Il triste destino dei compagni Max e Niki

Il ritratto degli sconfitti dalla Storia fino a poco tempo fa era a tinte rosse. Sullo sfondo portava una falce spuntata ed un martello arruginito. I post comunisti erano quelli che non avevano capito niente: perché il mondo alla fine aveva svoltato in un’altra direzione, verso il Capitalismo, la libera impresa, il mercato. Con le sue contraddizioni, le sacche di povertà e gli arricchimenti rapidi ma spregiudicati.

La Storia oggi passa e fa scoccare una nuova fatale ora di sconfitta. Quel ritratto ora potete toglierlo dalle pareti. Al suo posto potete affiggere le foto sornione e sorridenti prese dai profili Facebook di Massimiliano Mignanelli e Niki Dragonetti, entrambi da Cassino.

Il primo è stato tra i fondatori di Forza Italia nel ’94, raggiungendo la vice segreteria regionale del Lazio dei Giovani forzisti. Il suo capo in quegli anni era Beatrice Lorenzin: lei è diventata ministro, lui si è accontentato di salire fino alla presidenza del Consiglio comunale di Cassino durante il governo di Bruno Vincenzo Scittarelli.

Democristiano vagamente andreottiano, sostanzialmente destrorso, convintamente anticomunista. Mignanelli ha vissuto con sofferenza la fase in cui Beatrice Lorenzin si è avvicinata sempre di più al centrosinistra allontanandosi dal totem Silvio Berlusconi. Più Alfredo Pallone trainava il Partito sulla linea nazionale e più Mignanelli si allontanava dal suo coordinatore regionale. Fino a smettere di telefonarsi. Perché Massimiliano, con i Rossi, non ci si sarebbe mai mischiato.

Anche Nikita Dragonetti, Niki per gli amici, proveniva dalle stesse convinzioni politiche. Meno democristiano, più socialdestrorso, Niki ha la scritta Dux tatuata su un braccio. Ma vuol dire niente. Per un decennio è cresciuto al sole di Forza Italia, sponda Antonello Iannarilli prima, Mario Abbruzzese poi. Negli anni in cui Mario è stato presidente del Consiglio Regionale del Lazio lui ne è stato il fedele ed efficiente Capo della Segreteria Tecnica. Alla Pisana era uno che contava.

Ora vederli ridotti così riproduce lo stesso sapore che generava quel quadro dei post comunisti.

Niki Dragonetti si è candidato alle scorse elezioni comunali di Cassino a sostegno del sindaco Giuseppe Golini Petrarcone, dichiaratamente Pd. Prima di imbarcarlo hanno preteso un colloquio, un esame di verifica delle sue nozioni di democrazia, una liberatoria in cui dichiarasse di non avere idee nazionalsocialiste, non avere preso parte alla Marcia su Roma, di condannare la Notte dei Lunghi Coltelli.

L’immagine più triste in assoluto però è quella vista nelle ore scorse a Frosinone: Massimiliano Mignanelli, padre di Forza Italia a Cassino, mentre entra nei locali della Federazione Proinciale del Pd di Frosinone. Per la presentazione della sua candidatura in una lista di Partito dove ci sono persone come Domenico Alfieri e Antonio Cinelli. Gente che, segretamente, ancora oggi per colazione mangia un bambino.

La cosa che fa più male è stata sentirlo apostrofare dai rossi, che l’hanno salutato al grido “Benvenuto compagno Max“.

Parigi val bene una messa disse Enrico di Navarra verso la fine del Cinquecento. “Guarda tu che s’eddà fà pe’ nù seggio” ha risposto il compagno Max cinque secoli più tardi.

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