Top e Flop, i protagonisti del giorno: giovedì 25 agosto 2022

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 25 agosto 2022.

I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire, attraverso di loro e quanto hanno fatto, cosa ci attende nella giornata di giovedì 25 agosto 2022.

TOP

ADOLFO COLETTA

Non è di primo pelo. Anzi è di lunghissimo corso. E viene dalla vecchia scuola: quella nella quale le indagini si facevano con la suola delle scarpe, consumandola a furia di girare, ascoltare, verificare. Un mondo nel quale le intercettazioni non servivano per aprire le indagini ma per confermare gli altri elementi già scoperti. E dove lo spazio per lo spettacolo non era concesso. Che le manfrine non lo impressionino lo ha fatto capire subito il sostituto procuratore della Repubblica Adolfo Coletta.

È lui a coordinare le indagini sul movimentato dopocena di due mesi fa a Frosinone culminato (per ora) con il ritiro della candidatura per il presidente del consorzio industriale del Lazio Francesco De Angelis e le dimissioni del capo di Gabinetto del sindaco di Roma Albino Ruberti.

Forte della lunghissima esperienza, Adolfo Coletta è andato dritto al sodo. Non ha perso tempo con le improbabili minacce di morte fatte dal dirigente che pretendeva dal sindaco di Giuliano di Roma e dal fratello di De Angelis si inginocchiassero chiedendogli scusa, aprendo il portabagagli dell’auto ed estraendo… un ombrello. Non ha perso tempo con le minacce perché nessuno s’è sentito minacciato: semmai c’è stato imbarazzo.

Il sostituto procuratore Coletta ha affondato subito sulla ciccia della questione. Perché Ruberti gridaSe non mi chiedono scusa lo dico a tutti cosa mi hanno appena chiesto a tavola, lo scrivo”? Chi ha diffuso il video, con quale scopo lo ha fatto: voleva distruggere la carriera di qualcuno? O voleva soldi? Perché è stato offerto anche al futuro sindaco di Frosinone, poi messo in congelatore, estraendolo solo in un momento chiave della campagna elettorale?

È tutta qui la ciccia. Intanto ha messo il naso sulle polizze sottoscritte dal broker De Angelis e la Pubblica amministrazione. Giusto per verificare se potessero essere quelle l’argomento della serata. Le urla, le minacce, l’ombrello impugnato come un fucile, sono cose sulle quali non perdere tempo.

Dritto al punto in punta di diritto.

L’AGCOM

Foto © Francesco Pierantoni

Diciamocelo senza remore che aiuta: ci siamo fatti prendere tutti un po’ la mano dall’idea che la politica debba essere fatta di totem, di figure risolutrici e di momenti iconici invece che dello stucchevole principio di rappresentatività. Insomma, a furia di vederci entrare a Palazzo Chigi uomini della provvidenza e tecnici quotatissimi e di vedere le segreterie dei Partiti come ancelle di un servizio “de luxe” che guarda sempre e solo al vertice della catena alimentare noi italiani siamo diventati amici dei capi e un po’ restii a ragionare in termini di ranghi e pluralità.

Messa giù meglio; a noi italiani la democrazia di rappresentanza ci sta piacendo sempre meno e non tanto come formula politica. No, ci piace sempre meno perché ci fa perdere di vista quello su cui in secoli di storia delle singolarità forti ci hanno addomesticato: l’amore per i momenti epici, gli attimi cruciali, i tizi che “spaccano”. Noi vogliamo i Consoli in azione e dei centurioni non ci frega più una mazza, tutto qua.

A noi ci infoia quel mix di melodramma ed epos insomma che ci fa scordare che “facciamo le guerre come se giocassimo a calcio e giochiamo a calcio come se andassimo alla guerra”. Ecco perché il monito dell’Agcom sui confronti elettorali in tv arriva come un balsamo, perché è stucchevole e pignolo magari, ma la democrazia vera è quella là.

La faccenda che sui social invochiamo tutti per essere fighi è fatta di noiosi bilanciamenti. Ed ha una bellezza mediata tutta sua che dovremmo imparare a riconoscere e ad amare di nuovo. “La programmazione di un unico confronto televisivo tra due soli soggetti politici, nonché le attività di comunicazione ad esso correlate, risulta non conforme ai principi di parità di trattamento e di imparzialità dell’informazione, essendo suscettibile di determinare, in capo ai soggetti partecipanti al confronto, un indebito vantaggio elettorale rispetto agli altri“.

Che significa? Che il “duello” tv fra Enrico Letta e Giogia Meloni in due fiate annunciate sarà pure figo farà pure rizzare i peli sulle braccia di Bruno Vespa, ma non è roba che dà la cifra orientativa complessiva agli elettori, anche a contare il “potere di rappresentanza” che ai due è implicitamente delegato.

In televisione in certe occasioni ci si va per enunciare il menu, non per decantare il piatto forte, proprio perché la democrazia non è un ristorante. O quanto meno, se lo fosse, dovrebbe essere una tavola calda e non uno stellato Michelin. Con buona pace di Vespa e di quanti confondono show e servizio.

Cosa ordinano signori?

FLOP

ROBERTO FIORE

Roberto Fiore, leader di Forza Nuova (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

Forza Nuova, Animalisti, Gilet arancioni e la lista di Marco Cappato sono tra le liste ‘escluse’ dalle elezioni politiche in programma il 25 settembre. Alla formazione di estrema destra viene contestata la mancanza delle 36mila firme necessarie per presentare le candidature. Non è stato ritenuto sufficiente per esentarla, il collegamento’ con un deputato greco del Parlamento europeo della formazione Alba Dorata. E nemmeno l’accostamento con APF Alliance for Peace and Freedom, la sigla europea che raggruppa i Partiti di stampo neofascista e nazional-rivoluzionario presenti in Ue.

La ciccia. Il Partito neofascista guidato dall’ex terrorista nero Roberto Fiore non è riuscito a raccogliere le 36mila firme necessarie. Punto. Non è questione di ideologia né di strategia.

 Il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore dice che è colpa di “una legge elettorale scritta male e pensata peggio“. Parla di un “sistema che si è mosso in modo banditesco, organizzando, per la prima volta nella storia, delle elezioni estive con tanto di raccolta firme a Ferragosto, quindi rubando il tempo minimo ad un’ipotesi di coalizione tra forze anti-sistema“. 

La sostanza invece è che dopo l’arresto di Fiore ed altri forzanovisti per l’assalto alla sede della Cgil del 9 ottobre scorso, Forza Nuova si ulteriormente assottigliata: ha subito una scissione interna ed ora deve fare i conti con una crisi di iscritti. Il resto sono scuse. Anche perché le 36mila firme le hanno raccolte anche sigle più improbabili e meno radicate di Fn.

Fiore appassito.

ENRICO LETTA

Enrico Letta (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Sembra uno di quelli lanciati verso il traguardo ed all’improvviso inciampa, esibendosi in una bislacca coreografia per rimanere in piedi e continuare la corsa. Ad Enrico Letta va riconosciuto il merito di avere riportato un equilibrio all’interno del Partito Democratico. Impresa nulla affatto semplice dal momento che stava mandando ai pazzi Nicola Zingaretti e produce crisi isteriche come quella di Albino Ruberti recentemente diventata pubblica. Ma la campagna elettorale è un’altra cosa.

Sembra quasi fuori sintonia. Perché ci sono cose che agli italiani non devi nominare nemmeno per errore. E se proprio devi farlo occorre procedere per piccole dosi. ma sicuramente non in periodo elettorale. Invece che ti fa il Segretario Nazionale del Pd? Se ne esce con una frase che viene interpretata come il progetto di una patrimoniale con cui sostenere i giovani. E ora con l’asilo a partire dai 3 anni.

A quattro settimane dalle elezioni, di tasse si parla solo per dire che vuoi abolirle; e non si parla di qualunque cosa possa cambiare le comode abitudini nazionali: la spesa al sabato nel centro commerciale, la Domenica Sportiva, il taglia e cuci, la mezzora accademica di ritardo.

Eppure di temi ce ne sono. Nelle ore scorse Emmanuel Macron ha avvertito i francesi che stiamo andando verso l’apocalisse e che è finita l’epoca delle comodità. Perché sta finendo l’acqua, non c’è da mangiare per tutti, rischiamo di morire arrostiti. Temi ai quali la generazione dei ventenni è molto più sensibile di quello che si possa immaginare. E sono tematiche sulle quali la destra storicamente annaspa.

Ma qui si apre l’armadio degli errori del passato e lo si ripropone. Incuranti delle pessime conseguenze registrate nel passato.

Da sintonizzare meglio.

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