Top e Flop, i protagonisti del giorno: 2 marzo 2021

Top e Flop. I protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende nelle prossime ore

TOP

GIOVANNI ACAMPORA

Cristina Scappaticci (Coldiretti), Paolo Marini (Unindustria) e Luciano Cianfrocca (Federlazio)  sono stati nominati vicepresidenti della Camera di Commercio Frosinone-Latina per i prossimi cinque anni. Due della provincia di Frosinone (Scappaticci e Cianfrocca), uno di Latina (Marini).

Giovanni Acampora (Foto: Valerio Portelli / Imagoeconomica)

Giovanni Acampora, presidente dell’ente camerale del Basso Lazio, ha anche “recuperato” alla causa Unindustria. Dimostrando inoltre di saper usare il manuale Cencelli 4.0 meglio di Mario Draghi.

L’elezione è avvenuta ieri, in occasione della riunione della Giunta camerale, nel corso della quale è stato, inoltre, attribuito il ruolo di vicepresidente vicario a Cristina Scappaticci. Messaggio chiaro perfino in quota rosa.

Ma il fatto è che quando in un ruolo vengono scelte più persone, si tende obiettivamente a depotenziarlo. Un solo vicepresidente avrebbe avuto ben altro peso e un profilo operativo. In questo modo si dimostra di dare maggiore importanza alla forma e non alla sostanza. Quello che voleva Giovanni Acampora, cultore sacro del “divide et impera”.

Ha detto Acampora: “Con questo passaggio si completa la formazione della squadra di governo alla guida dell’Ente cogliendo la possibilità prevista dalla normativa di nominare più vicepresidenti.  L’elezione dei vice presidenti è avvenuta all’unanimità a dimostrazione dello spirito di unità che anima fin dai primi passi il nostro gruppo di lavoro.”

Delega all’Azienda speciale a Luigi Niccolini. Meglio di così per Giovanni Acampora non poteva andare: tre vice (cioè nessuno) e tutti allineati e coperti.

Solo al comando.

GUIDO D’AMICO

Doveva essere lui il vicepresidente unico della Camera di Commercio. L’accordo era questo. Ma poi sono subentrate altre necessità sul piano del “bilancino”, che in enti del genere conta moltissimo. E la necessità di “recuperare” Unindustria ha complicato tutto. Alla fine però per Guido D’Amico, capace di recuperare a sua volta la situazione a suo favore, è andata meglio così.

GUIDO D’AMICO. (FOTO: PAOLO CERRONI / IMAGOECONOMICA)

Molto meglio sul piano operativo. Essere uno dei tre avrebbe significato contare zero. Si è invece concentrato sulle deleghe. Ha ottenuto il turismo termale, l’economia green e circolare, i rapporti con l’Azienda speciale.

Se turismo termale e rapporti con l’Azienda speciale sono importanti, la delega all’economia green e circolare mette D’Amico a capo tavola nei progetti di sviluppo dell’intero Basso Lazio per i prossimi decenni. E quella delega va ad innestarsi nella Transizione ecologica fortemente centrale nel governo di Mario Draghi. Il che vuol dire che Guido D’Amico, che è presidente nazionale di Confimprese Italia, avrà la possibilità di sedere su tutti tavoli. Ma soprattutto di decidere, di incidere, di partecipare al futuro sviluppo del Paese per il post pandemia.

Ha trasformato una difficoltà in una straordinaria opportunità. Inoltre, è l’unico ad avere ottenuto una menzione speciale da Acampora. Il quale ha detto: “Sono particolarmente riconoscente nei confronti del Presidente Guido D’Amico per l’abnegazione e il senso responsabilità con cui mi è stato vicino proprio nell’avvio della gestione partecipata ed inclusiva dell’Ente; egli sicuramente metterà a disposizione dell’Ente la sua grande esperienza”. Meglio di così non poteva andare per D’Amico.

Democristiano 4.0.

FLOP

DOMENICO ARCURI

Il supercommissario dell’emergenza Covid Domenico Arcuri fa le valigie. Al suo posto il premier Mario Draghi ha nominato il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo. Pochi giorni dopo aver sostituito, al vertice della Protezione Civile, Angelo Borrelli con Fabrizio Curcio.

Domenico Arcuri (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Chiara la volontà di Draghi di puntare sull’organizzazione della campagna di vaccinazione, il più clamoroso fallimento del Governo Conte bis. Draghi è interessato all’organizzazione di quella che sarà la più grande operazione di questo Paese dal dopoguerra ad oggi. Soltanto così si potrà pensare di fermare il Covid.

Domenico Arcuri è arrivato al capolinea dopo il cambio di maggioranza. Da un anno è stato costantemente nel mirino del centrodestra e dei renziani. D’altronde in quella posizione lo aveva voluto Giuseppe Conte. E si sa che, una volta caduto il capo, è difficile restare. Non impossibile. (Leggi qui I SottosegretaTi ed il segreto del Mago Oronzo).

Però Mario Draghi ha anche voluto dare un messaggio sul piano dell’assetto del nuovo Governo. E di come intende procedere. Di quel progetto Domenico Arcuri non faceva più parte. Silurato.

LOTTI-GUERINI-ORFINI

Quando Nicola Zingaretti ieri ha detto che il prossimo congresso si farà nel 2023, con le primarie, sono rimasti di sale. Loro, tre big della cosiddetta minoranza interna, ci speravano. Ma Zingaretti, per non lasciare dubbi e speranze, ha pure fatto capire di avere una maggioranza blindata nel Partito.

Luca Lotti

Luca Lotti e Lorenzo Guerini sono i leader di Base Riformista, gli ex renziani rimasti nel Partito Democratico. Ma negli ultimi giorni tra i fedelissimi di Zingaretti serpeggia la convinzione che in realtà il richiamo della foresta verso Renzi ci sia ancora. Troppe le critiche, troppe le richieste di congresso anticipato.

In un momento decisivo per le sorti del Paese ma anche del Partito. Luca Lotti e Lorenzo Guerini hanno protestato, dicendo che nel 2023 ci sarà una nuova era politica. Matteo Orfini fa parte di un’altra componente, ma pure lui ha reagito male all’annuncio del segretario nazionale.

Nicola Zingaretti  non li ha voluti neppure sentire.

Asfaltati.

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