Candidature solo per i capi. I peones preparano la rivolta

Per vincere giocheranno soltanto i capi. Nessuno crede davvero che in Parlamento i vari Partiti riusciranno a mettersi d’accordo su una legge elettorale condivisa. Quindi si andrà alle urne con il proporzionale puro al Senato (Consultellum: 20 circoscrizioni  coincidenti con i territori regionali) e con il proporzionale corretto dal premio di maggioranza alla Camera (Italicum: 100 collegi in Italia).

Si voterà per il Partito, indicando poi le preferenze. Alla Camera ci saranno anche i capilista, uno per collegio. Naturalmente le “vecchie volpi” della politica i conti se li sono fatti. Bene.

In Italia il sistema è tripolare: Pd – Movimento Cinque Stelle – centrodestra. Con il proporzionale, in un collegio come quello di Frosinone, alla Camera al massimo ognuno ne può eleggere uno. Il capolista. Al Senato stesso ragionamento, perché la base è regionale.

Veniamo al sodo: Mario Abbruzzese (Forza Italia)  o farà il capolista alla Camera o andrà al Senato.
Francesco Scalia e Francesco De Angelis (Partito Democratico) si sono messi d’accordo: uno capolista alla Camera, l’altro al Senato.

Nel Movimento Cinque Stelle Luca Frusone proverà a fare il capolista alla Camera. Al Senato tutto da vedere.

Ai limiti della “missione impossibile” per gli altri Partiti, anche se l’Italicum e lo stesso Consultellum spingano ad allearsi.

Pochi spazi per Psi, Sel, Sinistra Italiana, Fratelli d’Italia e per Area Popolare. Soltanto Gian Franco Schietroma, coordinatore nazionale dei Socialisti non avrà difficoltà, ma solo a condizione che riesca ad essere capolista blindato in collegio che qualche anno fa si definiva “rosso”. Però Matteo Renzi ha la vocazione del “cannibale”: metterà tutti i suoi.
La preferenza di genere vale, sempre solo per la Camera, fino a un certo punto. Maria Spilabotte e Sara Battisti (Pd) ci puntano, ma sanno che una eventuale loro elezione dipenderà poi dal meccanismo dei “resti”.

Quindi, con gli spazi ridottissimi al Parlamento, si profila l’affollamento alla Regione Lazio.

Prendiamo il Pd: Mauro Buschini, Marino Fardelli, Antonio Pompeo, Barbara Di Rollo e chi più ne ha più ne metta.

Passiamo a Forza Italia: Danilo Magliocchetti, Gianluca Quadrini, Pasquale Ciacciarelli, Rossella Chiusaroli, Antonello Iannarilli, Alessia Savo.

Poche poltrone realmente a disposizione aumenteranno l’esercito dei peones, pronti alla rivolta però.

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