Ci viene chiesto solo di metterci in cammino

C'è una profonda differenza tra tutti i modi di pensare antichi e quello degli ebrei. Il Dio di Abramo non gioca con gli uomini, non li incatena, non li punisce. Gli indica una strada: a noi sta solo metterci in cammino

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo. (Col. 1,28)

C’è un termine usato dagli studiosi della Bibbia, gli esegeti (si chiamano così da un termine greco che indica colui che guida coloro che si lasciano guidare…), che presenta la cosiddetta pedagogia di Dio. Il Signore, da buon padre, utilizzerebbe tutta una serie di accorgimenti per far sì che l’uomo, figlio amatissimo ma un po’ scapestrato, sappia riconoscere la via del bene, mentre tanti altri lo spingono sulla via del male.

E’ quella che si chiama la Sapienza. Che la teologia tradizionale identifica con il dono dello Spirito, quel soffio vitale che trasforma una cosa che non vale niente, un mucchietto di argilla, nella più preziosa delle creature. E quindi Dio, di fronte alle continue stupidaggini degli uomini, si comporterebbe appunto come un padre che tende a far comprendere al figlio quali sono i giusti principi, i valori sui quali orientare l’esistenza.

Non ci incatena

Non lo incatena, non lo obbliga a fare il bene, lo spinge a scegliere, a non farsi trasportare dagli eventi, a non cedere alle lusinghe di quanti gli dicono tutto il contrario, insinuando il dubbio, il sospetto: pedagogia difficilissima perché non ricorre alla paura, alla forza, al terrore…

È la differenza fondamentale tra il modo di concepire la divinità degli ebrei rispetto a tutte le altre religioni antiche: per quest’ultime gli dei si divertono a giocare con gli uomini, li utilizzano per il loro divertimento, si offendono e si placano, si fanno comprare dal numero dei buoi sacrificati, si fanno la guerra fra loro.

Omero lo evidenzia nell’Iliade: per dieci anni Troiani ed Achei si uccidono a vicenda per un dispetto che la dea Discordia ha mosso nei confronti delle dee più importanti, sfidandole sulla bellezza. Da quella discussione feroce, deriveranno lutti infiniti, morti, distruzioni di città, dispersione di popoli: quelli sono gli dei che continuano a combattersi utilizzando gli uomini come pedine di una lotta feroce fra di loro.

Liberi di decidere

Adorazione del Bambino (Gherardo delle Notti) Olio su tela – 1619-20 – Uffizi

Il Dio della tradizione giudaico cristiana invece lascia all’uomo la libertà di decidere: certo interviene, parla, manda uomini che parlino per lui (i profeti, coloro che parlano al posto di Dio), ammonisce ma indica una strada di libertà che comporta l’assunzione di responsabilità.

E questa è la condizione fondamentale del rapporto tra l’uomo e Dio: una comunicazione continua, basata su un linguaggio assolutamente comprensibile per l’uomo, senza misteri, indovini, sibille… Fino ad arrivare addirittura ad incarnarsi, a diventare un uomo perché non ci siano fraintendimenti: quello che Dio vuole è scritto nella vita di Gesù, e quella vita è manifestata in quei quattro libri che chiamiamo vangeli.

Lì c’è la sapienza per vivere meglio, non serve andare sul tetto del mondo o nei deserti più desolati. E’ la Parola che ci dice qual è il cammino da percorrere per essere perfetti in Cristo, pur sapendo che non lo saremo mai: ci viene chiesto soltanto di intraprendere il cammino, il resto non tocca a noi  

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