L’importanza di non chiamarsi Coletta

Lo strano caso del dottor Emiliano Coletta. Chiamato in prima linea nei drammatici giorni del Covid insieme ad altri sessanta giovanissimi medici come lui. Il contratto rinnovato di anno in anno. Fino a fine ottobre. Ad uno solo niente rinnovo. È il figlio dell'ex sindaco Damiano Coletta.

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina

Giulio Andreotti

Destinazione Dubai. Via dalle corsie affollate, via dai Pronto Soccorso dove il rischio di aggressione è ormai certezza. Via da una Sanità che fa acqua. Il camice finisce in valigia insieme allo stetoscopio ed al costume da bagno. Sono già cinquanta i medici che in appena sei mesi hanno deciso di lasciare gli ospedali del Lazio per andare a lavorare in una delle moderne strutture nel Golfo Persico.

Il TgR del Lazio nelle ore scorse gli ha dedicato un servizio. Dal quale emerge che non solo i 50 dottori hanno chiesto di andare via. Ma anche 25 infermieri, 7 fisioterapisti, 5 farmacisti, 5 ostetrici, 3 logopedisti, 2 dietisti e 3 podologi: di questi, il 90% vengono dal Servizio sanitario nazionale. In tutta Italia tra maggio e ottobre ci sono state ben 1700 richieste, di cui 850 da specialisti e 600 da infermieri.

Eroi ma solo se servono

Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

Stipendi più alti, zero tribù di avvocati che cercano il pelo nella garza per fare causa e spillare un risarcimento, nessun Ispettorato del Lavoro che multa chi fa troppe ore nei giorni convulsi del Covid, nessun rischio di aggressione. Mentre la Sanità del Lazio e di tutta Italia è alla prese con la carenza di medici e operatori è in corso un vero e proprio esodo di professionisti verso l’estero.

La scuola clinica italiana è una delle migliori al mondo. Perché prima forma i medici e poi li specializza. Le altre scuole cliniche puntano ad accorciare i tempi e super professionalizzare. Ma così se ti occupi del fegato ed il paziente ha un tumore grosso così al polmone rischi di non farci caso. In Europa, in America, ora anche a Dubai, i medici Italiani sono merce pregiata.

Questo è lo stato dell’arte: mancano i medici in Italia, nel Lazio, a Latina. E la storia si fa singolare. Allora nel 2020, marzo, in piena emergenza Covid vengono chiamati dalle Asl del Lazio tutti quelli in grado di stare in una corsia. Tornano a mettere il camice e la mascherina i medici andati in pensione negli ultimi anni, gli specializzandi dell’ultimo anno, i medici della sanità militare. Tutti dentro e tutti in prima linea. A Latina decine di giovani medici (quasi 60 ragazzi) vengono catapultati al fronte per far fronte al dramma in corso.

Il peso del nome Coletta

Damiano Coletta

Tra questi c’è il figlio del sindaco Damiano Coletta, Emiliano. Il giovane Coletta fa il suo, come gli altri. Come lui furono tanti in Italia: in Tv li chiamavano angeli e ad un certo punto erano venerati più di Sant’Antonio da Padova. Contratti a tempo ma rinnovati di anno in anno. I ragazzi erano e sono veramente bravi. Nessuno di loro ha avuto rilievi, nessuno è stato segnalato per negligenze, tanto che tutti, (leggasi bene: tutti) sono sempre stati confermati. Sino ad ora. Ma ora?

Ora su 61 giovani medici, uno, uno solo, non è stato confermato. Ma è stato mandato a casa. Chi è? Emiliano Coletta che al pari degli altri non ha comoiuto negligenze, errori, mancanze.

Circostanza che autorizza a giocare con il titolo della commedia di Oscar Wilde “L’importanza di chiamarsi Ernesto“, che gioca sul ruolo sociale che è determinato dal nome. In questo caso il dubbio è che sia importante non chiamarsi Coletta.

L’amarezza del dottore

Emiliano Coletta

Lui lo racconta sulla sua pagina Facebook. “Finisce oggi, per mancato rinnovo, una magnifica esperienza lunga tre anni e mezzo. Che mi ha fatto crescere professionalmente, ma soprattutto umanamente”.

Ricorda l’esordio in corsia e quei giorni drammatici. “La chiamata arrivata a marzo 2020, in piena pandemia, quando i reparti erano a corto di personale tra malattie e pensioni anticipate. Il numero di decessi da Covid era alle stelle e non si vedeva un accenno di luce in fondo al tunnel”.

Di anno in anno arrivano i rinnovi, per lui e per tutto il battaglione di ragazzi arruolato in fretta e furia. E con il passare del tempo, aumentano le responsabilità. “A maggio 2022 una volta terminato lo stato di emergenza c’è il trasferimento in Cardiologia e in Medicina Nucleare dove mi venivano conferiti incarichi di responsabilità: prove da sforzo ASL, scintigrafie miocardiche ed attività ambulatoriali sul territorio”.

Poi si arriva al momento del rinnovo annuale, come ogni anno. “Ad ottobre 2023 scopro che l’unico contratto Covid non rinnovato è il mio. Sicuramente deluso e fortemente dispiaciuto, faccio tesoro degli insegnamenti dei colleghi (medici, infermieri…) perché grazie a loro ho appreso tanto in questi 42 mesi, andando avanti per la mia strada a testa alta. Orgoglioso a vita per il contributo dato alla mia città in un momento di bisogno”.

Una spinta al contrario

Odio i privilegi ma anche e allo steso modo gli svantaggi. Il mondo è nelle opportunità eguali per tutti non per le pene per ciascuno. Raccontiamo, ed ho raccontato, tanto di ingiusti privilegi ma ora dover raccontare di un handicapp… 

Dalle mie parti a chi barava nella gara della vita dicevano “ma che sei figlio a Torlonia?” . Ora c’è il rischio di pagare l’essere figlio di e… “questo manco è bene, anzi è male assai”.

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