Top e Flop, i protagonisti di venerdì 8 maggio 2026

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 8 maggio 2026.

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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di venerdì 8 maggio 2026.

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TOP

FUTURA E FORZA ITALIA A FROSINONE

Pasquale Cirillo e Giovambattista Martino

I gruppi consiliari di Forza Italia e FutuRa hanno annunciato che d’ora in poi presenteranno esclusivamente interrogazioni scritte, obbligando l’amministrazione del sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli a rispondere in forma scritta e verificabile. Nel Deserto dei Tartari di Palazzo Munari — nove consiglieri presenti su trentadue al question time, trentacinque minuti di seduta, risposte affidate ai tecnici invece che ai politici — significa cambiare le regole del gioco.

È una mossa che vale la pena analizzare senza pregiudizi politici, perché ha una logica precisa e triplice.

Triplice effetto

Il primo effetto è di denuncia: evidenzia plasticamente il fallimento del question time come strumento di confronto politico. Un’Aula con nove presenti su trentadue eletti non è democrazia consiliare — è una cerimonia. Scegliere di non parteciparvi, sostituendo la presenza con atti scritti, è un modo per dire: «questo formato non funziona, e noi lo certifichiamo con i fatti».

L’Aula semivuota nello scorso Question Time

Il secondo effetto è politico: costringe i politici a rispondere invece dei tecnici. Uno dei mali cronici del question time di Frosinone — documentato nelle cronache di queste settimane — è che le risposte arrivano dai dirigenti comunali, non dagli assessori. Il che trasforma il dibattito da confronto politico a sportello informativo. Un’interrogazione scritta richiede una risposta firmata da chi ha la responsabilità politica dell’atto. Non da chi lo esegue.

Il terzo effetto è il più concreto: crea documentazione. Nero su bianco, verificabile, citabile, archivibile. In una campagna elettorale che si avvicina, avere un archivio di domande rimaste senza risposta — o con risposte insufficienti — vale quanto un programma.

È una tattica d’assedio, non uno scontro frontale. Lenta, metodica, progettata per logorare invece che per abbattere. Nel manuale del Machiavelli consiliare, non è la mossa più spettacolare. Ma è spesso quella che funziona meglio.

Tattica d’assedio.

ALDO MATTIA

Aldo Mattia

In apparenza è stato un momento parlamentari molto tecnico. In realtà è stato politico fino al midollo. La dichiarazione di voto finale sul Decreto Commissari — la conversione in legge del decreto 11 marzo 2026 sulle infrastrutture strategiche — è uno di questi. E il fatto che Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, abbia scelto personalmente Aldo Mattia per rappresentare le posizioni dell’intero partito in aula dice qualcosa di preciso su come FdI valuta il deputato di Frosinone eletto in Basilicata.

Mattia non è un nome che compare spesso nelle cronache parlamentari da prima pagina. È il tipo di lavoro che lui fa — silenzioso, strutturato, costruito sulla conoscenza profonda di un settore specifico — che non genera rumore ma genera risultati. Ex direttore regionale Coldiretti in SiciliaSardegna e Lazio, approdata poi in Basilicata, è l’uomo che sta tessendo il filo tra la principale organizzazione agricola italiana e le politiche del Governo sulla sovranità alimentare. Un filo sottile ma solido, che richiede competenza tecnica e capacità relazionale insieme — esattamente le qualità che un capogruppo cerca quando deve affidare a qualcuno la faccia del Partito su un provvedimento importante.

Il ponte e le concessioni
Il rendering del ponte (Foto Imagoeconomica via Strettodimess)

Il decreto di cui Mattia ha sostenuto la conversione non è cosa da poco: parla di Ponte sullo Stretto, concessioni balneari, rigassificatori, infrastrutture viarie e ferroviarie, PNRR con la nona rata da 12,8 miliardi appena approvata dalla Commissione europea. Materie eterogenee in apparenza — «un fine unico: realizzare e ammodernare le nostre infrastrutture», ha spiegato Mattia in aula — che richiedono una visione d’insieme capace di tenere insieme crescita, lavoro, competitività e interessi territoriali.

Il fatto che Bignami abbia scelto lui per questo compito — e non uno dei deputati romani o dei capigruppo di commissione — è un segnale di fiducia che nel linguaggio parlamentare equivale a un endorsement. In FdI si nota chi lavora, si nota chi produce, si nota chi sa muoversi tra le categorie produttive senza fare rumore. Mattia ha fatto tutto questo in questi mesi al fianco del ministro dell’Agricoltura.

Che questa scelta apra anche una prospettiva sulla ricandidatura è un’ipotesi che la logica suggerisce con forza. Chi viene selezionato per rappresentare il partito sui temi che conosce meglio, raramente viene poi lasciato a casa. Il resto lo decideranno le circoscrizioni e i calendari elettorali. Per ora conta un fatto: Frosinone aveva un deputato in aula ieri. E il Partito lo ha scelto per parlare a nome di tutti.

La scelta vale più della dichiarazione.

FLOP

GIUSEPPE VALDITARA

Giuseppe Valditara

Due bersagli centrati in poche ore: non è da tutti. Ci è riuscito il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: è riuscito a commettere un errore che si può fare e dopo poco è riuscito a rispondere all’errore trasformandolo in qualcosa di molto più grave.

Il fatto è semplice: inaugurando una scuola intitolata a Piersanti Mattarella in provincia di Avellino, il ministro ha attribuito l’assassinio del fratello del Capo dello Stato alle Brigate Rosse. In realtà Piersanti Mattarella fu ucciso da Cosa Nostra. Non è un dettaglio ma è il dato fondamentale della sua storia: è il senso del suo martirio, la ragione per cui una scuola porta il suo nome.

Il ministro dell’Istruzione e del merito — vale la pena ricordare il titolo completo del dicastero — stava celebrando un uomo che aveva affrontato la mafia con coraggio. E nel farlo ha confuso i suoi assassini con un’altra organizzazione criminale. In un discorso sulla legalità, davanti ai giornalisti, il tutto nel giorno in cui era venuto in Campania anche per fare campagna elettorale per la Lega. Fin qui, un errore: imbarazzante ma umano. Un lapsus, come lo ha definito lui stesso. Succede.

Non lascia ma raddoppia
(Foto © DepositPhotos.com)

Quello che non succede — o non dovrebbe succedere a chi ricopre un ruolo istituzionale — è la risposta. Valditara non si è limitato a scusarsi: ha accusato di «sciacallaggio» chi ha segnalato l’errore. Ha ricordato di aver detto le cose giuste «almeno 20 volte» in precedenza ed ha chiuso invitando tutti a occuparsi di cose serie come «il clamoroso fallimento dello sciopero» degli insegnanti.

È la risposta di chi non ha capito che l’errore, in sé, era già passato. Che bastava riconoscerlo con la semplicità dovuta. Invece Valditara ha scelto di trasformare un lapsus in un caso politico.

Il merito, come recita il titolo del ministero, si valuta anche da come si gestiscono gli errori. Questa volta il voto non è sufficiente.

Quando la risposta è peggiore dell’errore