Guerra tra periti, tutti rischiano il processo per i depuratori Asi: tranne De Angelis

La Procura Antimafia ha concluso le sue indagini sui depuratori Asi di Ceccano e Villa Santa Lucia. Accusati di avere risparmiato. Indagati il Consorzio Asi, la società in house AeA, la Navarra SpA e dodici persone. Unica richiesta di proscioglimento: per Francesco De Angelis

Un perito di fama dice che le analisi sono perfette e sono tutte quelle che vengono richieste dalle norme europee. Un altro perito, altrettanto famoso, dice che le analisi non sono attendibili e non sono sufficienti per dire che i depuratori dell’area industriale di Ceccano e di Cassino sono in regola.

L’inchiesta della Procura Antimafia di Roma si è conclusa. I sostituti procuratori della Repubblica Lina Cusano e Rita Caracuzzo ritengono di avere abbastanza indizi e fonti di prova per chiedere il processo a carico di dodici persone e tre aziende.

Sono accusati di avere violato vari aspetti della normativa sull’Ambiente: una decina di contestazioni in tutto, a vario titolo.

A rischiare il processo sono il direttore dell’area tecnica del Consorzio Asi di Frosinone Claudio Ferracci,  il responsabile delle problematiche ambientali dello stesso consorzio Mauro Sisti, l’amministratore della AeA (la società in house alla quale l’Asi ha delegato la gestione dei suoi depuratori) Riccardo Bianchi, il suo direttore tecnico Antonio Cavallaro, l’imprenditore Rosettano Navarra titolare dell’omonima impresa di Ferentino, l’imprenditore svizzero che ne ha preso il posto dal 2016 Enrico Casini. E poi il responsabile del laboratorio Palmer, il presidente del Consiglio d’Amministrazione ed il direttore del laboratorio Laser Lab, la firmataria del rapporto di prova della Theo Lab SpA, il firmatario del laboratorio Farm, l’ex direttore dell’Asi.

Nei prossimi 20 giorni hanno la possibilità di chiedere d’essere ascoltati, depositare memoriali e documenti, fornire nuovi elementi con i quali chiarire la loro posizione.

Ma sarà un po’ difficile che ci riescano.

 

I fanghi dei depuratori

L’accusa si concentra sui fanghi prodotti dal depuratore Asi in località Colle San Paolo a Ceccano e da quello in località Molino Arso a Villa Santa Lucia. Sono gli impianti che depurano le acque delle industrie della zona.

L’accusa sostiene che quei fanghi dovessero essere classificati come ‘pericolosi‘. Invece i responsabili li hanno classificati ‘non pericolosi‘. In questo modo – è l’ipotesi dell’Antimafia – venivano affidati per lo smaltimento alla Navarra SpA che gli applicava un prezzo più basso, facendo risparmiare ai cittadini oltre 668mila euro. (622mila su Ceccano e 46mila su Villa Santa Lucia)

Per la Procura è un ‘Illecito profitto di gestione‘: i magistrati ritengono che l’Asi dovesse spendere quei soldi in più per smaltire gli stessi fanghi. Perché? Ritiene che i fanghi fossero pericolosi e pertanto andassero trattati secondo una procedura diversa e molto più costosa.

Nel 2016 Asi passa la gestione alla nuova società in house AeA. Alla quale i magistrati rivolgono le stesse accuse per il periodo 2016 – 2017. In questo caso i magistrati ritengono che AeA abbia fatto risparmiare ai cittadini 141mila euro sui fanghi di Ceccano e 14mila su quelli di Villa Santa Lucia. Invece bisognava spenderli – ritengono – perché andava seguita una procedura diversa: quella per i fanghi pericolosi.

 

Un caso per l’Alta Corte Europea

Chi dice che quei fanghi erano pericolosi? Lo sostiene il perito incaricato dalla Procura della Repubblica: autorevole e di chiarissima fama. Chi dice che quei fanghi non siano pericolosi? Lo sostiene il perito incaricato dal Consorzio Asi di Frosinone, dalla AeA Srl e dalla Navarra Spa: autorevole e di chiarissima fama quanto il suo collega della controparte.

I due periti si sono già confrontati su un altro caso che ha riguardato la provincia di Frosinone. È l’inchiesta sui ‘codici a specchio’ che venivano attribuiti ai rifiuti in partenza da Roma ed arrivati in Ciociaria per essere lavorati e recuperati. Un perito sostiene che i controlli fatti sul territorio non fossero sufficienti, l’altro sostiene che fossero esattamente ciò che veniva indicato nella norma europea.

In quel caso, la loro esposizione è stata così dotta ed approfondita da arrivare fino ai magistrati della Suprema Corte di Cassazione. I quali – dopo avere ascoltato le lezioni dei due eminenti accademici – hanno preso una decisione. La Cassazione gli ha detto: andate all’Alta Corte Europea e chiedete a loro se i controlli fatti in provincia di Frosinone vanno bene o no, dal momento che la legge l’ha scritta l’Europa e l’Italia si è limitata ad applicarla.

 

Unico prosciolto Francesco De Angelis

Tra i dodici per i quali è partito l’Avviso di Conclusione Indagini non c’è un nome: quello del presidente Asi Francesco De Angelis. È l’unico per il quale la Procura ha avanzato la richiesta di Archiviazione.

Il sostituto procuratore Lina Cusano ha evidenziato al giudice che i difensori Domenico Marzi e Sandro Salera hanno prodotto documentazione inoppugnabile. Dalle carte emerge con certezza che il presidente aveva delegato le funzioni in materia ambientale. Non le aveva date ad un prestanome per spogliarsi delle responsabilità. Dagli atti è emerso che Francesco De Angelis le aveva affidate ad un funzionario competente, tecnicamente idoneo, professionalmente qualificato, dotandolo di un budget adeguato sul quale aveva ampia autonomia.

Per questo non dovrà fornire nessun chiarimento.

 

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