Renzi non vuole il congresso, a Zingaretti non resta che lo strappo

Nel pieno della tempesta finanziaria perfetta, con il governo gialloverde che annaspa tra manine e scontri furibondi, l’ex rottamatore alla Leopolda rottama l’ipotesi di un congresso chiarificatore. Nicola Zingaretti non avrà alternative che quella di procedere lungo la sua strada. Qualunque cosa succeda

Dal 2008 al 2018 il Pd ha perso il 50 per cento dei voti: da 12 milioni è sceso a 6.

Secondo Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria nazionale del Partito “perché è stato dentro un modello economico che ha accresciuto la diseguaglianza”. Ripete il presidente della Regione Lazio: “La ricchezza non è stata redistribuita secondo equità. Eppure questo tema non è stato avvertito all’interno del Partito e nemmeno nella sinistra europea. Quando la politica non risolve il problema, lo fa l’antipolitica”.

Poi c’è un secondo motivo a detta di Zingaretti: “L’io assoluto ha avuto la prevalenza sul noi. Viviamo in una dimensione della democrazia che si trasforma in egocrazia”.

Nel frattempo in questa settimana in Italia si è abbattuta la tempesta perfetta.

Prima la bocciatura della manovra da parte dell’Unione Europea, poi la lettera consegnata da Moscovici al ministro Giovanni Tria, quindi il declassamento del rating da parte di Moody’s.

Come se non bastasse gli investitori esteri fuggono: solo ad agosto sono stati venduti titoli italiani per un valore di 17 miliardi di euro. Il segno che nessuno si fida.

Nel frattempo sul condono di verifica la prima vera spaccatura tra Lega e Cinque Stelle, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Con evocazione di manine e facce feroci.

In tutto questo Matteo Renzi, a margine dell’apertura dei lavori della Leopolda 9, non trova meglio da dire se non che in questo momento nel Pd la priorità non è il Congresso.

Vuol dire che non si schioda, che a guidare il Partito resterà quella stessa classe dirigente, la sua, che ha portato il maggior Partito della sinistra italiana stabilmente sotto il 20%. Perdendo tutto quello che si poteva perdere. Senza uno straccio di autocritica.

Nicola Zingaretti si metta l’anima in pace: il congresso non lo faranno celebrare prima di aver trovato una soluzione per impedirne la vittoria. Guardi avanti il presidente del Lazio. È l’ora dello strappo definitivo.