Acea, e ora una nuova diffida: ai sindaci che non decidono la tariffa

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CESIDIO VANO per LA PROVINCIA QUOTIDIANO
Con ogni probabilità, il primo atto che l’Acea Ato5 dovrà compiere, sotto la nuova presidenza di Giuseppina Carlotta Ventura, sarà la richiesta all’Aeegsi (l’Autorità che vigila su settore idrico) di diffidare i sindaci dell’Ambito territoriale di Frosinone rimasti ancora una volta inadempienti nel formulare le tariffe idriche per il periodo regolatorio 2016-2019 oltre che nell’adeguare la convenzione di gestione al quella ‘tipo’ predisposta dall’Authority medesima.

Il termine per emanare i due provvedimenti è scaduto il 30 aprile. Entro il 2 maggio, invece, la Segreteria tecnico operativa dell’Ato avrebbe dovuto trasmettere telematicamente all’Aeegsi tutti i parametri per il computo delle tariffe medesime. Non è stato fatto, parrebbe perché l’Ato non è ancora in possesso di tutti i dati.

«Colpa di Acea che non li ha trasmessi per tempo» dicono dalla Sto. «Abbiamo comunicato tutti i dati richiesti e persino il piano di investimenti» sostengono invece dalle parti del gestore.

Ora, la procedura prevede che Acea Ato5 chieda all’Aeegsi di diffidare i sindaci a provvedere e predisponga autonomamente la tariffa, che scatterà se l’Ato5 restasse inadempiente anche a termine dell’ulteriore periodo concesso.

Complice la campagna elettorale per il rinnovo di 24 amministrazioni comunali, tra cui municipi grandi e importanti, i sindaci non hanno voluto tuffarsi nel bagno di sangue – elettoralmente parlando – dell’approvazione di nuove tariffe che si sarebbe conclusa con l’ennesimo rincaro (inevitabile per come stanno le cose in Ciociaria e per quello che è il metodo tariffario). Inoltre, i sindaci avrebbero dovuto fare i conti con cittadini, comitati, associazioni e coordinamenti per l’acqua pubblica che, sicuri della prossima cacciata d’Acea con l’avviata procedura di risoluzione contrattuale, li avrebbero quasi inforcati se avessero messo mani a tariffe e convenzione, proprio quella – quest’ultima – che si vuole strappare per inadempienza del gestore.

Ma l’inadempienza – e l’abbiamo già detto un paio di volte – per ora sta da tutt’altra parte e non è una cosa buona: finora il non aver fissato per tempo e conformemente alle norme le tariffe è costato e sta costando ai cittadini-utenti 75 milioni (nel 2012) e 53 milioni (nel 2015) per i conguagli poi assegnati a favore di Acea. Con lo stesso gestore che a fronte delle mancanze dei sindaci riporta vittorie in tutte le sedi giurisdizionali.

Ma la mossa dei primi cittadini e di chi, tra loro, tesse trame e strategie è ancora più sopraffina. La campagna elettorale per le comunali si aprirà il prossimo 8 maggio e si chiuderà il 5 giugno con la giornata di voto. La diffida formale dall’Aeegsi difficilmente arriverà prima della settimana prossima e, per legge, prevederà 30 giorni di tempo. Il termine quindi cadrà dopo l’elezione del grosso dei nuovi sindaci (tranne, forse, che nei 3 comuni – Cassino, Sora e Alatri – dove è previsto il ballottaggio).

Passata la campagna elettorale, i sindaci correranno a votare le nuove tariffe e la nuova convenzione come sempre fatto in passato appena un istante prima dello scadere della diffida. E sarà così, anche questa volta, per un motivo molto semplice: se non lo facessero, la sanzione per l’Ato5 sarebbe l’azzeramento del canone annuo (si tratta di un paio di milioni d’euro) che Acea Ato5 preleva dalle bollette e versa all’Ambito per il funzionamento della Sto. Soldi che, per la maggior parte, sono serviti finora per saldare le parcelle a 5 zeri presentate dai vari avvocati ‘di fiducia’ impegnati nell’eterna lotta per la sempre annunciata (soprattutto in tempo di elezioni) ma mai realizzata (dopo ben 13 anni) cacciata di Acea.

Soldi a cui sindaci non vogliono e non possono rinunciare.

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