Top e Flop, i protagonisti del giorno: 11 febbraio 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

NICOLA ZINGARETTI

Chi pensa (e spera) di poterlo disarcionare dalla guida del Partito Democratico nella migliore delle ipotesi sbaglia, nella peggiore si illude. Nicola Zingaretti conosce alla perfezione l’anima del Pd. Sa meglio di chiunque altro che i Democrat sono oggi il Partito della conservazione e del sistema. Nel senso migliore delle parole.

Nicola Zingaretti (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Il Partito Democratico viene percepito dall’Unione Europea e da tutti gli organismi internazionali come la garanzia di qualunque tipo di Governo. Il filosofo Massimo Cacciari, intervistato da Sky Tg24, ha detto che all’interno del Pd e nella base non succederà nulla per il sostegno al Governo di Mario Draghi. Aggiungendo che il problema è tutto dei Cinque Stelle. Proprio perché ha spiegato che ormai da anni il maggior Partito della sinistra italiana antepone il senso della responsabilità alla ricerca del facile consenso. Meglio uno zoccolo duro del 20% piuttosto che una vetta effimera del 40%, per poi scendere vertiginosamente.

È questo il motivo per il quale Nicola Zingaretti può passare dal sostegno a Giuseppe Conte alla maggioranza condivisa con la Lega e con Forza Italia. Può anche perdere il primo tempo dell’eterna partita con Matteo Renzi, ma alla fine sono i Dem a rimanere l’architrave del Governo e della maggioranza. E in tempi di pandemia questo è il risultato più importante che si può raggiungere.

Gran nocchiero.

BERLUSCONI-SALVINI

Un incontro che le agenzie di stampa hanno definito lungo e cordiale. Ma Silvio Berlusconi e Matteo Salvini in realtà sono andati ben oltre. Il vertice è avvenuto a Villa Grande, la nuova residenza romana del fondatore di Forza Italia. Si tratta della splendida villa sull’Appia Antica che fu di Zeffirelli. Non c’era Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini

Il Cavaliere e il Capitano hanno capito che all’ombra del sostegno al Governo Draghi può nascere un nuovo centrodestra: europeo, atlantista, moderato, cattolico, attento alle problematiche dell’economia, pronto a fare le riforme. Si tratta dello sdoganamento necessario per governare se davvero alle prossime elezioni dovesse arrivare un successo elettorale.

Inoltre le partite che possono fare la differenza sono due. Il piano vaccinale innanzitutto. Draghi ha intenzione di accelerare davvero e se Lega e Forza Italia riescono a distinguersi su questo versante, allora faranno ulteriormente breccia nell’opinione pubblica. Poi c’è l’aspetto economico: il Recovery Fund. Qualcosa come 209 miliardi di euro da spendere bene, con grande attenzione allo sviluppo, alla formazione, al digitale, all’ambiente, al lavoro.

Forza Italia ha diversi progetti, la Lega guarda alle categorie produttive del Nord Est del Paese. Ed entrambi i Partiti hanno un dialogo privilegiato con Confindustria. Poi c’è l’aspetto elettorale. A gennaio si vota per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Potrebbe essere Mario Draghi. E l’intesa che si profila è quella di elezioni politiche tra un anno.

Insomma, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini stanno ipotecando il futuro politico. Ultima cosa: Berlusconi si è messo in testa di portare la Lega nel Ppe.

Attenti a quei due.

FLOP

DI MAIO-DI BATTISTA

Alla fine è andata come ha deciso Beppe Grillo. Si vota sulla piattaforma Rousseau per decidere se sostenere o meno il Governo di Mario Draghi.

Ma intanto prima che si aprissero le urne virtuali, il fondatore ha telefonato a Mario Draghi e contemporaneamente le agenzie di stampa hanno fatto rimbalzare le parole dei rappresentanti di Wwf Italia e Greenpeace che, al termine dell’incontro con il presidente incaricato Mario Draghi, hanno detto che sarà istituito un ministero della transizione ecologica.

Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Quello che aveva chiesto Grillo, che in questo modo ha voluto lanciare un messaggio semplice e potente: si fa quello che dico io. I Cinque Stelle potranno anche spaccarsi, potrebbe perfino succedere che il voto sulla piattaforma Rousseau dia esiti non proprio graditi al capo. Magari nelle proporzioni. Ma tutto questo alla fine rafforzerà il convincimento che decide Grillo. E Grillo è per il sostegno all’esecutivo a guida dell’ex presidente della Bce.

Si tratta del fallimento politico di quelli che per anni erano stato definiti i “gemelli diversi”. Vale a dire Luigi Di Maio, l’ultragovernativo, e Alessandro Di Battista, il Che Guevara di Roma nord. Entrambi hanno fallito perché non sono riusciti ad affermarsi davvero all’interno del Movimento, a creare una classe dirigente che potesse perfino andare “contro” i diktat di Beppe Grillo.

Luigi Di Maio resterà al Governo, molto probabilmente  alla Farnesina. E magari si ritroverà con Matteo Salvini. Alessandro Di Battista continuerà a minacciare la scissione. Potrebbe perfino trovare il coraggio di consumarla davvero una scissione. Ma nel Movimento resteranno di passaggio.

Uno vale zero, conta solo Beppe Grillo.

MATTEO RENZI

Che nelle strategie parlamentari sia il numero uno lo sanno tutti. Ma che se lo dica da solo fa capire il perché Matteo Renzi sul piano politico non aggreghi mai. In un articolo sul New York Times ha scritto: “Questa è stata la mia strategia. Ho fatto tutto da solo, con il 3 per cento!. È stato tutto un gioco di tattiche parlamentari. E diciamo che lavorare per cinque anni nel palazzo dove lavorò Machiavelli ha aiutato un po’. È stato un capolavoro della politica italiana”.

Matteo Renzi (Foto: Alessandro Serranò, via Imagoeconomica)

E ancora: “È stata l’operazione più complessa di tutta la mia carriera politica”. Anche sui suoi canali social il leader di Italia Viva ha rimarcato il proprio successo.

In un tweet ha pubblicato la foto di un “biglietto anonimo” trovato nel suo ufficio al Senato. Nel biglietto si legge: “Quando fai qualcosa, sappi che avrai contro quelli che volevano fare la stessa cosa, quelli che volevano fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare niente. Confucio. Non so se è di Confucio, ma in ogni caso mi piace”.

Ora, Matteo Renzi ha dimostrato straordinarie capacità di demolitore. Ha affondato Enrico Letta, Matteo Salvini, Giuseppe Conte. Ma in politica c’è anche la parte della costruzione. E qui il discorso è completamente diverso. Il narcisismo sfrenato, inoltre, non serve. Anzi, è dannoso.

Chi si loda si sbroda. Significa che chi si pavoneggia fa poi brutte figure.

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