Top e Flop, i protagonisti del giorno: 22 aprile 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

MARIO DRAGHI

Ha mantenuto il punto sul coprifuoco alle ore 22 e non ha voluto nascondere l’irritazione dopo che la Lega si è astenuta sul decreto. Il premier Mario Draghi ha deciso di mettere un punto alle solite “bizze” di Salvini.

Mario Draghi (Foto: Alessandro Di Meo via Imagoeconomica)

Siamo in presenza di un Governo di unità nazionale che ha due priorità: le vaccinazioni e il Recovery Fund. La situazione della pandemia sta migliorando per quanto riguarda i contagi, ma non per i decessi. E come hanno sottolineato tutti gli scienziati degni di questo nome, l’alto numero giornaliero di morti (tra i 300 i 400) imporrebbe maggiori cautele. Le riaperture ci saranno ma graduali.

Il leader della Lega è in difficoltà sia all’esterno (Giorgia Meloni incalza) che all’interno (Giancarlo Giorgetti sta crescendo). E allora punta i piedi.

Mario Draghi è andato avanti. Ha i numeri anche senza la Lega, che, se esce da questa maggioranza, dimostrerà ancora una volta di avere soltanto una vocazione da opposizione. Senza altre prospettive, specialmente in Europa. Mario Draghi lo sa e ha confermato il coprifuoco alle 22.

Segnale… orario. 

VIRGINIA RAGGI

Se nel Movimento Cinque Stelle c’è una pupilla politica di Beppe Grillo, quella è Virginia Raggi, sindaca di Roma. Eppure, pur con i dovuti modi, ha avuto la forza per prendere parzialmente le distanze dall’ormai famoso video del fondatore dei Cinque Stelle.

Virginia raggi (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Ha detto la Raggi: “E’ una storia piena di dolore con vittime giovanissime. Capisco la sofferenza di Beppe ma per una donna deve esserci sempre la possibilità di denunciare”. Il punto più importante è questo, perché se una donna denuncia dopo otto giorni invece che dopo otto ore, non cambia nulla. Se una donna va a fare sport sulla spiaggia dopo un stupro, non è perché non è stata violentata, ma perché magari è sotto choc e prova a ritagliarsi un momento di normalità.

In tutto questo non va persa di vista la presunzione di innocenza che vale per tutti e quindi anche per il figlio di Grillo. Ma non può essere perso di vista il diritto di una donna di denunciare quando vuole. Ce ne sono alcune che non ci riescono per tutta la vita. Per vergogna e per paura di essere esposte alla gogna mediatica in maniera ribaltata. Virginia Raggi ha voluto ricordare tutto questo con le sue parole. E lo ha fatto con determinazione, coraggio e coerenza.

Forte.

FLOP

MATTEO SALVINI

Ha messo in imbarazzo ministri e sottosegretari della Lega, ha palesato ancora una volta limiti sul fronte della capacità di essere leader di una forza di Governo. Matteo Salvini è in perenne campagna elettorale, ha sempre la necessità di seguire il vento del populismo. Non quello dell’impopolarità.

Matteo Salvini. (Foto: Vince Paolo Gerace / Imagoeconomica)

Ma in questo caso c’è anche dell’altro e cioè che comincia a soffrire terribilmente il ruolo di Giancarlo Giorgetti, ministro dello sviluppo economico. Fatto sta che sull’orario del coprifuoco Matteo Salvini è tornato al… Papeete. Quando inspiegabilmente mandò a mare il Governo nel quale spadroneggiava. Perché? Forse per il fatto di non volersi assumere la responsabilità di operazioni economiche dolorose per salvare i conti dello Stato? Chissà.

La Lega si è astenuta sul decreto e questo sul piano politico  è uno strappo forte. E’ tornata ad allinearsi sulle posizioni di Fratelli d’Italia e ha fatto capire a Mario Draghi che potrà contare sul Carroccio fino ad un certo punto.

Da oltre un anno la chiusura delle piazza penalizza Matteo Salvini sul piano politico. Ricordate i selfie e le citofonate? In questo Governo conta ed incide poco, al contrario di Giorgetti. E allora tanto vale cominciare i bombardamenti. Però Mario Draghi non si spaventerà.

Dispettoso.

GIUSEPPE CONTE

Ha perso l’occasione storica di prendersi il Movimento Cinque Stelle davvero. Prendendo definitivamente le distanze da Beppe Grillo e provando ad andare avanti con chi ci sta. D’altronde era stato lui a dire che c’era bisogno di una rifondazione, chiedendo perfino il cambio del simbolo. Stoppato da Grillo.

Non c’è dubbio che il video del fondatore ha messo in imbarazzo i pentastellati, ma quasi tutti sono rimasti in silenzio. A cominciare da Luigi Di Maio. Ed è stato Vito Crimi a spingere per una mezza dichiarazione di Giuseppe Conte per ricordare che in tutta questa storia c’è anche una presunta vittima.

La verità è che i Cinque Stelle non sono il partito adatto per Giuseppe Conte. Non riuscirà mai a portarli dove vuole lui. Aveva l’occasione per fare una conta interna e capire chi lo avrebbe seguito lungo un altro terreno. Non si può riformare il Movimento senza uno strappo netto con il passato. Per andare in Europa occorre archiviare la stagione dei “vaffa” e del giustizialismo spinto, quando però riguarda gli altri. Ma a Giuseppe Conte sono tremati polsi.

(Ex) Premier Tentenna.

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