Il Mosillo a doppio taglio

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Nella migliore delle ipotesi gli hanno detto che era un ragazzino e stava giocando con la politica. Che veniva manovrato in silenzio da burattinai occulti che stavano nell’ombra a Frosinone all’interno della Federazione Pd. Nei casi peggiori gli hanno addebitato la colpa della mancata vittoria di Giuseppe Golini Petrarcone al primo turno, del mancato accordo durante il ballottaggio, del ritorno di Cassino nelle mani di un governo di centrodestra. E in ultimo gli hanno addebitato la resurrezione di personaggi come Bruno Scittarelli, Mario Abbruzzese, Tullio Di Zazzo e tanti altri ancora. In parte è cosi. Ma è solo una parte del vero ruolo svolto da Francesco Mosillo candidandosi a sindaco di Cassino.

I numeri fanno notare un dato che non tutti hanno voluto vedere. Perché se è vero che ha diviso il centrosinistra è altrettanto vero che il figlio del segretario Pd dimissionario di Cassino ha anche spaccato il centrodestra.

Al fronte elettorale costruito con abilità machiavellica da Mario Abbruzzese intorno a Carlo Maria D’Alessandro sono mancati grossi pezzi. Che se fossero stati tutti insieme avrebbero potuto determinare un risultato ben diverso già al primo turno. A D’Alessandro – Abbruzzese è mancata la gran parte di quel centrodestra che 5 anni addietro non sostenne il candidato dell’allora Popolo delle Libertà: Bruno Scittarelli e Massimiliano Mignanelli in primis. E questo ha determinato una reazione a catena: ha legittimato la creazione di due poli guidati da un sindaco di centrosinistra ma sostenuti anche da candidati di centrodestra: nel polo del sindaco uscente c’erano un ex coordinatore di Noi con Salvini (Gabriele Picano), un membro del direttivo di Forza Italia, ed un rappresentante della destra dura e pura (Niki Dragonetti).

Cassino è una città storicamente democristiana nel Dna e lo ha confermato anche questa volta. Fino ad oggi non ha mai guardato a sinistra e solo per gli errori degli altri hanno consentito che ci fossero le parentesi nelle quali è stato abile ad infilarsi e vincere l’avvocato Petrarcone, il meno democristiano di tutti. Ma pur sempre un politico con Dna della Dc.

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