Le Dame Visitatrici per i soldati feriti (Storie nella Storia)

In accordo con il prof. Gaetano De Angelis-Curtis, pubblichiamo a puntate un capitolo dal suo libro 'La I Guerra Mondiale e l'Alta Terra di Lavoro'. L'intero volume è reperibile preso il Centro Documentazione e Studi Cassinate.

Gaetano De Angelis Curtis
Gaetano De Angelis Curtis

Università di Cassino Laboratorio di Storia Regionale Dipartimento di Lettere e Filosofia

Nell’estate dal 1915 fu inviato dalla prefettura un formulario a tutti i Comuni della provincia per conoscere quante famiglie di richiamati o anche altre potessero essere disponibili come manodopera per lavorare la lana, i quantitativi di quel prodotto grezzo o filato fossero presenti nella città o paese, il costo al kg.:

A Isola Liri non c’era da fare affidamento sulle famiglie dei richiamati i cui componenti erano tutti occupati in lavori agricoli o nelle industrie locali. Tuttavia, avvertiva il locale delegato civile, il confezionamento degli indumenti poteva essere svolto da un Comitato di signore costituitosi in città e formato da una cinquantina di signore abili nel lavoro all’uncinetto e disposte a eseguire gratuitamente quello della lana.

Inoltre, anche se nella cittadina c’era una larga produzione di lana, la giacenza presso i venditori era di soli 10 kg. in quanto essa era destinata alla vendita alle industrie di feltri, per cartiere e tessuti per cui «non poteva dirsi disponibile».

Infatti il lanificio Mazzetti aveva in deposito circa sei quintali di lana ma impegnata «per precedenti ordinazioni», mentre quello Mastroianni ne aveva una «disponibilità media da 5 a 7 quintali (salvo impegni) di sola lana filata, perché quella grezza serv[iva] alla lavorazione».

Il prezzo della lana grezza variava da 5 a 7 lire al kg., quello della lana di concia da 3 a 4 lire, della lana filata da 11 a 12 lire.

Alla fine del 1915 alcune comunicazioni inviate al prefetto specificavano i quantitativi di indumenti confezionati localmente229:

Comitato casertano delle dame visitatrici

A livello nazionale era stata la regina Elena, presidentessa onoraria della Croce Rossa, a volere l’istituzione delle Dame visitatrici.

La sezione di Caserta fu istituita il 21 maggio 1915, quindi prima dell’entrata in guerra dell’Italia. La presidenza fu assunta da Giovannina De Cesare Sansone, moglie del prefetto, e in soli due giorni furono circa 200 le donne che aderirono all’associazione il cui scopo precipuo era quello di recarsi a visitare, a coppie e a turno, i soldati ricoverati presso le strutture sanitarie della provincia allo scopo di alleviare ansie e dolori e risollevarne lo spirito.

Nelle loro visite le Dame portavano ai militari feriti dei modesti conforti morali, consegnando «cartoline da spedire alle famiglie, dolci o oggetti di scrittura, francobolli, sigarette, regali e fiori».

Invece il direttore dell’Istituto commerciale di Caserta lanciò l’idea definita della «mobilitazione libraria» che consisteva nel recuperare giornali e riviste da distribuire ai militari ricoverati negli ospedali della provincia.

Un altro compito espletato dalle Dame, che si palesò fin nelle settimane successive all’entrata in guerra in seguito al forte afflusso di feriti, fu quello del confezionamento di biancheria per i militari ricoverati di cui risultavano carenti gli ospedali di Caserta e provincia.

Il Comitato provinciale di mobilitazione si preoccupò immediatamente di finanziare l’associazione con L. 15.000 affinché venissero confezionati i corredi per i degenti nelle strutture sanitarie.

La lavorazione di camicie, federe, calze veniva svolta direttamente dalle componenti dell’associazione che si riunivano nell’abitazione della presidentessa e non mancarono appelli alle donne affinché cercassero nelle loro case tele di lino e di canapa e le consegnassero al Comitato.

Verso la fine del 1915, poi, il confezionamento fu affidato a lavoratrici esterne, appartenenti a famiglie di militari, che ricevevano una retribuzione per il lavoro svolto.

Contemporaneamente le Dame si occuparono anche del confezionamento di indumenti di lana lavorati a maglia e di altri corredi come le «pezze da piedi» da inviare ai militari al fronte233, così come si impegnarono nella gestione di posti di conforto ubicati nelle stazione ferroviarie dove transitavano i treni con militari diretti al fronte.

Inoltre all’interno del Comitato fu istituita una sezione denominata «Pro Ufficio Notizie» coordinata dalle figlie del prefetto, Emma, Enrichetta e Giuseppina, e con sede nel palazzo della Prefettura, che, su sollecitazione delle famiglie, si occupava di raccogliere da ospedali e altri uffici militari informazioni sulla sorte dei soldati di cui non si avevano notizie. Un servizio di cui si avvalsero soprattutto le popolazioni dei Comuni dei Circondari di Caserta e Piedimonte d’Alife.

Dal punto di vista economico-finanziario le Dame poterono fare assegnamento su fondi iniziali erogati dalla prefettura per L. 1.800, dalle Opere pie, dalle Amministrazioni comunali e dal Comitato provinciale di mobilitazione ma si attivò anche nell’organizzazione di manifestazioni di autofinanziamento.

Ad esempio nell’autunno del 1915 fu tenuta una «passeggiata per la vendita del tricolore» con le Dame che si riversarono nelle strade di Caserta per offrire ai passanti dei nastrini tricolori e la cui vendita fruttò L. 1.322,75.

Complessivamente al 30 settembre 1915 l’associazione avevano riscosso la somma di L. 5.923,61 cui si aggiungeva il contributo di L. 15.000 percepito dal Comitato provinciale per il confezionamento di biancheria. L’associazione realizzò o acquistò 4735 camicie, 900 paia di mutande, 800 di calze, 2133 federe e 100 coperte e la spesa sostenuta per l’acquisito delle tele, degli indumenti, degli oggetti per i feriti, per compensi, facchinaggio e varie fu pari a L. 16.270,10.

Considerando il continuo afflusso di militari feriti, la presidentessa sollecitò l’iscrizione delle Dame visitatrici alla Croce Rossa chiedendo anche l’autorizzazione a seguire il corso di infermiere tenuto nell’Ospedale civile di Caserta. Tuttavia con l’aumentare dei bisogni, in particolare quelli relativi all’assistenza sanitaria ai feriti, alla presidentessa parve opportuno giungere alla cessazione delle attività delle Dame visitatrici a partire dal primo novembre trasformandole nella Sezione femminile della CRI.

Sezioni delle Dame visitatrici funzionarono a Cassino, presso la stazione, e ad Alvito dove, nell’estate 1915, avevano provveduto a confezionare 450 capi di biancheria da spedire ai soldati al fronte.

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