Top e Flop, i protagonisti del giorno: 27 gennaio 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

PAOLO GENTILONI

Alla fine potrebbe spuntare lui come presidente del Consiglio incaricato. Sì, proprio Paolo Gentiloni, Commissario europeo all’Economia. Nelle ore scorse ha detto che il Pd sta reggendo la baracca, legittimando quindi pienamente l’operato del segretario Nicola Zingaretti e dell’intera classe dirigente.

Paolo Gentiloni

Ha spiegato che il Recovery Plan è l’occasione della vita per l’Italia. Proprio mentre il capo dei senatori Dem Andrea Marcucci diceva che quella di Giuseppe Conte non è l’unica opzione possibile per la formazione di un nuovo Governo.

Paolo Gentiloni ha il profilo migliore di tutti se davvero si vuole rassicurare l’Europa. Certamente bisognerà convincere il Movimento Cinque Stelle, che però non ha molte opzioni davanti. Il ritorno alle urne significherebbe mandare a casa la metà degli attuali parlamentari, lasciando moltissime postazioni di Governo. Gentiloni non si sbilancia, ma nella prima giornata di crisi formale è il suo nome ad essere riemerso.

Paolo il freddo.

SERGIO MATTARELLA

Per la prima volta il calendario delle consultazioni non è stato diramato pochi minuti dopo le dimissioni del Presidente del Consiglio. Ma non è stato un atto di debolezza del Quirinale. Bensì di forza.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Sergio Mattarella ha definito gli incontri con uno scadenzario preciso, ponendo la lancetta fino a venerdì sera. Vuol dire che è quello il termine ultimo per Giuseppe Conte per provare a mettere insieme una maggioranza vera, con i numeri ampi e credibili. Altrimenti non avrà l’incarico e si aprirà un’altra partita.

Mattarella è preoccupato perché sa che non ci sono molti spazi e il semestre bianco si sta avvicinando. Il Paese ha perso tanto tempo e l’emergenza sanitaria, unita a quella economica, spaventa. Il Presidente della Repubblica sta dando alle forze di maggioranza e di opposizione dei tempi molto stretti. Non esclude neppure il voto, perché andare avanti in questo modo non serve a nulla. Ma farà di tutto per evitare la prova delle urne.

Baluardo della Repubblica.

FLOP

ALFONSO BONAFEDE

 Tutti sanno che Giuseppe Conte si è dimesso per evitare la Caporetto in aula. Perché la relazione del ministro Alfonso Bonafede sulla riforma della giustizia sarebbe stata respinta con perdite. Eppure il Movimento Cinque Stelle nulla ha fatto per provare ad evitare le forche caudine al proprio Presidente del Consiglio.

Alfonso Bonafede (Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

Alfonso Bonafede è uno dei fedelissimi di Luigi Di Maio e sapeva benissimo che la riforma della Giustizia non ha i numeri neppure all’interno dell’ex maggioranza. Matteo Renzi è contrario, buona parte del Partito Democratico anche.

Bonafede non ha concesso nulla e alla fine rappresenta più di tutti la sconfitta politica dei Cinque Stelle. Il Movimento non media, non si confronta con gli alleati, cerca soltanto di imporre i propri progetti. Ma non ha i numeri e neppure le alleanze. Le dimissioni del premier sono state inevitabili. Alfonso Bonafede poteva magari pensare di farlo lui un passo indietro.

Causa del naufragio.

SALVINI-MELONI

Continuano a chiedere soltanto le elezioni anticipate. Ma se poi alle elezioni anticipate non si va? Matteo Salvini e Giorgia Meloni, leader della Lega e di Fratelli d’Italia, non hanno altre proposte oltre a quella del ritorno alle urne.

Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. (Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica)

Per il momento sono riusciti a tenere Silvio Berlusconi e Forza Italia nel perimetro del centrodestra. Ma il cammino è ancora lungo. Inoltre il momento dell’Italia è tale che i cittadini non hanno voglia di distinguere tra torti e ragioni politiche.

Magari un Governo di unità nazionale potrebbe dare al centrodestra una dimensione diversa. E nello stesso tempo toglierebbe la golden share dell’esecutivo a Cinque Stelle, Pd e Italia Viva. (Leggi anche Zingaretti, Renzi, Di Maio, Conte: la posta in palio dei big).

Poca prospettiva.

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