Top e Flop, i protagonisti di venerdì 3 aprile 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 3 aprile 2026.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 3 aprile 2026.

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TOP

FABIO PANETTA

Fabio Panetta (Foto: Andrea Di Biagio © Imagoeconomica)

Nel mezzo del caos — dazi di Trump, guerra in Medio Oriente, prezzi dell’energia che corrono, mercati che oscillano ad ogni tweet della Casa Bianca — la voce dell’uomo che da bambino giocava a Pescosolido parla con la calma di chi ha capito dove si trova il problema. E, soprattutto, con il tono di chi sa dove si trova la soluzione. Si chiama Fabio Panetta, è il figlio di Paolino storico sindaco democristiano di Pescosolido, governatore della Banca d’Italia. Il suo discorso alla conferenza annuale di Palazzo Koch vale più di mille dichiarazioni dei governi che si affannano a inseguire l’emergenza del giorno.

Il punto di partenza è scomodo ma necessario: la solidità della finanza pubblica non è un vincolo burocratico imposto da Bruxelles. È una questione di sovranità. Un Paese con i conti in disordine non è libero di scegliere: subisce i mercati, subisce i tassi, subisce le crisi esterne senza avere strumenti per attutirle.

L’Italia, dice Panetta, ha mostrato una «ritrovata vitalità economica» nell’ultimo quinquennio. Ma il percorso è «solo all’inizio» e non ammette distrazioni. Tradotto dal linguaggio istituzionale: non è il momento di allentare la disciplina di bilancio per inseguire consensi di breve periodo.

L’unione incompiuta
La sede della Banca Centrale Europea (Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica)

Ma Panetta non si ferma all’Italia. Perché sa bene che la stabilità nazionale, da sola, non basta. Un Paese di sessanta milioni di abitanti, per quanto virtuoso, resta esposto alle onde d’urto di un mondo frammentato se non è inserito in una cornice europea radicalmente più integrata. Ed è qui che il governatore dice cose che nessun politico europeo ha il coraggio di dire con altrettanta chiarezza: l’Unione Bancaria è incompiuta, il mercato dei capitali è frammentato, manca un safe asset europeo, manca una capacità fiscale comune. Senza questi pilastri, ogni volta che il mondo trema, i capitali fuggono verso il dollaro e l’euro paga il conto.

La ricetta di Panetta ha due gambe. La prima è interna: rigore, credibilità fiscale, conti in ordine. La seconda è europea: integrazione vera, strumenti comuni, una politica industriale condivisa capace di ridurre le dipendenze strategiche e costruire campioni continentali. Le due gambe devono camminare insieme. Se una si ferma, l’altra non regge il peso.

C’è qualcosa di paradossale — e di significativo — nel fatto che la voce più lucida sul futuro del paese venga da Via Nazionale e non dai palazzi della politica. Panetta non ha voti da conquistare, non ha coalizioni da tenere insieme, non ha prossime elezioni cui pensare. Ha solo il compito di dire la verità sull’economia. E lo fa con una precisione che, nel panorama attuale, suona quasi rivoluzionaria.

La bussola che manca alla politica

LUCA E FABIOLA

I sociologi e gli psicologi comportamentali studiano il caso da tempo. Si domandano come allontanare i giovani dai social per evitare che poco alla volta diventino degli zombie- La risposta arriva da un chiosco in piazza San Giovanni a Cassino. Luca e Fabiola non vendono solo giornali, hanno rigenerato un pezzo di città riattivando il rito antico dello scambio delle figurine.

Il loro merito non è commerciale, è squisitamente politico nel senso più nobile del termine: hanno creato un punto di aggregazione spontaneo che coinvolge tre generazioni — bambini, genitori e nonni — trasformando il classico “ce l’ho, mi manca” in un’esperienza di negoziazione e gentilezza. In appena due mesi, il loro tam-tam ha travalicato i confini di Cassino arrivando fino a Frosinone, Anagni e San Vittore del Lazio.

I palazzi restano spesso sordi alle richieste dei territori. Ad ascoltare e soprattutto a rispondere, al posto della politica, è, questa coppia di edicolanti: dimostrando che per fare comunità non servono grandi stanziamenti ma visione e cuore.

Hanno trasformato un’edicola in un laboratorio sociale a cielo aperto, ricordandoci che la vera rinascita di un territorio passa per la capacità di far parlare le persone tra loro, fuori dai monitor.

Ci manca. E non è una figurina.

FLOP

FEDERICO CARNEVALE

Federico Carnevale

Nella vita di ogni amministratore pubblico c’è un momento che non torna. È il discorso di insediamento: quella manciata di minuti in cui una città — o una provincia — ti guarda per capire chi sei, cosa vuoi fare e, soprattutto, di cosa ti occupi. È il momento in cui si tracciano i solchi. Quelli che poi, nel bene o nel male, diventano i solchi del mandato. (Leggi qui: Melina e tatticismo: esordio in… difesa per Carnevale).

Federico Carnevale, neo presidente della Provincia di Latina, ieri ha scelto di non tracciarne uno. Meno di cinque minuti di discorso, un elenco di priorità largamente condivisibili — viabilità, edilizia scolastica, ambiente, digitalizzazione — e un’assenza che pesa quanto una pietra: l’acqua. Non una parola sulla gestione del servizio idrico nell’Ato4. Non un cenno ad Acqualatina. Non una sillaba sui 30 milioni di aumento di capitale che la società chiede ai Comuni soci e che i Comuni finora hanno respinto.

Eppure il tema dell’acqua è, da anni, il tema centrale della politica pontina. Non una questione tecnica da rinviare agli uffici: una questione politica di prima grandezza, con ricadute dirette sulle bollette dei cittadini, sui bilanci dei Comuni, sulla qualità del servizio quotidiano. È il tema che Gerardo Stefanelli ha gestito — con durezza e con metodo — costruendo intorno alla Segreteria Tecnica Operativa un argine contro gli aumenti tariffari e le richieste del gestore. È il terreno sul quale il nuovo presidente sarà giudicato, prima ancora che sulla viabilità o sull’Appia Regina Viarum.

Palla lunga e pedalare

Solo incalzato dai giornalisti Carnevale ha accennato a un appuntamento con i vertici di Acqualatina dopo Pasqua. Parole di circostanza, prive di direzione. Le linee di mandato vere arriveranno soltanto dopo il 7 giugno — dopo le elezioni del Consiglio provinciale, dalle quali il centrodestra attende un rafforzamento della propria maggioranza. Una mossa politica comprensibile. Ma che ha un costo: lasciare il territorio senza una bussola proprio sul dossier più delicato.

C’è un vecchio principio della comunicazione politica che dice che il silenzio non è mai neutro. Carnevale ha scelto di non parlare di acqua quando aveva la platea più autorevole davanti. Quella platea ha sentito l’assenza. E l’ha registrata.

L’occasione persa al primo discorso.

LUCA FARDELLI

Luca Fardelli

In politica, le parole possono essere usate per spiegare e coinvolgere. Oppure per mimetizzarsi e nascondersi. Luca Fardelli, fresco eletto in Provincia, ha scelto di utilizzarle per non lasciare tracce. Ospite del sito LeggoCassino di Alberto Simone, il consigliere ha dato vita a uno spettacolo di equilibrismo degno del Cirque du Soleil, riuscendo nell’impresa titanica di parlare per venti minuti senza dire praticamente nulla.

Messo davanti alle domande cruciali — la rottura con il sindaco Salera , le ambizioni per il 2029, o il futuro del PD — Fardelli ha rispolverato il vecchio manuale della Prima Repubblica. Si è auto-definito “troppo democristiano” per finire sulla torre dei cattivi, rispondendo ai colpi diretti di Salera con una melassa di “toni bassi” e “responsabilità verso i giovani”.

Il capolavoro è stato il passaggio sulla sua esclusione dalla maggioranza: non è fuori, ma “prende atto” di un comunicato dei capigruppo che dice che si è auto-escluso. Un nodo logico che nemmeno Aristotele scioglierebbe.

In politica la postura è tutto: e se la tua postura è quella di chi non vuole mai scontentare nessuno, il rischio è di diventare politicamente invisibile proprio mentre cerchi di essere ovunque.

Inafferrabile (ma nel senso che non si capisce dove voglia andare).