Ruspandini: «Il modello Ceccano ricostruirà il centrodestra»

CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

«Chi sono i moderati? Quelli che sostengono le politiche di austerity che stanno affamando i popoli europei? Quelli che appoggiano le banche e che vogliono cancellare il concetto stesso di solidarietà? Francamente credo che questi moderati siano i veri estremisti sociali nel contesto politico attuale». Massimo Ruspandini, dirigente provinciale di Fratelli d’Italia e vicesindaco di Ceccano, ritiene «che non ha senso fare politica a livello locale senza prendere posizione sull’attualità nazionale e internazionale».

Allora Ruspandini, anche la politica è diventata globale?
«Certo. Oggi il fronte politico sta ad Atene. Non condivido nulla di Tsipras, ma indubbiamente ha avuto il merito di porre il problema: chi sta con la gente, con il popolo? Chi chiede da anni tasse e sacrifici o chi porta avanti politiche di vera e propria “liberazione”?».

La Ciociaria che c’entra?
«Arrivo al punto. Ho letto che il consigliere regionale Mario Abbruzzese (Forza Italia) auspica la riunione dei moderati in provincia. Ma i moderati sono quelli che ho citato prima? Certo che sì, visto che sostengono le politiche dell’Unione Europea. Con loro non vogliamo avere nulla a che fare politicamente».

È dunque frattura con Forza Italia?
«Da tempo. Gli “azzurri” hanno fatto cadere due sindaci di centrodestra, a Latina e a Terracina. In provincia di Frosinone sostengono Antonio Pompeo (Pd) alla Provincia e Francesco De Angelis (Pd) all’Asi. A Frosinone (il capoluogo) il sindaco Nicola Ottaviani (FI) non sa più cosa inventarsi per tenere unita una maggioranza che scappa da tutte le parti. Stesso discorso per il Nuovo Centrodestra. I Fratelli d’Italia sono distanti anni luce da queste impostazioni. La verità è che le strategie politiche di Mario Abbruzzese si conciliano con quelle del Pd. Non con le nostre».

Dunque il centrodestra è finito?
«Come lo abbiamo conosciuto finora sicuramente. Noi comunque siamo distinti e distanti. E poi lo scenario nazionale è cambiato: la Lega di Salvini è il primo partito del centrodestra, Forza Italia ormai è marginale. L’Ncd non esiste. Noi dobbiamo lavorare ad una coalizione di destra sociale. La Lega? Beh, siamo più vicini a loro che a FI e Ncd».

Il modello Ceccano può essere esportato a livello provinciale?
«Sarebbe la strada maestra, ma è complicato considerando che Forza Italia e Nuovo Centrodestra hanno intrapreso strade differenti. A Ceccano abbiamo fatto un’operazione controcorrente, tanto semplice quanto coraggiosa. Siamo andati ad ascoltare la gente, abbiamo costretto i partiti (il nostro per primo) a dieci passi indietro. Ci siamo messi in discussione, con umiltà. Non è semplice. E per chi ha come obiettivo quello di mantenere poltrone, strapuntini e coccarde è addirittura impossibile».

Eppure la nuova legge elettorale per le politiche esalta le coalizioni.
«Non mi sottraggo: è indubbiamente come dice lei. Però non bastano riunioni sporadiche e formali per “fare pace”. Provincia, Asi, Cosilam e tanti altri enti: Forza Italia e Ncd fanno da ruote di scorta del Pd. Il punto è questo, insuperabile. Noi non ci stiamo. A me verrebbe l’orticaria».

In Forza Italia c’è anche Antonello Iannarilli.
«Il quale, infatti, contesta le scelte di Abbruzzese. Ed è in minoranza. Ma a lui e a tanti altri dico di trovare convergenze sui grandi temi. Ne abbiamo il coraggio: facciamo queste battaglie?».

Quali battaglie?
«In Europa la battaglia politica dei popoli è quella sul debito pubblico. Noi a livello locale dobbiamo batterci per una sanità migliore, per i servizi, per l’acqua. Ma soprattutto per cambiare i termini dei rapporti con la Regione Lazio. Perché al peggio non c’è mai fine: pensiamo alla proposta di Morassut che prevede che le province di Frosinone e Latina siano accorpate alla Campania».

Perché succede questo?
«Perché la nostra classe politica non “pesa”, non decide, non conta. Mi riferisco ai parlamentari nazionali e regionali. Ovviamente a Roma godono di questo. “Divide et impera”: è sempre la stessa storia».

Quale potrebbe essere il rimedio?
«Mobilitarsi facendo squadra. Voglio fare un appello a tutti gli amministratori locali, a qualunque forza politica facciano riferimento: dimostriamo più coraggio e più autonomia. Effettuiamo noi le scelte che poi fanno la differenza: sulla sanità, sull’acqua, sui rifiuti, sulle grandi opere. La classe dirigente siamo noi: non deleghiamo più a chi non ha fatto altro che collezionare fallimenti. Il fatto è anche che questa provincia ha 500.000 abitanti divisi in 91 Comuni. Spesso si vota a scatola chiusa perché non c’è mai tempo per un confronto vero e approfondito. Ma dobbiamo trovarlo il tempo. Altrimenti decideranno sempre altri».

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