L’amore dei ragazzi… più potente della chemio (di A. Tagliaferri)

FOTO: © Can Stock Photo / Bialasiewicz

Il diario di Ada Tagliaferri. L'amore dei ragazzi... più forte del tumore, più della notizia che gli altri non hanno il coraggio di dare. Più potente della chemio...

Ada Tagliaferri
Ada Tagliaferri

Infermiera mancata con la vocazione per la pulizia, di ospedali e di anime. Un viaggio all'alba e al tramonto tra corsie e barelle

Ada è felice, questa settimana è stilista per un obiettivo di gioia, il costume di Carnevale di Grazia. Quest’anno se lo è disegnato da sola e ha chiesto alla sua mamma di realizzarlo insieme a lei. E’ quasi pronto e Ada è felice di fare qualcosa insieme alla figlia.

Sale a passo svelta diretta al reparto, vuole mostrare a Gabriele come procedono i lavori. Ma quando entra rimane contrariata davanti alla scrivania, c’è un altro infermiere. “E tu chi sei?“.

Buongiorno anche a te stella! Io sarei Antonio e tu chi sei?“.

Io sono Ada. Dove sta Gabriele?“.

Ah si Ada, me l’aveva detto Gabriele che ti sarebbe venuto un coccolone. Sono Antonio, darò una mano per un po’. Gabriele è andato in laboratorio, calmati. Adesso risale“.

Ada osserva il nuovo arrivato, emana un forte odore di muschio bianco e ha i capelli crespi crespi, sembrano le setole di un tappetino in bambù. Si rimette in tasca il telefono con la sua creazione e inizia le sue pulizie.

In sala infusione oggi ci sono due ragazzetti che parlano fitto fitto. Lui ha un berretto di lana, è bianco ed emaciato e ha un monociglio che spicca sul visetto smagrito. A fianco a lui una bella ragazzetta, con felpa e jeans. Ridono, scherzano. Sembra di essere in un bar e non in una sala d’infusione di chemioterapia.

Che ridete voi la?‘” chiede curiosa Ada. Per la prima volta c’è una fonte di energia pura e dura in quella stanza.

Appena mi riprendo ce ne andiamo a fare un viaggio. In Europa, un interrail. Una figata pazzesca” esclama lui.

Lei sorride “Si. Appena il medico ci darà il permesso andremo, tanto sappiamo come fare in caso d’emergenza“. Sono belli. Lui si chiama Giorgio, ha 19 anni e mezzo, ma deve ancora finire le superiori perchè una forma di leucemia diagnosticata quando aveva 16 anni gli ha portato via un po’ di tempo ed è rimasto lontano dai banchi. Lei invece è Sabrina, il fratello Emanuele era in classe con Giorgio e così lo conosce da tempo. Ma fino a un anno e mezzo fa non l’aveva mai cagata, come dice lei.

Sono bellissimi, Ada li guarda ammaliata, li invidia perchè il solo sfiorarsi la mano li manda in escandescenza. Non ricorda più come si fa, ma quella sensazione la ricorda bene. Non c’entra il sesso o la parte fisica, è un’emozione che ti da una scossa è la curiosità, l’ingordigia di vivere.

Lasciaci l’indirizzo, ti mandiamo qualche cartolina“. Sono lì, davanti a lei, Giorgio e Sabrina, che programmano la vacanza davanti al tablet, litigano su cosa mettere negli zaini. Lui è collegato all’infusore e dalla sacca scende la medicina, composto chimico tossico, ma lui è vita allo stato puro. Poi accade il top, lei caccia dalla borsetta uno smalto nero e lui inizia a metterglielo. La sua manona da adolescente trema, il prodotto esce e sporca i polpastrelli, ma lei lascia fare, lui può fare tutto.

Osservo gli altri nella stanza, che storcono il naso e si lamentano per quell’odore. Sicuramente un po’ fastidioso, ma Ada lo sa, ne è convinta, sono tutti gelosi, vorrebbero un centesimo di quella gioia, vorrebbero rivivere anche solo per pochi istanti quelle emozioni.

Quando Ada esce, sempre alla ricerca di Gabriele, incontra due signore che chiacchierano. Sono le mamme di Giorgio e Sabrina. Ada sorride loro “I ragazzi stanno preparando già i bagagli. Misà che partono appena lo staccano“. Lucia, la mamma di Sabrina ha un sussulto, Mirella invece, con un tono posato e cordiale spiega: “Non credo che riusciranno a viaggiare per l’Europa. La leucemia di Giorgio è chemioresistente. Il trapianto di midollo ci aveva fatto sperare, ma non è andata poi così bene. Adesso si è sviluppata una forma tumorale all’osso della gamba, in realtà i medici hanno paventato un’amputazione. Abbiamo pensato di non dire niente a loro, sono troppo belli. Si conoscono da quando erano piccoli, poi si sono fidanzati quando Giorgio aveva deciso di lasciarsi andare, Sabrina lo ha fatto rivivere. Forse non è la scelta più giusta per qualcuno, ma una decisione andava presa. Abbiamo scelto il silenzio“.

Ada sente un dolore fortissimo, un colpo secco, forte, cattivo allo stomaco. In momenti come questi desidera scappare, andare via, fuggire, lasciare qual luogo che, anche quando sembra dare speranza, poi offre solo profondo dolore. Dimentica il motivo per cui è uscita dalla stanza e rientra.

Loro sono lì, lei li fissa, ma il suo sguardo è diverso. Vede Sabrina massaggiare la gamba sinistra di Giorgio. Si avvicina e continua a fissare la gamba. Giorgio da un colpetto alla spalla di Sabrina: “Le hanno detto della gamba!“. Ada volge lo sguardo impaurita, pensa di aver fatto qualche guaio.

Tranquilla. Sappiamo della gamba. Sono maggiorenne e i medici a Roma mi hanno detto tutto. Sono io che ho detto loro di fare finta di niente con mamma. Così lei pensa che io non lo so, ed è più tranquilla per me. Quando arriverà il tempo di tagliare amen!“.

Ada non capisce. “Ma voi state facendo progetti!“.

E certo! Mica non si vive senza una gamba! Bebe Vio senza due gambe e due braccia ha vinto medaglie, girato il modo, guadagna sicuramente molto di più di tanti che possono correre e scaccolarsi il naso e su una cosa siamo certi: Gira il mondo. Io voglio studiare Ingegneria, mica lo faccio con la gamba, mi serve la testa e semmai, un po’ di forza di volontà“.

Senza una gamba si vive, si ride, si scherza, si fanno mille cose. Ormai non avere una gamba non significa nulla, si può guidare e andare in moto addirittura, figuramoci prendere un treno!” chiosa sorridente Sabrina. “Gli faccio le coccoline alla gamba così per ricordarmi com’è. Così quando non ci sarà più sarà stata una gamba amata!“.

Ma questi ragazzi sono due geni, pensa Ada. Il mondo in questo reparto è un universo parallelo e, nonostante tutto, è bello conoscere le anime che lo popolano. Ada esce dalla stanza, è sollevata, sorride a Lucia e Mirella. Si siede sulla scrivania “Ancora? Gabriele non è tornato!“.

Dai Antò, ti offro un caffè. Raccontami chi sei“.