Commissioni finalmente al via. Ma il centrodestra prepara il ricorso

Il caso delle Commissioni consiliari. Come si è arrivati allo sblocco. Come verranno divise. E l'ipotesi ricorso che è sempre in agguato

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Poche ore e il quadro delle commissioni consiliari del Comune di Latina sarà finalmente formato. Ci sono voluti quattro mesi, dalle elezioni del 3 e 4 ottobre, per arrivare alla convocazione delle commissioni consiliari, che venerdì e lunedì si insedieranno eleggendo i presidenti e i vice.

Ma non è ancora detto, perché il centrodestra ha in serbo un ricorso contro la delibera di Consiglio comunale. Quella con cui, due settimane fa, è stato approvato lo schema.

La battaglia su un seggio

Il sindaco Damiano Coletta

La battaglia – politica, s’intende – tra l’ormai opposizione di centrodestra e la maggioranza di governo del sindaco Damiano Coletta è andata avanti su un seggio: un braccio di ferro su come dividere i 110 seggi disponibili in 10 commissioni.

Se dividerli 55 a 55 oppure 56 a 54. Può sembrare poco, ma in quel seggio in più, cambiano completamente gli equilibri di Aula, in organi consiliari che hanno potere di indirizzo e analisi e voto degli atti, prima che questi arrivino in Consiglio, sebbene con pareri non vincolanti (il Consiglio è sempre sovrano e organo supremo). Alla fine, aveva vinto il “metodo Valeria Campagna, dal nome della capogruppo di Latina bene comune, il gruppo consiliare del movimento del sindaco Damiano Coletta: se il Consiglio è in parità (16 consiglieri per parte, sia maggioranza che opposizione), è corretto che così siano anche le commissioni, detta in soldoni.

Detta in linguaggio tecnico, prevedeva che i resti decimali venissero sommati separatamente agli interi, e attribuiti per coalizione. Un metodo supportato dal parere della segretaria generale, Rosa Iovinella (da fine gennaio trasferitasi alla Città metropolitana di Torino).

Il fronte contrario

Alessio Pagliari

Di diverso parere il centrodestra, in particolare dopo il “trasferimento” di Alessio Pagliari da Latina nel cuore alla Lega (dopo alcune settimane nel misto): la Lega chiedeva quindi che il metodo di attribuzione dei seggi vedesse i resti decimali sommati insieme agli interi e attribuiti ai singolo gruppo consiliare. Un metodo seguito per prassi dall’amministrazione, e supportato dal parere dell’Avvocatura comunale.

Prima la lotta sulla proposta di delibera di Consiglio comunale, poi il voto in Aula, con il centrodestra che si assenta. Infine, l’invio dei nominativi, pervenuti alla presidenza del Consiglio solo nella serata di lunedì, dopo che l’ultimatum del presidente Raimondo Tiero aveva dato venerdì come termine ultimo.

Martedì Tiero ultima il decreto di nomina, e convoca, finalmente, a distanza di quattro mesi dalle elezioni, gli organi. Cinque sedute venerdì, cinque sedute lunedì, ancora in videoconferenza, per eleggere i presidenti.

Il rischio ricorso

Ma rimane in piedi la possibilità che il centrodestra presenti ricorso. Apposta, due consiglieri comunali, offertisi volontari per firmarlo, non sono nelle commissioni: Gianluca Di Cocco (FdI) e Renzo Scalco (LnC). I loro seggi saranno al momento tenuti dai capigruppo.

La presidenza certa è quella della Trasparenza, che andrà a Fratelli d’Italia, che indicherà Andrea Chiarato. Sarà l’unica per il partito di Giorgia Meloni, in virtù del fatto che ha già la presidenza del Consiglio comunale. Altre quattro presidenze per il centrodestra sarebbero poi divise tra Lega e Latina nel cuore, con ogni probabilità 3 a 1.

Cinque le presidenze per la coalizione di governo, tra cui certa appare quella all’Urbanistica, per l’ex assessore ai Lavori pubblici, Emilio Ranieri. Commissioni, finalmente al via, ma centrodestra pronto al ricorso

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