, soprattutto in una Regione dove ogni euro liberato vale più di un proclama.

Conti e visione
La sede della Regione Lazio

Accanto alla contabilità c’è però un’idea di futuro. Non sempre chiarissima ma presente. Si investe sulla cultura, sul turismo, sulla sicurezza idrogeologica, sulle infrastrutture e sull’audiovisivo, con un occhio alle aree più fragili. Il Parco tematico dedicato a Pier Paolo Pasolini farà discutere, com’è inevitabile, così come farà discutere il finanziamento del nuovo festival del cinema e dell’audiovisivo. Ma il punto politico sta altrove: mettere soldi su ciò che può generare ritorni, economici e identitari.

L’esecutivo regionale prova così a muovere due leve insieme: rigore e sviluppo. Mossa ambiziosa, perché il Lazio resta un territorio disuguale, lento nei procedimenti e pesante nelle strutture. Righini assicura che questa manovra “consolida e rilancia”. I prossimi mesi diranno se basterà a trasformare il bilancio da documento tecnico a strumento di crescita reale.

Per ora, l’impressione è che la Giunta provi quantomeno a cambiare metodo. E in politica, spesso, è già un segnale da non sottovalutare.

Cambio di passo.

RICCARDO MASTRANGELI

Riccardo Mastrangeli con Antonio Scaccia al taglio del nastro

C’è un paradosso che attraversa la politica cittadina di Frosinone da tre anni. Riccardo Mastrangeli governa come un sindaco assediato. Non dall’opposizione, come ci si aspetterebbe ma dalla sua stessa maggioranza o da ciò che ne resta. Nove consiglieri che gli voltano le spalle non sono un dettaglio: sono un messaggio. Eppure, mentre la geografia politica cambia ogni settimana, la città continua a muoversi.

Lo dimostra l’inaugurazione della nuova palestra della scuola Amedeo Maiuri, un’opera moderna, antisismica, inclusiva, costruita secondo standard che molte amministrazioni più stabili si sognano. Una copertura in legno lamellare, ambienti senza barriere, spazi pensati per l’infanzia, l’adolescenza e la comunità. È uno di quei momenti in cui la cronaca politica e la cronaca amministrativa smettono di correre parallele e si sfiorano.

Perché mentre la politica cittadina vive in equilibrio precario, l’amministrazione viaggia su un binario opposto. Mastrangeli, dato più volte per “politicamente finito” da qualcuno, appare invece sempre più tranquillo. Taglia nastri, inaugura scuole, firma progetti, compare in televisione senza il tono di chi sopravvive: piuttosto quello di chi ha deciso che la strada è tracciata e va percorsa.

La nuova normalità di Frosinone
Marzi e Mastrangeli

Il dettaglio più curioso è che i numeri in Consiglio glieli garantisce Domenico Marzi, il competitor di ieri e l’alleato inatteso di oggi. Un fatto che un tempo avrebbe scatenato titoli di fuoco e invece è diventato una forma di normalità nella palude politica in cui la città si è mossa in questi anni.

La nuova palestra è dunque più di un edificio. È un simbolo. Racconta che, nella guerra di posizione che attraversa il Comune, l’apparato amministrativo continua a produrre risultati. E racconta anche che una città può andare avanti persino quando la politica si guarda in cagnesco.

Mastrangeli sembra aver deciso di rispondere alle tempeste non con proclami ma con inaugurazioni. Se abbia ragione lo dirà il tempo. Ma per ora c’è un dato che supera le polemiche: mentre la maggioranza si divide, le opere si aprono. E questo, nel giudizio dei cittadini, pesa più di mille manovre d’aula.

Eppur inaugura.

FLOP

FRANCESCO LAVALLE

Francesco Lavalle

Non per responsabilità diretta ma per competenza di fascia pro tempore. Del resto, all’epoca dei fatti, nemmeno sapeva dove si trovasse il palazzo municipale dal quale oggi amministra. Ma a Francesco Lavalle hanno notificato un documento giudiziario.

La Corte d’Appello di Roma, sezione Lavoro, ha messo la parola fine a un lungo contenzioso che andava avanti da anni. E lo ha fatto condannando il Comune di San Giorgio a Liri a versare più di 90.000 euro, oltre agli interessi, a una professionista altamente specializzata che per oltre un decennio aveva svolto funzioni di “tecnico interno” per l’ente.

La lavoratrice, attiva sin dai primi anni Novanta fino al 2006, aveva seguito progetti strategici per il Comune, mettendo a disposizione competenze tecniche che – secondo la sentenza – avrebbero meritato un compenso incentivante previsto dalle norme e da una delibera comunale dell’epoca.

Da lì la disputa: la professionista sosteneva di aver diritto al cosiddetto fondo di incentivazione (ex legge 109/94) o, in subordine, al pagamento secondo l’articolo 2033 del Codice Civile. L’ente, di contro, riteneva che non le spettasse nulla perché formalmente esterna all’organico comunale.

Non fa differenza
Roma, il Palazzo di Giustizia di Piazzale Clodio © Imagoeconomica / Carlo Carino

La battaglia legale è passata per il Tribunale di Cassino e poi per la Corte d’Appello, dove la lavoratrice – difesa dall’avvocato Eva Tiseo – ha visto riconosciute integralmente le proprie ragioni. I giudici, nella motivazione, hanno sottolineato che la natura a tempo determinato del rapporto non giustifica un trattamento economico diverso rispetto a un dipendente interno che avesse svolto le medesime prestazioni. In sostanza: stesso lavoro, stesso compenso.

Il Comune, che ora dovrà saldare oltre 90mila euro più gli interessi maturati negli anni, non si arrende. L’amministrazione ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione. Ma per ora la sentenza parla chiaro: il diritto al compenso va riconosciuto. E dopo un iter così lungo, è già una notizia.

Stesso lavoro, stesso compenso.

GIACOMO GARRUTO

Claudio Lotito (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Esordio strano, il suo, esordio che forse i tifosi laziali per un attimo sembravano aver deciso di “farsi mancare”, visto il precedente stigmatizzato del suo predecessore. Tanto strano, quell’esordio, che allo stato dell’arte Giacomo Garruto non è ancora una specie di “osservato speciale” ma è già diventato un mezzo caso, seppur rientrato. Questo in attesa che possa far fare il primo volo ad “Olimpia” (o a chi per essa, dato che di altro rapace si tratta ma potrebbe prendere lo stesso nome della precedente) da molto tempo a questa parte.

Si è capito che Giacomo Garruto altri non è che il neo ingaggiato falconiere della squadra romana, colui che dovrebbe sostituire Juan Bernabé dopo le scelte “aviarie” di quest’ultimo poco attinenti le aquile e molto strombazzate sui social, troppo magari. È il direttore del Parco natura della Selvotta, vicino Formello ed è persona skillatissima per la bisogna, questo sia chiaro.

I voli dell’aquila

Diamo il fischio di inizio con i fatti: Garruto è già stato assoldato ufficialmente dalla SS Lazio e probabilmente la Olimpia-bis (oppure Flaminia) debutterà contro il Lecce. Anche perché da troppo tempo i voli dell’aquila simbolo del team bianco celeste mancavano a conforto solenne dei pregare di quell’undici. Ma che cosa è successo allora?

Che molti tifosi si sono messi a spulciare sui profili social (i social, sempre loro i social) del neo “acquisto”, e pare abbiano trovato roba non proprio gradita. Attenzione: qui entriamo in un vero campo minato, soprattutto in ordine alla vulgata che da decenni accompagna certe frange dei sostenitori della Lazio.

Ebbene, a riprova nettissima che di fole si tratta (o quanto meno di un fenomeno minoritario e circoscritto) proprio un dei due grandi rilievi che i tifosi laziali hanno mosso a Garruto. Lo enuncia la Gazzetta Sportiva: “Sui social sono stati ripescati vecchi post del nuovo falconiere”. E “in alcuni dei quali si esprimeva volgarmente nei confronti della società e in un altro (del 2018) mostrava nostalgia per Mussolini”.

Le critiche alla società

Nello specifico Garruto avrebbe scritto col tono languido di un nostalgico de no’ antri: “Quanto manchi all’Italia Benito mio…”. Attenzione: forse la cosa che ha fatto imbestialire ancor più i supporters della squadra che fu di Giorgione Chinaglia è stato però il post nel quale Garruto non sarebbe stato tenero proprio con la società.

A questo punto il clima appare, se non compromesso, già mezzo avvelenato in esordio, e sarà difficile capire se, pur restando in organico alla Lazio, Garruto saprà conquistarsi le grazie di una tifoseria esigente e fidelizzata come quella biancoceleste. Il neo falconiere ha già fatto sapere che quel che scrisse all’epoca sulla Buonanima “oggi non mi rappresenta più”.

Anche perché su tutta la faccenda grava ancora la delusione per il “caso Bernabé”. Come noto il predecessore di Garruto aveva anch’egli espresso simpatia da Ventennio, facendo il saluto romano dopo un match. In più, aveva pubblicizzato abbondantemente sui social il buon esito di una operazione per una protesi peniena.

Una cosa che magari poteva anche tenersi per sé, ma si sa: ai falconieri piace lanciare ben in vista l’oggetto del loro lavoro…

Nostalgia canaglia.