Isabelita stritolata nella morsa nazionale tra Matteo e Nicola

Isabelita Mastrobuono si sta innervosendo. Ha già fatto le valigie, staccato dalle pareti le foto ed i diplomi, svuotato la scrivania: le resta da chiudere il gas e l’acqua prima di avviarsi a prendere il treno per raggiungere il suo nuovo impero allo Spallanzani di Roma. Ma la telefonata non arriva.

All’inizio le avevano detto che era questione di giorni, un paio di settimane al massimo. Invece è passato più di un mese da quando Nicola Zingaretti aveva annunciato Urbi et Orbi che la professoressa Isabella Mastrobuono avrebbe lasciato la Asl di Frosinone per assumere la direzione generale dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, struttura in primissima linea nella gestione dell’emergenza sanitaria in occasione dell’imminente Giubileo, ma sopratutto punta avanzata nel programma europeo della lotta alle malattie infettive.  Possibile che Nicola si sia giocato la faccia in questo modo?

Il governatore del Lazio aveva compiuto un piccolo capolavoro diplomatico – politico per creare quell’incarico così prestigioso alla professoressa Isabella Mastrobuono: lo Spallanzani è competenza del Ministero della Salute e lui era riuscito a trovare un accordo con il ministro Beatrice Lorenzin per sdoppiare amministrativamente quel colosso, metterne una parte fondamentale sotto la guida della Regione Lazio, designare la manager, togliendola oltretutto da Frosinone in modo da mettere fine al tarlo nelle orecchie che era diventato Mauro Buschini .

Cosa non ha funzionato? O meglio: cosa si è inceppato?

All’inizio si era detto che il problema fosse la successione alla guida della Asl di Frosinone. Falso: In Regione Lazio c’è sovrabbondanza di manager da ricollocare adesso che verranno accorpate le Asl romane, ci sono nomi di assoluta eccellenza: certo non faranno i salti di gioia per essere stati deportati a Frosinone, ma meglio una Asl in Ciociaria che il nulla a casa.

Poi si è ipotizzato che a Roma non volessero Isabella Mastrobuono perché, in un colpo solo, avrebbe scavalcato tutta la attuale catena di comando piazzandosi sulla testa dell’attuale direttore scientifico che nello Spallanzani è una specie di imperatore. Falso (almeno secondo quanto assicura Isabelita): Isabella Mastrobuono ed il professor Giuseppe Ippolito erano gli allievi prediletti dell’ex ministro della Sanità Elio Guzzanti, sono sempre andati d’amore e d’accordo considerandosi reciprocamente fratello e sorella; anzi, una versione assicura che il professor Ippolito accetterebbe solo Isabella Mastrobuono come direttore generale perché con lei alla guida di conti e burocrazia lui potrebbe concentrarsi sulla sua amata ricerca scientifica.

Infine si è detto che Nicola Zingaretti non potrebbe firmare nomine a causa di un recente provvedimento dell’Anticorruzione. Falso: il provvedimento non è esecutivo, non è nemmeno definito, e comunque uno che firma si trova sempre.

Allora cosa c’è che sta inceppando l’iter. Una fonte romana dice che Isabelita si è trovata stretta nella morsa tra Nicola Zingaretti e Matteo Renzi . E che quella firma che non arriva dal Ministero della Salute proprio per creare pressione ed imbarazzo sul governatore del Lazio, ricordargli che se vuole qualcosa dal Governo è sempre Matteo quello che deve chiamare. Ma i rapporti tra i due sono ‘distaccati’: il premier sa che il governatore è l’unico che potrebbe fargli ombra in un prossimo futuro: perché ha governato la provincia di Roma e la Regione Lazio senza essere toccato da uno schizzo di fango (fino ad ora), perché ha la fama di uno che realizza le cose, ha la reputazione di uno onesto, senza fare storie sta ripianando il debito della Sanità laziale che è come dire – con le dovute proporzioni – azzero i debiti del Paese, sta riportando gli indicatori dell’economia regionale verso il segno positivo.

Meglio tenerlo sotto pressione uno così. E Isabelita però resta nella morsa.

Intanto in provincia di Frosinone continua il tentativo di accreditare un manager del posto: chiunque sia, purché sia uno che sia sottomesso alla politica locale e possa fare i favori ai potenti di turno che basano il loro consenso sullo spostamento dei portantini, la promozione dei primari, le assunzioni a tre mesi. Scrive Ciociaria Oggi

Nelle ultime ore il nome caldeggiato alla Pisana da una parte della politica locale è quello del dottor Narciso Mostarda, professionista del territorio. Affermato psichiatra, Mostarda in passato ha anche svolto attività politica a Frosinone e ha una robusta esperienza come dirigente della sanità. Fra le altre cose in questo momento è evidente che la classe politica locale avverte la necessità di dare un segnale, di far vedere che riesce ad incidere su processi così importanti. Ma è evidente che alla fine le scelte verranno prese dal presidente Nicola Zingaretti e da Alessio D’Amato, responsabile della cabina di regia sulla sanità alla Pisana. È con loro che bisogna confrontarsi.

Coma a dire: se ci mandano un romano, la colpa non è la nostra ma prendetevela con Zingaretti. Che è ad un bivio: se vuole mantenere in ordine i conti della Sanità manderà Vitaliano De Salazaar o lascerà come facente funzioni il dottor Mario Piccoli Mazzini che è l’attuale numero 2 di Isabella Mastrobuono; se vuole accontentare la politica locale manderà un Renato Sponzilli o un Narciso Mostarda, magari solo negli ultimi sei mesi. Per dare l’impressione che anche la politica locale conta qualcosa.

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