Top & Flop * Venerdì 4 ottobre 2018

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

BEPPE GRILLO

Il Movimento Cinque Stelle compie 10 anni. Era il 4 ottobre 2009, quando, davanti al teatro Smeraldo, a Milano, si nota una lunga fila di duemila persone: sono i simpatizzanti degli Amici di Beppe Grillo, un movimento nato in rete e cresciuto sull’onda dei Vaffa Day in piazza.

Beppe Grillo

Grillo in quell’anno dà il via alle prime liste a Cinque Stelle per le amministrative, eleggendo 23 consiglieri comunali. Poi chiede di correre alle primarie del Pd: richiesta respinta. Così il 4 ottobre 2019 lancia il Movimento 5 Stelle, fondato con Gianroberto Casaleggio. Dice: «I partiti sono tutti morti». Tre anni dopo l’exploit alle politiche e l’ingresso alla Camera e al Senato con l’obiettivo di aprire il Parlamento come una scatola di tonno. Quindi, il 4 marzo 2018 la vittoria alle politiche e l’ingresso nel Governo. Prima con la Lega e poi con i tanto odiati “compagni” del Partito Democratico. Luigi Di Maio preferirebbe restare con Salvini ma Grillo lo stoppa brutalmente.

Oggi ha festeggiato con questa frase le prime dieci candeline: «Se siamo riusciti ad allearci con il Pd (e loro con noi) possiamo vederla in due modi: necessità di poltrone oppure uno step evolutivo della politica. Le mummie ci chiamano democristiani? Opinione di mummia resta».  Tiranno istrionico.

NICOLA ZINGARETTI

Ha convocato Dario Franceschini, Roberto Gualtieri e Francesco Boccia per fare il punto della situazione all’interno del Pd. A loro ha spiegato, come ha riportato Il Messaggero, che il nuovo governo sta facendo «una corsa a piantare le bandierine, una competition per lo strapuntino da rivendicare a ogni costo: così non va bene».

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Per Zingaretti «si tratta di un pantano: ciò di cui l’Italia non ha bisogno». Poi a La Repubblica ha dichiarato: «Non sono irritato. Sono preoccupato. È un film già visto e questi film finiscono male. Pensiamo insieme all’Italia, alle persone non ognuno al proprio orticello in maniera egoista. Al Paese serve un orizzonte con politiche efficaci e in un momento difficile nascono solo con uno sforzo corale. Non con furbizie e sgambetti, metodi vecchi e usurati che logorano e basta».

Il segretario Dem ha capito che in questo modo si fa a sbattere. E ha iniziato a smarcarsi.  Lungimirante.

FLOP

GIUSEPPE CONTE

Il Quotidiano del Lazio ha descritto così l’episodio: «Fuori programma nella stretta di mano ufficiale tra il premier italiano, Giuseppe Conte, e il segretario di Stato americano, Michael Pompeo. Il tutto documentato da Ansa e CorriereTv. Alice Martinelli, inviata de Le Iene ha fatto irruzione durante l’incontro per consegnare un pezzo di parmigiano all’ospite d’oltreoceano. Conte infuriato la fa cacciare “Così non si difende il made in Italy, mi lasci fare il mio lavoro“. 

Luigi Di Maio e Giuseppe Conte © Imagoeconomica

È bene ricordare che l’ondata di dazi degli Stati uniti colpirà duramente i nostri prodotti. In questo modo l’Italia rischia di vedere raddoppiate le tariffe sull’esportazione delle sue eccellenze, tra cui anche il parmigiano. Dal prossimo 18 ottobre scatteranno, infatti, gli aumenti da 7,5 miliardi di dollari contro l’Unione europea”. Quella di Conte è la solita e perfino banale reazione di chi è in difficoltà e scarica sulla stampa e sui giornalisti, “vil razza dannata”. Una riedizione del “lasciateci lavorare”.

La sensazione è che Giuseppe Conte vada in tilt se c’è un fuori programma.  Nervosismo strisciante e sindrome da logoramento.

GIOVANNI TOTI

Continua a dire che è necessario aggregare tutti i moderati di centrodestra. Ma nei sondaggi Cambiamo non decolla. Ma il punto è politico. Italia Viva di Matteo Renzi ha occupato uno spazio importante al Centro dello schieramento politico, dove è già posizionato Silvio Berlusconi.

Foto: © Aif – Giorgio Di Cerbo

Il senatore Gianluigi Paragone, del Movimento Cinque Stelle, ha detto che inevitabilmente uno dovrà accoltellare politicamente l’altro. Con riferimento e Berlusconi e Renzi. Aggiungendo pure che Matteo Renzi è bravissimo ad accoltellare politicamente gli alleati o gli avversari. Ogni rifermento ad Enrico Letta era puramente voluto.

La realtà è che lo spazio politico per Cambiamo al momento non sembra esserci.

Sicuramente Giovanni Toti sarà ricandidano come presidente della Regione Liguria, ma qui si tratta di dare una prospettiva a tutti coloro che lo hanno seguito. Forse i conti sono stati fatti male. In mezzo al guado.

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