Zingaretti: “Scongiurare escalation dopo uccisione Soleimani”

Foto: Iranian Supreme Leader Office

Nicola Zingaretti prende posizione sull'attentato al generale Soleimani. Con equilibrio. Chiede di fermare l'escalation dalle conseguenze imprevendibili. Perché gli Usa hanno premuto il grilletto. I segnali ignorati.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Grande preoccupazione per l’altissimo livello di tensione in Iraq dopo le violenze dei giorni scorsi contro l’ambasciata Usa e l’eliminazione di Soleimani. L’Italia e l’Europa assumano tutte le iniziative utili per scongiurare un’escalation incontrollabile nell’area“. La preoccupazione di Nicola Zingaretti è affidata ad un cinguettio su Twitter, sia come Segretario del Pd e sia come presidente della Regione Lazio.

In una frase Zingaretti riassume lo scenario politico e fotografa la situazione. Indica l’origine del raid e le possibili conseguenze.

Gli effetti del raid Usa. Foto: Security Media Cell Iraq

Per comprendere il messaggio del governatore del Lazio è necessario sfogliare al contrario le pagine recenti degli Esteri. Si scopre allora che gli incursori delle Guardie islamiche della Rivoluzione comdante dal generale Qassem Soleimani sono gli autori dei raid con cui sono state distrutte le raffinerie saudite: colpendo un Paese storicamente vicino agli Usa e che spende miliardi di dollari per comprare armamento americano. Gli stessi incursori hanno portato a termine gli abbordaggi alle petroliere occidentali in transito nello Stretto di Hormuz, stabilendo una sorta di predominio geopolitico sull’area. In un continuo alzare l’asticella le truppe di Soleimani hanno firmato l’assedio dell’ambasciata Usa a Bagdad.

Soleimani non era un folle. Bensì un abile stratega militare dotato di una visione politica globale. Convinto che gli Usa di Trump avessero deciso di concentrare l’asse dei loro interessi mondiali in America Latina si preparava a realizzare il predominio geo politico militare sul Medio Oriente. Sta tutta qui l’escalation realizzata dalle sue truppe: un continuo alzare l’asticella nella convinzione che Trump non sarebbe mai andato oltre le grida davanti alle telecamere. Che non sarebbe mai andato allo scontro frontale.

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica

In questo, come tutti, l’Iran ha commesso un errore di valutazione. Ha sottovalutato l’ultimo avviso lanciato all’inizio dell’inverno dall’inviato speciale degli Usa per l’Iran. Brian Hook aveva sollecitato l’Europa a prendere atto del nuovo scenario e soprattutto del fatto che l’Iran molto presto avrebbe chiuso il cerchio e realizzato la sua bomba atomica.

Un’eventualità che gli Usa e l’occidente non possono permettersi. Ma di fronte alla quale non hanno reagito nè l’Ue, né la Russia (sempre più attenta al teatro Mediterraneo), né la Cina (ormai proiettata in Africa). E nemmeno l’Onu. Nasce da qui la decisione presa da Trump di premere il grilletto.

Le conseguenze saranno enormi sugli assetti geopolitici in Oriente. Nell’immediato esporranno l’Occidente al rischio di rappresaglie di altissimo livello. L’economia ne ha già risentito: il prezzo del greggio è salito su tutti i mercati. E le quotazioni di tutte le compagnie che basano il loro business sui derivati del petrolio (ad esempio le compagnie aeree) sono in calo.

Il rischio maggiore è per la sicurezza ed il rischio attentati. L’Iran non può rimetterci la faccia di fronte alle scenario orientale ed una rappresaglia è attesa a livello molto alto: Soleimani veniva considerato come un capo di stato e non c’è limite al tipo di risposta che ci si potrà attendere. Il limite è che l’Iran non ha né il peso né le dimensioni per sopportare un conflitto globale.

Un rischio calcolato. Ma sul quale è indispensabile evitare l’escalation. Con l’azione diplomatica invocata ora da Zingaretti.

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