Il triste confronto tra l’Ergife e Piazza del Popolo

Forza Italia e Lega sono distanti anni luce. I segnali partiti dalla convention dell'Ergife. E quelli di Salvini da Piazza del Popolo. Sta tutta lì la profondità dell'abisso.

Molte volte è il contesto a far comprendere la differenza. È la confezione ad anticipare cosa ci sarà all’interno del pacco.

Se l’iniziativa di Forza Italia all’Ergife voleva essere un segnale per Matteo Salvini ed il popolo del centrodestra è stato efficace. Ha descritto ciò che è oggi Forza Italia: un Partito lontano dalle piazze, distante dalla gente, elitario e non popolare. Ed anche con un po’ di puzza sotto al naso.

Qui Ergife

Ieri sul palco dell’Ergife di Roma c’erano Antonio Tajani, Lorenzo Cesa, Renato Brunetta, Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini.

Nessuno di loro ha detto una sola cosa nuova. Niente concetti nuovi, nessuna novità. L’unica eccezione è stato Andrea Ruggeri che ha detto una cosa tanto banale quanto semplice: puoi utilizzare tutti i metodi innovativi di comunicare ma se non cambi i “front man” non funzioni. 

La conferma arriva quando danno la parola ad un ragazzo di 26 o 27 anni che si dovrebbe occupare dei social: va a parlare in doppio petto. Nemmeno più Berlusconi le usa le giacche a doppio petto. Capisci bene che così vai in antipatia subito, con questa moda di emulare i potenti che furono. 

Sembra di assistere ad una parata del Politbureu negli ultimi anni di Breznev, con il leader tenuto in piedi a furia di naftalina e gerovital. Ognuno è la grigia copia di un passato che ormai ha fatto il suo tempo, Tranne dentro l’Ergife.

In tutto ciò riescono a rendere normale e simpatico Maurizio Gasparri: il che è tutto dire. Ma almeno, in tanti anni, quattro cose da dire, chiare e simpatiche, le ha acquisite.

Per il resto, il nulla ripetuto quasi per illudere e rassicurare se stessi che per attirare nuovi sostenitori.

Qui Piazza del Popolo

La scelta del luogo è tutto. Matteo Salvini sta all’aperto, sfida il Pd che rialza la testa. E va a parlare proprio in quella piazza nella quale c’è stato  il primo battito di cuore della sinistra dopo anni di letargo.

Cerca il confronto. Sfidando anche il proprio passato. La Lega era quella che insultava chi esponeva le bandiere tricolori nel corso delle loro feste. Invocavano la secessione ed il federalismo. Oggi ad accogliere il vice presidente del Consiglio sono stati fumogeni tricolori e le note del “Vincerò” dalla Turandot di Puccini.

Ha parlato di “piazza d’amore e speranza“, citando Martin Luther King, De Gasperi e Wojtyla. Ha scippato i miti e gli argomenti alla sinistra occupando la sua storica piazza.

Una tattica che ha introdotto Silvio Berlusconi. Quello del 1994 e non quello dell’Ergife.

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