La Finanza all’Asi per le carte con il Cosilam

Senza divisa, senza dare nell’occhio. In mano, una vecchia borsa sottile in pelle: hanno raggiunto il grattacielo Edera e imboccato l’ascensore a destra. Sulla pulsantiera hanno premuto il bottone con il numero ‘tredici’. E una volta al piano, i due signori in borghese e con la borsa hanno citofonato. Poco sopra il campanello, una tabella conferma che quella è la sede del Consorzio Asi: il consorzio per lo sviluppo industriale di Frosinone. A mandare lì i due sottufficiali della Guardia di Finanza è stata la Procura della Repubblica.

Hanno chiesto documenti precisi. Dalla borsa hanno estratto un foglio firmato dal procuratore capo di Cassino Luciano D’Emmanuele. Lì c’era l’elenco della documentazione da richiedere e da acquisire dopo averla fotocopiata. Gli uomini del colonnello Luigi Carbone hanno lavorato nella discrezione più totale per buona parte della mattinata.

A loro, il responsabile dell’ufficio di Pubblico Ministero nel palazzo di Giustizia di Cassino ha delegato una serie di verifiche. Sono relative ad un fascicolo d’indagine che è stato aperto da poco. E sul quale vige il riserbo assoluto.

Secondo alcune indiscrezioni, sono atti relativi ai rapporti tra il consorzio industriale Asi di Frosinone ed il suo omologo di Cassino, il Cosilam.

Tra i due enti esistono allo stesso tempo un contenzioso ed una società che li vede insieme in affari.

Il contenzioso è quello sui beni che i due enti si contendono: su tutti, il depuratore industriale di Cassino nel quale finiscono le acque dei principali stabilimento metalmeccanici. Appartiene all’Asi ma il Cosilam ne reclama la cessione. Un tema su cui si è già pronunciata la magistratura civile. Finora, in favore dell’Asi.

L’anello che unisce Asi e Cosilam è la società AeA per la gestione dei depuratori. A lei il Cosilam ha conferito la gestione dei suoi impianti, seguendo l’esempio dell’Asi che insieme al consorzio di Rieti ha costituito la società. Che senso ha una società privata, posseduta al 100% dai Consorzi, per fargli fare le stesse cose che loro stessi già facevano?

E’ quello che aveva chiesto nei mesi scorsi l’Autorità Garante della Concorrenza. L’authority aveva chiesto chiarimenti sui pareri rilasciati dalla Federazione Italiana Consorzi ed Enti Industriali, per capire sulla base di quali presupposti fosse stato fatto il conferimento dal Cosilam. Aveva sollevato dubbi pure sulla durata del contratto e sulle responsabilità in caso di mancati benefici.

L’altro capitolo che era stato portato all’attenzione della Guardia di Finanza nelle settimane scorse riguardava le assunzioni alla AeA.

Nessuno però è in grado di confermare che sia questo l’oggetto dell’indagine avviata dal procuratore D’Emmanuele. Un’indagine che al momento non ha ancora indagati.

Smentisce tutto il presidente dell’Asi Francesco De Angelis: «Non mi risulta che ci siano stati finanzieri nei nostri uffici in mattinata e non mi risulta che ci siano state acquisizioni di documenti».

Allora chi erano i due signori in borghese con la vecchia borsa di cuoio tra le mani?

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