Il coraggio di dire che non ci sono elementi

Senza ricevuta di ritorno. La raccomandata del direttore su un fatto del giorno. La buona giustizia non è quella che manda all’ergastolo e sazia la voglia di forca. E’ quella che ha il coraggio di dire, dopo otto anni, che non ci sono elementi.

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Uno dei simboli della magistratura italiana è l’epopea di Mani Pulite. I trenta anni che ci separano da quei fatti che cambiarono l’Italia consentono una rilettura più storica e meno giudiziaria, più umana e meno giustizialista.

Tra i simboli di quel pool, Antonio Di Pietro ha seguito la strada della politica che si illudeva di avere bonificato; scoperta l’illusione ora si occupa di agricoltura nel suo Molise.

Gerardo Colombo porta le stigmate di colui che era obbligato dal Codice a perseguire. Ma che avrebbe volentieri combattuto la corruzione con ben altri strumenti che il carcere e la detenzione. Non indossa più la toga, per scelta prima che per età pensionabile. Perché giudicare gli altri gli era diventato sempre più difficile: poneva sempre più l’uomo al centro, il suo recupero più che la sua punizione.

Il coraggio di non giudicare

Occorre coraggio per giudicare. Soprattutto per dire: non possiamo giudicare. Ancora di più se per giungere a quella risoluzione ci sono voluti quasi dieci anni.

Coraggio che ha messo in campo in queste ore il sostituto procuratore di Frosinone Vittorio Misiti. Si è assunto l’onere di dire alla folla di sadici e “tricoteuses” non paganti già piazzate davanti al patibolo che no, questa volta non ci sarà alcun pubblico ludibrio, non ci sarà nessun capro nero da sgozzare saziando le colpe di tutti quanti. 

Lui che è il magistrato della pubblica accusa, nelle ore scorse ha detto che non ha elementi per chiedere la condanna di Cesare Fardelli e dei suoi più stretti collaboratori. Per un caso del 2014: l’immensa montagna di rifiuti che sta ancora in via Le Lame a Frosinone, coperta da teli neri. Quella montagna salvò la Ciociaria dal caos di anni prima quando venne chiusa Malagrotta e qui non avevamo uno straccio di impianto.

Solo dopo arrivò Francesco Scalia, il congelamento dei sindaci, la nomina di un commissario per realizzare la Saf di Colfelice. Che fino ad oggi ci ha evitato nuovi mostri ambientali come Via Le Lame.

La discarica di Via Le Lame a Frosinone

Fardelli e gli altri vennero accusati di non avere bonificato e così evitato che quella massa di rifiuti inquinasse le falde.  Lui era diventato presidente della Saf anni dopo via Le Lame e quella montagna l’aveva ereditata. Per questo il dottor Misiti ha chiesto l’assoluzione: perché non ci sono elementi per dire che la responsabilità sia la loro. Gli sarebbe stato più facile buttare la palla verso la porta ed attendere il verdetto dei giudici.

In realtà la buona giustizia non è quella che manda all’ergastolo e sazia la voglia di forca. E’ quella che ha il coraggio di dire, dopo otto anni, che non ci sono elementi: rispettando la sofferenza dei Colombo, i doveri del Codice, e le libertà dei cittadini scritte nella Costituzione.

Senza Ricevuta di Ritorno

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