Top & Flop * Giovedì 3 ottobre 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP 

SERGIO MATTARELLA 

«Per la stabilità delle istituzioni nazionali e la positività del rapporto con l’Europa e con il mondo lei è stato un’ancora di salvezza per il mondo imprenditoriale milanese e lombardo»: così il sindaco di Milano Beppe Sala nel suo intervento all’assemblea di Assolombarda rivolgendosi al presidente della Repubblica.

Sergio Mattarella

D’altronde Sergio Mattarella al Teatro alla Scala era stato accolto da un applauso lunghissimo e partecipato. Poi un minuto di silenzio per ricordare la scomparsa di Giorgio Squinzi, industriale che guidò Confindustria, morto martedì a 76 anni all’ospedale San Raffaele. Sergio Mattarella viene percepito come il vero punto di riferimento della politica italiana. Più di chiunque altro. Il Capo dello Stato proviene dalla sinistra di base democristiana, ha uno stile felpato e sobrio che mette ancora di più in evidenza la competenza.

La gestione della crisi politica lo ha proiettato in una dimensione anche popolare. Standing ovation.

CARLO BONOMI

Il peso di Assolombarda all’interno del sistema di Confindustria è stratosferico e Carlo Bonomi lo sa perfettamente. Il premier Giuseppe Conte aveva cercato la solita captatio benevolentiae facendo la lista delle buone intenzioni.

Carlo Bonomi © Imagoeconomica

E aggiungendo che il Governo ha voluto sterilizzare l’Iva, altrimenti ci sarebbe stato un aumento di 542 euro a famiglia. Carlo Bonomi lo ha gelato affermando «che non servono pochi miliardi di abbattimento del cuneo, ne servono almeno 13 o 14, non certo i 2 miliardi e qualcosa di cui leggiamo». Poi l’ulteriore stoccata al premier «di cui viene apprezzato l’operato attuale e le sue relazioni internazionali nel frattempo costruite, ma senza dimenticare i 14 mesi precedenti».

Carlo Bonomi ha voluto far sentire tutto il peso di Assolombarda. Spietato.

FLOP 

CARLO CALENDA

I lavoratori di Embraco (ora Ventures Production) si erano riuniti per manifestare davanti alla sede del Mise per chiedere chiarezza sulla situazione. L’ex ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda, ora europarlamentare e leader di Siamo Europei, era tra loro.

Carlo Calenda © Imagoeconomica

Ha detto: “La strada è sbagliata. Era stato istituito un fondo proprio per trovare un investitore in caso di emergenza, mettendoci un contratto di sviluppo. Io da un anno continuo a dire che il fondo deve intervenire. Poi, va fatto reinserire il fondo anti delocalizzazioni e Invitalia deve rilevare l’azienda. Il resto è tempo sprecato”.

Poi però, come sempre succede quando ci sono situazioni così tese, qualche lavoratore ha contestato Calenda. Qualcuno ha detto: “È colpa tua se siamo qui, hai 409 lavoratori sulla coscienza”. Calenda ha replicato: “Senza di me eravate tutti licenziati”.

Se anche fosse vero, perché dirlo in modo così brutale al cospetto di persone disperate? La politica è un’altra cosa.

LORENZO FIORAMONTI

Ormai è un “crescendo alla rovescia”: prima la tassa sulle merendine, poi il crocifisso nelle scuole, qundi le offese a politici e polizia scritte qualche anno fa su Facebook e ripescate dal Giornale, diretto da Alessandro Sallusti.

Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti è finito al centro dell’ennesima bufera. Si è scusato così: “Sono opinioni scritte di getto, di cui non vado fiero”.

Il ministro Fioramonti

Infine, l’altra polemica rimbalzata dalle chat di alcuni genitori, per la scelta di iscrivere il figlio alla scuola inglese e di non fargli fare l’esame di italiano. Fioramonti ha reagito: “Oggi non si attacca il mio lavoro. Sono turbato da padre e da cittadino. Formulerò un esposto al garante della privacy”.

Nei rapporti con alleati, avversari e mass media sembra aver preso il posto dell’ex ministro dei trasporti Danilo Toninelli. Nell’occhio del ciclone.

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