La spesa per i giorni di festa (diario di una mamma ciociara)

Lei fa l'elenco delle cose da comprare all'ultimo momento prima della scampagnata. O della cena di Pasqua. Lui va al supermercato. E torna senza una mazza di tutto quello che gli avevi chiesto. Ma con ogni genere di inutilità. E alla fine se ne esce dicendo...

Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

Che sia primo maggio, domenica o Pasquetta, la spesa il giorno di festa è una delle realtà più odiate nella famiglia media.

Dopo la falsissima promessa del “domani mattina mi sveglio presto e vado io a prendere quello che serve“, la puzza di bruciato si inizia ad annusare già nel dopocena prefestivo in cui lei si rende conto che mancano 3678 ingredienti per terminare la preparazione delle scorte sovietiche da portare alla scampagnata. Quattordici tonnellate di pasta fredda, un quintale di peperoni, melanzane e patate al forno q. b., crostate in numero e forme non ben definito, ciambellone senza glutine che non si sa mai, 12 taniche di caffè rigorosamente già zuccherato e macedonia fino alla morte. Poi ovviamente il pane già tagliato, non tagliato, dadolato, imbustato. E ancora succhi di frutta, grissini, biscotti….dovesse aggiungersi qualcun altro. Ma ancora manca qualcosa.

E l’uomo lo sa che la lista potrebbe passare da una voce isolata a una Bibbia tradotta in tre lingue, di prodotti necessari alla buona riuscita della giornata. Ma dal divano fa finta di niente e osserva la belva in attività notturna mentre prepara il progetto architettonico a basso impatto ambientale per riuscire a far entrare tutte le ciotole, thermos, piatti posate bicchieri in buste impilabili e intercambiabili che una laurea più master non basta.

 

La mattina del festivo arriva e la scusa è la panna per le fragole: serve proprio quella, ma quella in bomboletta che “ognuno se la mette nel suo bicchiere e visto che ti ci trovi prendi un altro po’ di pane e due fave e se trovi un culetto di mortadella e due salsicce, le portiamo che se non si mangiano adesso sarà per la prossima, e due birrette che fai non le prendi per sicurezza che forse il bancale caricato nella macchina degli altri non è  sufficiente.

 

L’uomo  esausto e arrabbiato, lui che avrebbe preferito restare a casa o andare nella casa di altri a non fare una mazza, demorde, infila la tuta  e con grande mestizia va al supermercato dove ad attenderlo ci sono una decina di commessi avvelenati.

Li tra quei corridoi l’epifania, l’illuminazione e la lista scivola giù si perde.

A finire nel carrello sono la salsa barbecue, i funghetti sott’olio, le olive verdi confezionate, la Coca Cola e le coppiette di Ariccia. Poi diretto verso le casse dove ci si inchioda come neanche il venerdi sera sul Gra. Lì c è  l’esercito degli sportivi feriali: puoi trovare il direttore di banca con tutta arancione fluo modello Anas, la preside della scuola dei tuoi figli con pinocchietto e occhio a palla senza un filo di trucco, l’avvocato con tuta lacerata modello Arena anni ’90. Tutti un po’ imbarazzati che si salutano con un cenno del capo”anche lei qui? eh manca sempre qualcosa”.

Dopo una conquistata busta piena di vettovaglie l’uomo rientra:”guarda tesoro ti ho.preso anche le scamorze affumicate, quelle che piacciono a te“.

Lei ovviamente è avvelenata, sono in ritardo, i bambini hanno fame da tre ore  e  nella busta non trova niente di quello che ha chiesto “scusa ma la lista?” e lui “Non lo so, l’ avrò  persa, ma ho preso più  o meno tutto quello che mi hai chiesto. C’è anche la panna per le fragole vedi?!“. La panna è liquida, da montare e senza glutine.

Quando il colore del volto inizia a tingersi di rosso violenza la mazzata finale “ah sai chi ho incontrato in cassa? la preside. Ti manda a salutare. Certo che senza trucco non si riconosce proprio, mica  come te che sei bellissima sempre“.

E il paraculo scende in cortile a caricare la macchina mentre lei cerca di capire come avvelenarlo facendolo passare per un attacco di botulismo.

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