Top e Flop, i protagonisti del giorno: 18 marzo 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

LORETO MARCELLI

Capogruppo del Movimento Cinque Stelle alla Regione Lazio nel momento politico più importante  e delicato. Loreto Marcelli è uno che non si fa notare, che preferisce navigare sottovento. Ma evidentemente all’interno del Movimento si è mosso benissimo in questi tre anni.

Loreto Marcelli

Subentra nel ruolo a Roberta Lombardi, diventata assessora alla Transizione ecologica e alla Trasformazione digitale. Con lei in Giunta c’è anche Valentina Corrado, con la delega al Turismo e agli Enti locali. Ma è la portata politica dell’operazione a fare la differenza. Un accordo tra Pd e Cinque Stelle, voluto fortemente da Nicola Zingaretti, per gettare le basi di una futura coalizione politica che dovrà fronteggiare il centrodestra alle prossime elezioni.

Qualche settimana prima Ilaria Fontana, deputata pentastellata eletta nel collegio uninominale della Camera Cassino, era stata nominata sottosegretario al ministero della Transizione ecologica.

La mappa del potere all’interno dei Cinque Stelle sta cambiando. Si va nella direzione voluta da Beppe Grillo, con Giuseppe Conte alla guida. Uno scatto impresso anche dalla Lombardi. Loreto Marcelli fa parte di questo progetto.

Al posto giusto al momento giusto.

DANIELE NATALIA

Come ha scritto Alessioporcu.it un rimpasto di giunta dettato dalla… pausa caffè. All’ora del caffè mattutino l’azzeramento delle deleghe, all’ora del caffè nella fase del dopo pranzo la redistribuzione. Senza zucchero. Nero bollente, di quelli che danno una scossa di adrenalina. E che fanno capire che al comando c’è solo un uomo. Il Sindaco. (Leggi qui All’ora dei caffè il rimpasto è servito: via al Natalia bis).

DANIELE NATALIA

Al di là dei nuovi assetti e delle calibrature tra partiti e liste civiche, quello che emerge è il messaggio forte lanciato da Natalia. Al Comune di Anagni il sindaco non è soltanto il timoniere, ma il capo. In tutti i sensi. È chiaro anche che dopo il riassetto dei dirigenti e il rimpasto della giunta, a questo punto si apre una nuova fase di questa consiliatura. Tutta spostata su Daniele Natalia.

Il sindaco è anche uno dei tre sub commissari di Forza Italia. Un ruolo che finora ha gestito senza spingere sull’acceleratore. Ma ci stiamo avviando in una fase politica complessa e importante, nel corso della quale coalizioni e partiti sono costretti a convivere a livello nazionale (Governo Draghi) per poi sfidarsi sul piano locale (Regioni e Comuni). Gli equilibri e i bilanciamenti tra queste due fasi determineranno le candidature che contano davvero.

Alla Camera, al Senato, alla Regione. Daniele Natalia è uno di quelli che potrà giocarsi le sue carte.

Squillo da fascia tricolore.

FLOP

 GIORGIA MELONI

La primogenitura sul nome del candidato sindaco di Roma è di Fratelli d’Italia, che però non riesce a sbrogliare la matassa. Oggi è arrivato il secco no di Guido Bertolaso, pressato nei giorni scorsi dal “rilancio” del Capitano della Lega Matteo Salvini e del coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani.

Guido Bertolaso (Foto: Marco Cremonesi / Imagoeconomica)

Il “no grazie” di Bertolaso è stato gelido. Ed è una risposta ai continui dubbi di Fratelli d’Italia sul suo nome. La Meloni lo considera una “primadonna”. Ha scritto l’Huffington Post: “Il “non possumus” dell’ex capo della Protezione Civile arriva poche ore dopo i rilanci di Matteo Salvini e Antonio Tajani che lo indicavano come il nome più forte, l’unico capace di vincere al ballottaggio. Ed è secco quanto freddo: “Non mi candiderò a sindaco di Roma. Sono qui in Lombardia, sto facendo il vaccinatore, mi pare che basti e avanzi. Per il resto abbiamo già dato”. La scena si congela”.

Quell’abbiamo già dato è pesantissimo. Giorgia Meloni sogna come candidato sindaco il presidente della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca, che però ha declinato. E ha quindi ha messo in campo il manager sportivo Andrea Abodi, finora distante dalla politica. Ma sul nome di Abodi c’è il grande gelo di Lega e Forza Italia, che lo considerano poco conosciuto.

In realtà c’è un braccio di ferro politico. A Roma è Fratelli d’Italia a giocarsi di più. Il nome di Guido Bertolaso poteva avere un profilo trasversale. Il punto è che Giorgia Meloni non riesce a sbloccare la situazione per la corsa al Campidoglio.

(In)decisionista.

ROBERTO GUALTIERI

La realtà è che è stato brutalmente stoppato da Enrico Letta nella possibile corsa alla candidatura a sindaco di Roma. Roberto Gualtieri è però un nome troppo importante per essere “bruciato” in questo modo.

I fatti: All’uscita del faccia a faccia con Enrico Letta, l’ex ministro delle finanze ha detto: “Sto riflettendo, in ogni caso darò il mio contributo per Roma”. Vuol dire marcia indietro.

Roberto Gualtieri (Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica)

Per usare le parole dell’Huffington Post: “Ieri lo stop alle macchine dato da Letta ai rumors su Gualtieri pronto a sciogliere la riserva in senso favorevole. Condito da “irritazione” per l’accelerazione e fastidio per il “metodo lunare” frutto delle vecchie dinamiche che hanno già portato i Dem a schiantarsi con le dimissioni di Zingaretti. Oggi, grazie al colloquio tra il neo-segretario e il potenziale candidato, la situazione è ripartita, ma “nulla è ancora deciso”. Appuntamento – vago – ad aprile. Nel frattempo, Letta proseguirà gli incontri in agenda: con Carlo Calenda probabilmente già domani, poi con Giuseppe Conte, con Roberto Speranza”.

La situazione a Roma è assai ingarbugliata. Da una parte Beppe Grillo, fondatore dei Cinque Stelle, che continua a blindare la candidatura della sindaca Virginia Raggi. Dall’altra il leader di Azione Carlo Calenda che va avanti. In mezzo c’è il Pd. Con il neo segretario Enrico Letta che sta mettendo a punto il “cacciavite”. Nicola Zingaretti ha confermato anche in privato che non intende concorrere per il Campidoglio. A dicembre scade il mandato di presidente del Parlamento Europeo di David Sassoli, vero asso nella manica del Pd. Se si fosse votato ad aprile era impossibile pensare di candidarlo, ma ad ottobre il quadro cambia completamente.

Roberto Gualtieri aveva dato la sua disponibilità. Ma con tutti questi “calibri” in campo o i Democrat lo lanciavano oppure prendevano tempo. Hanno preso tempo.

Vaso di coccio tra vasi di ferro.

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