La fede di Berlusconi e la cadrega dei parlamentari

Il fondatore di Forza Italia sulla carta è a 50 voti dall’elezione al Colle. Dal quarto scrutinio in poi può succedere di tutto. Fra gli argomenti forti c’è pure la volontà dei parlamentari di non andare a casa. Ma stupisce il silenzio degli “azzurri”. Anche in Ciociaria.

Silvio Berlusconi ci crede davvero. All’elezione a Capo dello Stato naturalmente. Dal quarto scrutinio in poi è a 50 voti dal… compiere la missione. E gli addetti ai lavori lo prendono molto sul serio.

Il direttore di Libero Alessandro Sallusti ha lanciato una campagna di stampa per il sì a Silvio. Mentre il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha fatto la stessa cosa per il no. Basterebbe questo per far capire quanto è seria la posta in gioco.

Il gioco del Grande Venditore

Silvio Berlusconi Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica

Ma la chiave di lettura migliore l’ha data Alessandro De Angelis sull’Huffington Post. Scrivendo: “Mai si era vista un’elezione presidenziale vissuta come una campagna elettorale, fatta di forma fisica da preservare, comunicazione e proposta rivolta al Parlamento con discreto anticipo. Che poi l’ipotesi rientri nel più classico giro di giostra prima che si inizi a parlare seriamente di Quirinale, è altro discorso. Però il racconto è, semplicemente, racconto, di cui fa parte anche la chiusura dei programmi di Rete4 – beh, il timing si presta a maliziosi interpretazioni – con tanto di stupore dei medesimi conduttori.

Avrà pensato il “Grande Venditore”: non sta mica bene presentarsi all’appuntamento istituzionale per eccellenza, in questo momento poi, avendo in casa gente che consente a fenomeni di baraccone di ululare teorie strampalate su vaccini e green pass in nome degli ascolti. Almeno per un po’ è meglio una vacanza, a costo di perdere qualche punto di share, in fondo è pur sempre un investimento sul mercato della politica”.

Naturalmente il riferimento è alla campagna elettorale lanciata da Silvio Berlusconi. De Angelis ha aggiunto: “Certo, il mite Enrico Letta finalmente si è reso conto che, per quanto possa apparire un pesce d’aprile fuori stagione, il Cavaliere sulla carta è a cinquanta voti dall’agognato traguardo, ed era il caso di cominciare a svolgere un lavoro politico uguale e contrario, che non si limitasse al “non può essere”. Ed effettivamente dire che con Berlusconi al Quirinale significherebbe mettere la parola fine al governo, e dunque alla legislatura, è una mossa proprio sul terreno scelto dal Cavaliere per la sua campagna elettorale: le inquietudini dei parlamentari, che in nome della cadrega, voterebbero anche il diavolo pur di vedere accreditato sul conto corrente anche la mensilità di gennaio 2023”.

Forza Italia al centro

Foto: Paolo Cerroni / Imagoeconomica

E forse l’argomento più forte è esattamente questo. Resta il fatto che Berlusconi è pronto a giocare le sue carte fino in fondo. Un risultato già lo ha raggiunto, rimettendo Forza Italia al centro del dibattito politico.

Perciò quello che stupisce maggiormente è proprio il silenzio di Forza Italia ad ogni livello: nazionale, regionale, provinciale. Forse perché in tanti, anche dalle nostre parti, ritenevano conclusa l’esperienza degli “azzurri”. E come al solito sono rimasti spiazzati dalla mossa del Capo. Al quale non possono fare altro che obbedire.

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