Top e Flop, i protagonisti del giorno: 26 febbraio 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

IGNAZIO PORTELLI

Dopo la zona rossa a Torrice sta valutando i dati scientifici per capire se ci sono le condizioni per adottare analogo provvedimento per Monte San Giovanni Campano. Il Prefetto Ignazio Portelli sta seguendo la situazione legata alla pandemia con attenzione e grande senso dell’equilibrio. Riuscendo soprattutto a mantenere costantemente un profilo non allarmistico.

Ignazio Portelli, prefetto di Frosinone. (Foto: Stefano Strani)

Non è semplice in Ciociaria in questo momento, considerando le modalità e le cause che hanno portato alla decisione di chiudere il paese per due settimane. Allo stesso tempo il Prefetto fa capire chiaramente che non possono esserci più scuse dopo un anno di emergenza. Non è possibile continuare ad ignorare le più elementari norme di cautela e di buon senso. Arrivando a “festeggiare” beatamente come se nulla fosse per motivi davvero assurdi.

Ignazio Portelli sa contemperare la necessià della “cazziata” a quella della “carezza” quando serve. Una gestione istituzionale, ma dal volto umano.

Equilibrato.

LUCA FANTINI

Mercoledì sera, nel corso della riunione in videoconferenza della direzione provinciale del Partito, Luca Fantini ha sviluppato un ragionamento finalizzato a far capire che esiste un filo comune che lega il profilo nazionale del partito a quello locale. La centralità politica, che i Democrat hanno riacquistato grazie alla guida di Nicola Zingaretti.

Luca Fantini

Nel 2019 il partito era agonizzante e sfibrato dalla gestione renziana. Poi è tornato al Governo, ha cominciato a rivincere elezioni Regionali e Comunali. In provincia di Frosinone stesso discorso, perché in questi anni il Pd ha comunque confermato la leadership a livello locale, sia nei Comuni che negli enti intermedi.

Fantini ha capito perfettamente che nessuno potrà mai ridimensionare davvero il peso delle correnti. L’obiettivo vero è quello di tenere il Partito nello stesso solco nonostante le inevitabili divisioni interne. Ed è proprio questo che ha fatto emergere dalla relazione. Ascoltata anche dal segretario regionale Bruno Astorre.

Pragmatico.

FLOP

SALVINI-ZINGARETTI

Il Governo di Mario Draghi ha cominciato a muovere i suoi primi passi e i leader di Lega e Partito Democratico hanno già trovato lo schema giusto. Su ogni argomento l’uno dice il contrario dell’altro, facendo attenzione ad inondare agenzie di stampa, giornali, televisioni, blog e siti internet di comunicati a raffica.

Matteo Salvini e Nicola Zingaretti (Foto: Benvegnu’ e Guaitoli / Imagoeconomica)

L’importante è che le tensioni non si consumino nel Governo, dove peraltro Mario Draghi non le permetterebbe. Sulla possibilità di chiusure per Pasqua, nelle ore scorse il segretario nazionale della Lega, il Capitano Matteo Salvini, ha detto che sarebbero irrispettose. Il leader del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha subito replicato che in questo modo Salvini manda il Paese fuori strada.

Era successa una cosa simile due giorni fa. Delle due l’una. O davvero sono in disaccordo su tutto oppure fanno finta di esserlo per coltivare ognuno il proprio orticello elettorale e politico. In ogni caso il risultato non cambia, perché alla fine, a forza di tirarla, la corda si spezza. Ma non sarebbe meno banale e forse perfino maggiormente apprezzato dagli elettori provare a trovare accordi tramite l’arte nobile del compromesso? In questo modo danno la sensazione di recitare un ruolo.

Gioco delle parti.

ROBERTO FICO

Beppe Grillo ha deciso: vuole Giuseppe Conte alla guida del Movimento Cinque Stelle e, sotto di lui, il direttorio. Silenzio assordante e perfino imbarazzante da parte di tutti i leader storici (si fa per dire) dei Cinque Stelle.

Roberto Fico

Non fiata Luigi Di Maio, non fiata Paola Taverna, non fiata Roberta Lombardi, non fiata Vito Crimi. Ma soprattutto non fiata Roberto Fico, presidente della Camera e per ben due volte in questa legislatura investito di un mandato esplorativo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Senza mai riuscire a risolvere la situazione.

È proprio la posizione di Roberto Fico la più incomprensibile. Giuseppe Conte con il Movimento Cinque Stelle non c’entra nulla. È il segno del cambiamento totale dei Cinque Stelle. Ha ragione Alessandro Di Battista a dire che l’anima originaria non c’è più. In tutti questi anni l’unico a non aver mai preso una posizione netta è stato proprio il presidente della Camera Roberto Fico.

Eppure poteva permettersela per il ruolo istituzionale. Lui non dirà mai niente in contrasto con Beppe Grillo.

L’importante è non farsi notare.

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