Top e Flop, i protagonisti di venerdì 5 settembre 2025

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 5 settembre 2025.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 5 settembre 2025.

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TOP

PIERGIANNI FIORLETTA

Piergianni Fiorletta

L’Italia è il Paese in cui tutti sono appassionati di ‘caccia alle streghe‘. Per poi correre a chiedere di liberarla una volta che è stata presa e messa sul rogo. La politica locale non è meno crudele di quella nazionale e la gente di Ferentino non è diversa dal resto dei cacciatori di streghe che popolano lo Stivale. Anche nel Comune gigliato si gioca con lo stesso riflesso italiano: chiedere la repressione, invocare la legge, pretendere controlli. Poi, quando il controllo arriva davvero, ecco la levata di scudi: “è solo per fare cassa.

Accade adesso con la decisione del sindaco Piergianni Fiorletta di riattivare l’autovelox sulla Casilina. Non un atto burocratico, ma una scelta politica. Perché tutti conoscono quella dinamica di ipocrisia collettiva: se un incidente strappa una vita, il coro è unanime — “ci vogliono autovelox e controlli”. Se invece l’autovelox si installa davvero, allora diventa un sopruso, un bancomat dell’amministrazione.

Fiorletta ha deciso di non cedere al rito della doppiezza. Ha scelto, con le spalle larghe di chi non teme il linciaggio verbale, di mettere Ferentino davanti alle proprie responsabilità: non solo di cittadini, ma soprattutto di automobilisti. In sostanza: se davvero vogliamo più sicurezza, allora dobbiamo accettare che i limiti si rispettano e che chi non li rispetta paga.

L’appello in parte fondato

Le opposizioni accusano: “strumento per fare cassa”. Ma la realtà è che la Prefettura, l’Anas e l’Astral hanno individuato i tratti più pericolosi, i luoghi dove la velocità si paga con il sangue. E su quei chilometri non servono mozioni, servono decisioni.

Vero però quello che evidenzia l’ex sindaco Antonio Pompeo: l’autovelox ha un senso educativo se gli si affiancano campagne con cui educare gli automobilisti. E con cui aggiornarli ai nuovi limiti, i nuovi rischi. Perché c’è più d’una generazione con la Formula 1 di Lauda, Andretti, Villeneuve nella testa mentre oggi è il mondo del limite a 30 all’ora nei centri urbani: perché puoi essere il migliore pilota al mondo ma se una bambina scappa dalle mani della mamma per correre dalle amichette puoi fare pochissimo per evitare la tragedia.

Qui si misura il coraggio politico: non nel seguire l’onda dell’indignazione passeggera, ma nel reggere l’urto dell’impopolarità. Fiorletta ha fatto una scelta che non porta applausi immediati, ma forse salva vite. Ed è questo, alla fine, il compito di un sindaco. Il resto è rumore di fondo: l’ennesima caccia alle streghe di un Paese che ancora non ha deciso se vuole davvero sicurezza o solo il diritto di lamentarsi.

Il coraggio delle scelte.

ENZO SALERA

Le strade raccontano molto più di quello che sembrano. Sono lo specchio di una comunità, della sua disciplina civile, del suo rispetto reciproco. Immaginate una città nella quale i marciapiedi siano occupati dalle auto e paragonatela ad una nella quale ciascuna sta ordinatamente dentro le strisce. Per anni Cassino è stata un caos.

Perché i tagli avevano decimato anche il corpo dei Vigili Urbani, lasciando i controlli solo agli Ausiliari del Traffico: che però possono limitarsi solo a verificare la presenza del tagliandino con il pagamento della sosta. Ora il Bilancio è risanato, il corpo di Polizia Municipale è rimpinguato: ed il sindaco ha deciso di restituire ordine e decoro alle strade della sua città. Perché una città dove i marciapiedi sono occupati dalle auto è una città che abdica al principio basilare della convivenza: lo spazio pubblico è di tutti, non di chi per primo lo occupa.

Multe a raffica

Ora il sindaco Enzo Salera ha deciso di voltare pagina. Il Bilancio è stato risanato, nuovi agenti sono entrati in servizio ed il messaggio è arrivato chiaro: basta tolleranza. Via Di Biasio è stata il teatro del primo atto: decine di multe in poche ore, rimozioni forzate, una stretta che non ha precedenti. Non per punire ma per restituire dignità a uno spazio urbano che appartiene prima di tutto ai cittadini a piedi, agli studenti che vanno all’università, ai malati diretti al San Raffaele.

C’è sempre chi urlerà al sopruso, chi vedrà nelle sanzioni solo un modo per “fare cassa”. È la stessa logica che vuole l’autovelox subito dopo una tragedia e lo maledice appena scattano i verbali. Ma la politica, quando è seria, non segue l’umore del momento: governa con continuità.

Cassino oggi sceglie di riprendersi le sue strade. Non è solo una questione di traffico: è una dichiarazione di civiltà. Le regole non sono un optional e rispettarle non è un favore al sindaco, ma un dovere verso se stessi. Salera ha avuto il coraggio di dirlo a voce alta, con i fatti. Ora tocca ai cittadini dimostrare di voler vivere in una città che somiglia a una comunità ordinata e non a un parcheggio a cielo aperto.

Il coraggio dell’ordine urbano

FLOP

ARTURO CAVALIERE

Arturo Cavaliere

È caduto nella trappola. Anche lui, come tanti suoi colleghi prima. È il paradosso della sanità ciociara, con il quale adesso si è trovato a confrontarsi Arturo Cavaliere, direttore generale della Asl di Frosinone. Manager di esperienza, uomo che sta cercando di innalzare il livello di professionalità dell’Azienda come poche volte si era visto in passato, Cavaliere si trova però a fare i conti con il punto più fragile del sistema: le caviglie fragili di questo colosso chiamato Sanità Pubblica.

Perché se in Sala Operatoria la percezione del cambiamento si vede — nuovi protocolli, più sicurezza, una programmazione migliorata — nei Centri Unici di Prenotazione il quadro è drammaticamente diverso. E il Cup è la sanità quotidiana: quella con cui ogni cittadino deve fare i conti, spesso più volte l’anno. Non la Chirurgia d’urgenza che tocca (fortunatamente) a pochi ma la prenotazione di un’analisi del sangue o di una visita specialistica.

Qui la modernizzazione si ferma davanti a sportelli chiusi o operativi a metà, code interminabili, pazienti costretti a tornare anche due o tre volte per regolarizzare una pratica. È il risultato di un taglio del 30% alle ore di servizio deciso lo scorso anno e di un appalto che rischia di trasformare lavoratori con vent’anni di anzianità in neoassunti con meno diritti. Il tutto mentre sindacati e cittadini segnalano emergenze ormai croniche a Pontecorvo, Ferentino e in molte altre strutture del territorio.

La Sanità percepita
(Foto © DepositPhotos.com)

Cavaliere conosce bene questo paradosso. Ha cercato soluzioni innovative, come le visite notturne fino a mezzanotte con i medici Sumai, ma sa che non bastano. Perché il Cup è lo specchio della fiducia tra cittadini e sanità pubblica: se lì trovi il caos, nessun racconto di eccellenza chirurgica può compensare.

La verità è che la Asl di Frosinone, come l’intero sistema regionale, rischia di vivere una doppia realtà. Da un lato la sanità che prova a correre, dall’altro la sanità che inciampa sulla burocrazia e sui tagli. E Cavaliere si trova stretto in questa contraddizione: la sfida non sarà solo migliorare le sale operatorie, ma restituire dignità a quello sportello dove ogni cittadino misura, ogni giorno, lo stato reale del diritto alla salute.

Paradosso in camice bianco.

ADRIANO PAPPALARDO

Adriano Pappalardo

Ricominciamo, sì. Ma non come nella canzone che ha reso celebre Adriano Pappalardo. Perché il palco di Passoscuro, lo scorso 20 agosto, non ha consegnato all’immaginario collettivo la voce roca di un interprete popolare, bensì la stonatura di una politica fatta a pugni con le parole.

C’è una linea sottile che separa la libertà d’espressione dall’offesa gratuita ed è la stessa linea che Pappalardo ha varcato con la leggerezza di chi pensa che un concerto possa trasformarsi in tribuna politica improvvisata. Il risultato? Fischi dal pubblico, scuse tardive e ora un fascicolo aperto dalla procura di Civitavecchia.

Non è la prima volta. Un anno fa era toccato a Brian Molko dei Placebo, colpito da un rinvio a giudizio per vilipendio. Oggi la scena si ripete con un protagonista diverso ma con lo stesso copione: l’insulto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In mezzo, la solita giustificazione: “sono un cantante, non faccio politica”. Un refrain che non regge. Perché proprio in quel “non fare politica” c’è il paradosso: se davvero fosse così, perché lanciare parole e gesti che nulla hanno a che vedere con la musica?

L’offesa non apre dibattiti
Giorgia Meloni

La democrazia italiana non è fragile al punto da temere la satira o la critica, anche aspra. Ma qui non siamo davanti alla satira. Siamo davanti a un’offesa. E l’offesa non costruisce, non argomenta, non apre dibattiti. Distrugge e basta.

Pappalardo ha chiesto scusa. Bene, ma non basta. Perché c’è un dovere che riguarda chiunque salga su un palco, anche solo per cantare: il dovere della responsabilità. Quel microfono amplifica, quelle luci accendono, e le parole non finiscono mai in dissolvenza. Restano.

La procura farà il suo lavoro. Ma intanto, resta il messaggio più semplice e più duro: la politica non ha bisogno di cori da stadio, né di insulti da palcoscenico. Ha bisogno di critica, certo. E di coraggio civile. Non di un applauso strappato con una volgarità. E allora sì, ricominciamo. Ma con il rispetto che la democrazia esige da chiunque, anche da chi, per mestiere, dovrebbe soltanto cantare.

Ricominciamo? Sì, ma col rispetto delle istituzioni