La neve cade sulla vita di Ada (di A. Tagliaferri)

Torna al lavoro Ada Tagliaferri. Ancora nel reparto delle Chemio. A pulire tra la vita dei pazienti. Lì dove è ancora possibile qualche sorriso

Ada Tagliaferri
Ada Tagliaferri

Infermiera mancata con la vocazione per la pulizia, di ospedali e di anime. Un viaggio all'alba e al tramonto tra corsie e barelle

La neve scende piano, il silenzio avvolge il paesaggio e i pensieri volano. Ogni anno a gennaio si fa il punto e ci si prefigge degli obiettivi: dieta, palestra, mettere qualche soldo da parte…. Sistematicamente non si riesce a fare nulla. Per questo 2019 Ada ha un’idea, un desiderio, quello di tagliare con il superfluo, colleghi, amicizie, le zavorre della vita andranno tagliate.

Troppe persone intorno a noi ci rubano pezzi d’anima e troppe volte perdiamo tempo per aiutare chi non se lo merita e non lo vuole. Ada ha imparato molto nel reparto in cui lavora da ormai diversi mesi. All’inizio lo aveva preso come una punizione, poi ha capito che quella più che una punizione sarebbe stata una possibilità, di crescita, di comprensione, di amare.

Ci sono cose nella vita che non possiamo controllare, allora bisogna fare i conti con il destino, balordo, dispettoso, cattivo e incomprensibile. La neve scende piano sul viso di Ada e nella sua testa scorrono immagini, volti, pensieri.

Poi una voce, “Signòò, si nun ti levi te fionno sotto la machina!”. Ottimo modo per iniziare il 2019. Ed eccola di nuovo lì Ada con la sua divisa e le sue calzature comode, ma stavolta ha indossato doppio paio di calzini che il freddo si fa sentire.

Entra in reparto, Gabriele corre con delle provette in mano e a stento la saluta. “Ciao signò, te vulevo presentà Annarita, guarda chi bella!” eccolo là, Adolfo, il giovinotto che sotto l’albero aveva “trovato” una pallina in più. (leggi qui Quella pallina in più che può portarti via i sogni a 28 anni (di A. Tagliaferri)) Con lui la famosa Annarita, capelli neri e lunghi, trucco pesante che la sera ci vorrà l’acquaragia per pulire il viso, unghie piene di brillantini e sorriso bianco immacolato in una cornice di labbra rosso ciliegia.

Stivaloni e forme tonde. Se ci si fermasse alla prima impressione si penserebbe a una ragazza superficiale, anche Ada in realtà lo aveva pensato. “Ah, si tu la signora Ada? L’amore mio m’ha parlato assai di te! T’ho fatto n’ciambelone co le uova de casa e i limoni del giardino mio. Menomale che sto scemo ha incontrato a te, che sennò mi spezzava il cuore”.

Adolfo alla fine ha parlato con la sua futura sposa che, invece di lasciarlo come aveva temuto lui, lo ha ascoltato. Hanno prenotato una visita con uno specialista e dopo lo ha assistito per l’intervento di rimozione. “Ada, m’hanno pure già messo la protesi” esclama soddisfatto il ragazzone toccandosi il cavallo della tuta.

Ada mai avrebbe pensato di vedere quella espressione di soddisfazione in quel reparto. La dottoressa ha detto alla giovane coppia che i figli potranno venire, magari in previsione della radio è bene aspettare, ma Adolfo potrà diventare padre anche con un solo testicolo.

Ma si Ada, io mica mi voglio subito mettere a fare la madre, mi voglio fare un po’ di anni da donna sposata”.

La giovane appariscente parla con Ada come se fosse una vecchia conoscente e le mette in mano un ciambellone profumato e altissimo dall’odore di limone, avvolto in uno strofinaccio di stoffa, non vedeva i dolci confezionati così da decenni. “Te lo poi pure tenè, così poi quando lo vedi ce pensi e pensi alla palla di Adolfo!”.

Una risata roboante e invadente, esagerata come quel trucco, invade la sala d’attesa e Gabriele appare

Ehi, c’è gente che sta male, un po’ di contegno!”. Anche quel ragazzone sta male, ha davanti a sè un periodo di radio, controlli e un matrimonio da organizzare, ma ride con la sua futura moglie di quel testicolo che non c’è più.

Ada saluta, passa nello spogliatoio per lasciare quel tesoro di pasticceria casalinga, e prosegue con il giro. Entra in sala infusione, ormai sa come fare, in maniera silenziosa e delicata, in punta di piedi inizia a svuotare quei cestini di carta. Ripensa con il sorriso stampato in faccia a quei due ragazzi. E mentre la sua mente è in mood positivo viene distratta dalle lamentele di una paziente

È mai possibile che non riesce a darsi una regola? Mica sta male solo lei! Io combatto con una nausea fortissima!”,

E mica è colpa mia, esce e basta! Attappati il naso” risponde un’altra.

Due poltrone più in là un signore esausto volge lo sguardo al cielo. Ada ormai è parte della sala, e si avvicina all’uomo “Giusè, che succede?”.

Che ne parliamo a fa! Una rutta e scoreggia, l’altra urla e si lamenta. Intanto qua dentro non si riesce a stare per la puzza e le urla. Io sparerei a tutte e due!”. Insomma questione di aria il motivo della guerra.

Io ti consiglio di farti i fatti tuoi! Sono due streghe, si lamentano per tutto, ci mancavano solo i rutti e le scoregge, praticamente siamo al circo. Poi pare che sono malate solo loro. Per me puzzano anche solo per il deodorante che hanno entrambe. Ma se po’ avè na singola? Anche vista muro, meglio il muro che ste du cozze!”. Giuseppe è frustrato, la sua prostata lo ha messo al palo e ora sembra aver ricevuto anche qualche notiziaccia, ma sembra che al confronto la permanenza nella sala con le due signore sia una punizione peggiore.

Ada decide di seguire il consiglio di Giuseppe e cerca di passare accanto alle due in silenzio “Ecco, ora chiediamo a lei. Signò, la senti sta puzza? Si può stare con questa puzza? Manco le finestre possiamo aprire! Questa il cancro me lo mischia con st’aria mortale!”.

Ha parlato la regina! Ti levi le scarpe e ci ammazzi tutti e parli pure? Io oggi sto male!”.

Una scena che ha dell’assurdo. Tutti in questa stanza sono malati, ora stanno litigando per le puzze e rivendicano uno stato peggiore dell’altra per avere più rispetto e più giustificazioni ai cattivi odori che emanano.

Ada è con le spalle al muro, si gira verso Giuseppe che sibila “Te l’avevo detto” e fa spallucce. Arriva a salvarla Gabriele che bonariamente sgrida tutti, “Dai su, ci siamo quasi, vi manca un’ora e poi tutti a far puzzette a casa propria. Vi mettiamo a giorni alterni, così ci teniamo le puzzette di una alla volta!”.

Ada sguscia fuori. “Questo malessere è costante, a un certo punto si supera un livello che normalmente viene considerato accettabile, cadono limiti e imbarazzi e non ci sono più filtri. Sono come bambini qui dentro”.

Gabriele riprende a fare le sue cose, tra fogli, cartelle e annotazioni. Ada resta lì, in questo reparto non si finisce mai di partecipare, volontariamente o involontariamente, agli aspetti della vita nella sua completezza. Oggi anche alla guerra delle puzze.