Elezioni, vince l’usato ma non garantito

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

[dfads params=’groups=105&limit=1&orderby=random&return_javascript=1′]

 

L’elettore non si è fidato. Ha votato i sindaci uscenti: niente rinnovamento, nemmeno dove era la terza volta che i sindaci chiedevano di restare. Tutti confermati e nessuno che abbia spalancato le porte alla rivoluzione a Cinque Stelle. Meglio l’usato anche se poco garantito.

E’ così che sono maturate le vittorie nei Comuni della Provincia di Frosinone chiamati al voto domenica.

Ad Acquafondata ha vinto Antonio Di Meo, per lui è il terzo mandato di fila ma in pratica governa il piccolo paese montano di 282 abitanti dal 1985 o su di lì: sotto di lui sono passate generazioni di democristiani d’ogni chiesa, la prima e la seconda Repubblica; lui è sempre lì, in municipio, a tessere le sorti della capitale europea della zampogna. Ad Alvito non ha avuto problemi ad ottenere il terzo mandato nemmeno il geometra Duilio Martini: 15 anni in amministrazione, dieci da sindaco, altri cinque davanti a sé. Stessa situazione a Casalattico per il dottor Giuseppe Benedetti: terzo mandato di fila e se Renzi concedesse anche il quarto ed il quinto lui ci farebbe un pensierino.

Bis a fari spenti per Renato Rotondo a Castelnuovo Parano. Mentre a Castrocielo inizia a fare i conti il latinista professor Filippo Materiale che è stato confermato ancora una volta alla guida del suo Comune: che conti sta facendo? Se riesce ad aggredire il record di gente come Francesco Belli oppure Oreste Cicalè il primo si narra che fosse sindaco già dai tempi degli Americani e della Liberazione e lo è rimasto fino alla morte avvenuta nel 2004, il secondo è stato sindaco di Collepardo dal 1954 al 1997; Materiale è sindaco solo dal 1985 (nei dieci anni in cui non poteva, a causa dei limiti imposti dalla norma che consente solo due mandati di fila, ha fatto il presidente del Consiglio Comunale mentre la fascia tricolore la indossava la figlia).

Liscia come l’olio per Massimo Lombardi confermato sindaco a Castro dei Volsci. Stessa cosa per Mauro Bussiglieri a Collepardo.

Per individuare un volto nuovo bisogna arrivare ad Esperia: ma solo perché il sindaco Peppino Moretti è arrivato al limite del secondo mandato; al suo posto sale il commercialista Giuseppe Villani: vice sindaco delle amministrazioni Moretti. A Fumone non c’è il sindaco Franco Potenziani e allora l’elettore si è posto il problema: ha scelto il maresciallo in congedo Maurizio Padovano forse confidando nella sua esperienza nelle sedi diplomatiche all’estero.

Niente da fare nemmeno a Monte San Giovanni Campano: l’avvocato Emilio Biancucci del Movimento 5 Stelle si è dovuto accontentare delle briciole, il bottino pieno lo hanno fatto il sindaco uscente Angelo Veronesi (confermato, qualcuno aveva dubbi?) ed Antonio Cinelli già sindaco per due mandati dal 2001 al 2011, dietro di loro il nulla.

Così fa il bis Arturo Gnesi a Pastena, Benedetto Evangelista colleziona il terzo mandato ed il terzo risultato bulgaro di fila a Pignataro Interamna, mentre a Sgurgola non si contano più le consiliature di Antonio Corsi.

A Roccasecca il dottor Giovanni Giorgio non può ripresentarsi perché ha raggiunto il limite dei due mandati consecutivi: gli elettori non mandano giù nemmeno un po’ la decisione di candidare la figlia («Ha fatto tutto lei, io non volevo» ha giurato dai palchi) e cambiano completamente verso, assegnando la carica di sindaco all’avvocato Giuseppe Sacco, consigliere uscente di opposizione.

La stessa cosa è accaduta a Supino: il sindaco Sandro Foglietta è arrivato alla fine dei due mandati ed ha appoggiato il suo storico rivale Antonio Torriero con il quale si era combattuto sui palchi per quasi quarant’anni. Risultato? Ha vinto Gianfranco Barletta, cioè il candidato battuto da Foglietta nel 2011.

A Terelle vince ancora una volta il sindaco Dino Risi, a Torre Cajetani fa il bis il sindaco Maria Grazia Elementi, così come a Trivigliano raddoppia il sindaco Ennio Quatrana ed a Vicalvi Gabriele Ricciardi. Fa tris Michele Antoniani a Vallecorsa e lo fa pure Edoardo Fabrizio a Viticuso.

Se qualcuno dovesse venire a parlarvi di rottamazione, di rinnovamento, consigliategli di fare un ripasso del risultato ciociaro: non si cambia solo per il gusto di vedere una faccia nuova, i dilettanti allo sbaraglio possono fare danni immensi se messi a governare senza capire nemmeno la differenza tra una delibera ed una determina. Tanto, poi, a pagare sono sempre i cittadini, come è accaduto per il caso delle bollette Acea: i sindaci non hanno saputo trovare l’accordo per fissare la tariffa e noi paghiamo 75 milioni in bolletta, poco (si fa per dire) alla volta.

Mandarli a casa, ma sei matto? Questi, forse, ora avranno imparato la lezione. Meglio l’usato, allora, anche se il risultato è poco garantito.