Non basta il titolo di parlamentare a rendere onorevole una persona

Non è il titolo di parlamentare a rendere Onorevole una persona. Pensarlo, o peggio ancora, pretenderlo, si chiama presunzione. Allo stesso modo in cui non è stare lontano dal potere a rendere una minoranza vera Opposizione.

Quando ero piccolo, mi raccontavano di una famiglia poverissima che viveva dei lavori alla giornata procurati dalla bontà del vicinato. Un giorno, alla loro porta si presentò un notaio: era accaduto che un lontano parente di quei poveri signori fosse morto in Francia senza lasciare altri eredi diretti e tutti i suoi abbondanti possedimenti finirono a loro che nemmeno lo conoscevano. Da quel giorno, iniziarono a vestirsi con abiti costosi, comprarono un’automobile, smisero di lavorare, mettevano lingua su tutti i fatti del paese e ogni tanto anche con qualche simpatico strafalcione. Iniziarono a pretendere di camminare accanto al signor sindaco, al maresciallo dei carabinieri ed al medico condotto, durante la processione del Santo Patrono.

Fu necessario spiegargli che non è l’abito a rendere signori. Tanto quanto non è il titolo di parlamentare a rendere Onorevole una persona. Pensarlo, o peggio ancora, pretenderlo, si chiama presunzione.

Tanto per fare un esempio: sono passati 129 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo. Durante i quali i nostri rappresentanti hanno prodotto nulla. O almeno non si è a conoscenza di una sola proposta di legge da loro firmata, non è stato possibile ascoltare un loro intervento in aula, non c’è traccia delle loro attività in Commissione. Le uniche tracce sono i selfie ed i post su Facebook. A meno che non si vogliano considerare pure interrogazioni e Ordini del Girono, sui quali abbiamo già detto ciò che ne pensiamo (leggi qui L’inutile ammuina dei nuovi e dei vecchi politici)

Chi è oggi in Parlamento c’è stato mandato dagli elettori con una chiarezza che non ammette dubbi. Che rappresenta una sonora bocciatura per il Centrosinistra in carica nel precedente Governo.

Una bocciatura dalla quale il Partito Democratico continua a non trarre insegnamenti. Non ce ne sono neppure da quando Francesco Scalia, non essendo stato riconfermato come senatore, ha annunciato di restare nel Pd da semplice militante. Uscendo di scena con uno stile che pochi dimostrano di avere in politica.

Ma da quel momento in poi si è aperto uno spazio importante, fondamentale in quella che è un’area politica precisa. Un’area che a livello nazionale è ora vicina a Matteo Renzi, rifacendosi a Lorenzo Guerini e Luca Lotti. Un’area che in questa provincia ha espresso un presidente dalla Saf del calibro di Cesare Augusto Fardelli, sindaci, assessori e consiglieri comunali. Ma anche un presidente della Provincia come Antonio Pompeo. Un’area alla quale nella scorsa legislatura ha aderito il deputato Nazzareno Pilozzi, allora eletto in Sel.

Da più di quattro mesi questa area non ha organizzato una sola riunione per cercare di capire il da farsi e con chi farlo. Il favorito per la successione politica è Antonio Pompeo, ma i problemi non mancano. Perché magari anche Nazzareno Pilozzi e Domenico Alfieri potrebbero ambire alla leadership. Poi c’è l’ex consigliere regionale Marino Fardelli, per nulla convinto di cedere il passo. E che anzi si sta preparando alla corsa per ottenere la candidatura a sindaco di Cassino: correndo il rischio di spaccare ancora una volta, pure lì. Perché le candidature non sono prove di forza ma esempi di unità.

Possibile che nessuno assuma un’iniziativa, nemmeno nelle file del Pd, provando a convocare una riunione per programmare e decidere quello che bisogna fare? Perché da fare c’è parecchio: il congresso nazionale, quello regionale (nel quale Francesco De Angelis è intenzionato a proporsi alla segreteria), perfino il congresso provinciale. Per non parlare delle candidature, delle prossime elezioni europee, provinciali e amministrative.

Indubbiamente Antonio Pompeo è stato impegnatissimo tra le consultazioni di Ferentino e le diverse assemblee dei sindaci sul piano provinciale.

Però bisogna tenere conto di un’evidenza. Tanto quanto non è il titolo di parlamentare a rendere Onorevole una persona, altrettanto non è stare fuori dal potere a rendere una minoranza vera Opposizione.

§