Caos Pd: «Marino, avevi la lista della spesa». «Cacciate Mosillo». «Mi avete offerto la Saf»

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L’incendio si accende quando ormai i giornalisti sono andati via. Nelle sale del Memmina a Frosinone ormai si sta avviando alla conclusione la Direzione Provinciale del Pd che sta tracciando l’analisi del voto nei Comuni chiamati alle urne il mese scorso. E’ quello il momento in cui irrompono i colonnelli del Partito arrivati da Cassino. E non hanno nessuna intenzione di lasciare che la riunione si concluda in maniera diplomatica. Non accettano l’analisi banale ma sempre efficace: ‘siamo tutti colpevoli, quindi nessuno è colpevole’. A loro non sta bene. Vogliono che vengano fatti i nomi dei responsabili della sconfitta alle Comunali di Cassino, dei colpevoli di una strategia che ha tolto la città ad un sindaco di area Pd per regalarla al centrodestra.

L’arrivo dei cassinati è come una fiamma ossidrica accesa su un lago di benzina. Finisce tra le grida, gli insulti, le accuse incrociate di ricatti e ‘liste della spesa’.

La benzina sulla quale buttano la fiamma accesa i cassinati è quella versata, seppure da direzioni opposte, i due padri storici del Pd frusinate. Francesco Scalia ne suo intervento ha detto che ci sono stati errori. A tutti i livelli. Ha sostenuto che ci deve essere più Partito. Che è stato un errore non assegnare il simbolo durante le comunali di Cassino. Ma che gli sbagli sono stati fatti anche e soprattutto dal Circolo di cassino che era stato invitato – a norma di Statuto – a votare per decidere chi dovesse essere il candidato ufficiale tra Giuseppe Golini Petrarcone e Francesco Mosillo. Ma nessuno si è presentato in Sezione per votare. Per questo ha sollecitato le primarie da tenersi obbligatoriamente in tutti i Comuni con più di 15mila abitanti.

Poi è il turno di Francesco De Angelis . Traccia il paragone tra la vittoria di Alatri e la sconfitta di cassino. Dice che Giuseppe Morini ha costruito la sua vittoria durante i 5 anni di governo della città. Invece a Cassino non si è riusciti a costruire e la sconfitta è il risultato. De Angelis non ci sta a passare per il capro espiatorio della sconfitta, per quello che ha appoggiato Mosillo spaccando il Pd: «Basta con il tirare in ballo ogni volta la Federazione, basta con il tirare in ballo ogni volta De Angelis e Scalia. le colpe non stanno a Frosinone ma a Cassino. Perché nessuno
dice che durante i suoi cinque anni di governo, Petrarcone ha lasciato all’opposizione il circolo Pd di Cassino? Perché nessuno dice che quando sono andato a sostenere la candidatura di Petrarcone, compiendo un atto di forza nel tentativo di sanare subito le spaccature, sono stato attaccato proprio da quelli che poi
invece sono passati ad appoggiare Petrarcone? A Cassino si è raccolto quello che è stato seminato. Soprattutto è stato pagato il prezzo del clima al veleno che è stato alimentato da tutti a cassino e non certo da De Angelis o Scalia. La verità è che nessuno è andato a votare perché nessuno voleva il simbolo del Pd: perché c’era troppo centrodestra in entrambe le liste. A Cassino non ci sono stati due schieramenti di centrosinistra ma si sono candidati due sindaci del pd appoggiati da larghe fette del vecchio centrodestra, dall’una e dall’altra parte».

La replica di Marino Fardelli non si fa attendere ma è nulla rispetto a quanto sta per accadere. Dice il consigliere regionale: «La sconfitta di Petrarcone a Cassino è da addebitare a chi non ha avuto il coraggio a trovare una sintesi politica con Mosillo ma ha avuto lo stesso atteggiamento di Ponzio Pilato».

L’intervento a fiamma libera invece è quello del consigliere provinciale Alessandro D’Ambrosio che per protesta contro quello che è accaduto a Cassino ha abbandonato la maggioranza in Provincia passando ai banchi dell’opposizione. Urla D’Ambrosio: «La colpa della sconfitta a Cassino è la vostra. Qui a Frosinone non avete avuto il coraggio di decidere chi doveva essere il candidato sindaco. Ora dovere cacciare dal Pd Francesco Mosillo. E dovete cacciare subito tutti quelli del Pd che al ballottaggio hanno fatto votare Carlo Maria D’Alessandro sostenuto da Mario Abbruzzese, Bruno Scittarelli e Massimiliano Mignanelli. La colpa è del segretario Simone Costanzo: cosa ha fatto durante la campagna elettorale? A Cassino non si è visto mai. E pure dopo le elezioni: si è permesso di scrivere una nota al presidente del consiglio comunale di Cassino contestando il fatto che stessimo costituendo il gruppo consiliare Pd. Chi l’ha decisa questa cosa? Sono un consigliere provinciale e nessuno mi ha informato che a Cassino non si dovesse costituire il gruppo Pd. Chi lo ha deciso, tu da solo, Costanzo?»

Francesco De Angelis non ci sta e salta in piedi: «Adesso ve lo racconto io come sono andate le cose». Grida, rivolto a Fardelli: «Ti sei dimenticato quando mi hai fatto venire a Cassino e proprio tu mi hai portato a casa di Bruno Scittarelli per chiudere l’accordo con lui ?! Mi hai fatto la lista della spesa!»

Salta su pure Fardelli, gli grida addosso, cerca di sovrastarlo per coprire la sua voce: «Vergognati Francesco, vergognati! La lista della spesa me l’avete data voi: in cambio dell’appoggio a Mosillo mi avete promesso la presidenza della Saf, la presidenza di una Commissione in Regione, mi avete promesso la certezza della candidatura nel Pd alle regionali».

Scalia non ci sta. Ricorda a Fardelli che anche Cassino ha le sue responsabilità: «Marino, non siete andati al circolo per votare».

Finisce poco dopo le undici. Il Comunicato stampa lo scrivono oggi. Di tutto questo non si parlerà. O si dirà che non era poi tutto questo caos.

Intanto, tutti vanno a cena. Ironia della sorte: si ritrovano nello stesso ristorante, al Pepe Nero. AD un tavolo ci sono Francesco Scalia, Nazzareno Pilozzi, Domenico Alfieri, Angelo Pizzutelli, Giulio Conti, Valentina Calcagni e Luca Francescetti. Pochi metri più in la, ignorandosi reciprocamente, ma solo in apparenza, sono seduti invece Francesco De Angelis, Sara Battisti, Enrico Pittiglio, Mauro Vicano, Pasquale Cirillo, Adriano Lampazzi e Rossella Forgione. Assente – da entrambi i tavoli – Simone Costanzo.

Solo che c’è può vedere con chiarezza che mai come in questa fase i due Franceschi sono vicini. Anche se i tavoli sono distanti, hanno ordinato lo stesso menù e stesso calice di vino.

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