Emergenza lavoro in Ciociaria, l’ultima frontiera dei sindaci

Resta l’occupazione la piaga principale di questo territorio. Venuto meno un modello di sviluppo c’è stato soltanto… il crollo. La ripresa c'è ed è certificata. Ma è dovuta a fattori nazionali, non viene spinta da iniziative sul territorio. Sul punto hanno fallito tutti. Ma forse gli amministratori potrebbero provare ad attirare l’attenzione

Resta il lavoro la vera emergenza della provincia di Frosinone. Indipendentemente dalle previsioni trimestrali e da qualche piccolo segnale che si vede nella nebbia.

Resta il lavoro perché negli ultimi quindici anni l’emorragia è stata fortissima e prolungata. Tantissime le aziende, soprattutto quelle piccole e medie, che hanno dovuto arrendersi alla crisi. Specialmente in un settore chiave e trainante come quello dell’edilizia.

Ma ad alzare bandiera bianca sono state anche tantissime fabbriche che hanno fatto la storia di questo territorio. Perché lo sviluppo delle aree industriali e dei centri urbani di questa provincia è legato all’occupazione massiccia nelle fabbriche.

E quando un modello di sviluppo è venuto meno per tante ragioni (non soltanto la congiuntura internazionale e nazionale, ma anche il crollo sul piano provinciale, a cominciare dal “peso” politico), allora la deriva è stata inevitabile.

Fra le altre cose un altro modello di sviluppo capace di generare gli stessi posti di lavoro dell’industria non c’è.

 

 

Per quanto riguarda la politica, negli ultimi quattro anni i sindaci hanno comunque detto la loro su tematiche importanti: dal servizio idrico ai rifiuti, perfino sulla sanità. Lo hanno fatto tra alterne fortune e con qualche limite, ma lo hanno fatto. Anche attraverso un’opera di confronto-scontro con al centro la Provincia.

Non è casuale che oggi sulle elezioni per il presidente l’attenzione è massima.

 

La ripresa rachitica

Sul lavoro, però, il discorso cambia perché le scelte e le dinamiche sono nazionali. In termini di investimenti, di tasse, di burocrazia, di sgravi e di tutto il resto. La ripresa c’è, anche in Ciociaria, e la certificano con chiarezza i numeri (leggi qui Entro fine settembre 6.810 assunzioni in Ciociaria).

Ma è una ripresa rachitica: dovuta a dinamiche del tutto indipendenti dal territorio. Che invece dovrebbe scuotersi, rendersi finalmente interessante agli investitori. Offrire servizi efficienti, strade industriali scorrevoli ed illuminate, burocrazia ridotta al minimo, infrastrutture degne delle sfide che il 4.0 ha già imposto. Perché i tempi di Giulio Andreotti e della Cassa per il Mezzogiorno sono finiti

 

I sindaci però una cosa potrebbero provare a farla: un’azione di pressing politico sui livelli parlamentari e perfino sul governo. Cercando magari di coinvolgere anche le associazioni di categoria di questo territorio. Per attirare l’attenzione su una situazione drammatica.

In Ciociaria non c’è lavoro. Come nel profondo sud.

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