I panni non vanno da soli nella lavatrice (Mamma ciociara)

La lavatrice, oggetto misterioso nelle famiglie: del tutto trasparente ed invisibile per gli uomini, estasi di tecnologia per le donne. In casa di Mamma Ciociara è arrivato il momento di cambiare la lavatrice...

Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

L’estate porta con sé tante belle cose, il sole, il mare, le ferie e il cocomero… Un solo grande punto accomuna tutto e come un filo conduttore attraversa tutte le stagioni di tutta l’esistenza di mamma….i cazz di panni sporchi.

In casa c’è lei, una grande amica di mamma, quella con cui la matriarca comunica di più e che conosce ogni difetto di grandi e piccini. Lei, quella che papà continua a ignorare dopo anni di convivenza… ogni volta è sempre una novità da conoscere. La lavatrice.

 

La lavatrice

La mamma ha provato a spiegare a papà che quel cubo bianco presente in bagno non è un oggetto artistico ma un elettrodomestico fighissimo. Ha anche messo degli adesivi colorati sui pulsanti come le pianole per bambini: ogni formula di colori regala una sinfonia. Se papà ci azzecca potrebbe uscirci un prelavaggio colorato con centrifuga 600 giri.

Ma papà davanti alla lavatrice diventa daltonico… non c è niente da fare.

Il ciclo della lavatrice è come quello dell’acqua… infinito e la mamma lo sa. I vestiti sono puliti, indossati, sporcati, lavati, stesi (mamma non stira più i panni dal terzo mese di convivenza) rimessi negli armadi (per i più fortunati, gli altri dovranno cercare altrove) e il ciclo ricomicia.

Unico strappo alla regola: urgenza mutande… quelle non sono mai abbastanza e il cassetto è sempre sprovvisto.

 

I panni non vanno da soli a lavarsi

Mamma si prefigge l’obiettivo: insegnare alla”squadra” a portare almeno i cumuli di vestiti sporchi nell’area del cesto preposto. Perché papà fin dall’infanzia si è convinto che i vestiti sporchi si smaterializzino dal pavimento per tornare come nuovi nei cassetti.

I calzini invece vengono nascosti… esclusi quelli in cotone la spugna dopo il secondo lavaggio diventa uno strumento di tortura medievale.

La Mamma parte “ehi tu quando hai finito la doccia raccogli tutto. I bianchi in lavatrice il resto nel cesto“. A doccia finita papà si sente come Roberto Bolle, ma senza conchiglia giusto un lupino, e piroetta in camera da letto dove trascorre venti minuti a cercare un paio di calzini morbidi e la mutanda quella verde e grigia.

La mamma: “Hai messo via i panni sporchi?”

E papà “No diamine… mi sono appena lavato… Ora vado“.

La mamma decide di dare fiducia a quell’uomo che ha scelto come compagno di vita… Ma sbaglia perché quell’uomo in mutande e abbrutimento si spalma sul letto a vedere video su un cazzo di rigore dubbio del ’93.

 

Lavasciuga, il sogno proibito

La mamma rinuncia e sogna ad occhi aperti quella lavatrice… quella lavasciuga meravigliosa, quella che ha i sensori per capire colore, taglia, tessuto e asciuga il bucato… Nei suoi sogni quel macchinario ha un’anima e un nome.

Una cosa del genere non può esistere e invece esiste e ce l’ha lei quella grandissima stronza della mamma di Matteo che comunque ha anche la cameriera e quindi non avrebbe problemi di bucato da affrontare in prima persona.

Se mamma quella donna la odiava per principio… quando ha saputo alla cena di classe che la signora era in possesso del macchinario dei suoi sogni (che oltre a vibrare pulisce e asciuga) ora ha praticamente giurato guerra armata.

Una sera come tante, dopo aver raccolto decine tra mutande, calzini, canottiere e completini di pappa pig, frozen e pjmasks ci prova: “Sai caro…”

 

Me la compri?

Gelo… Papà alza lo sguardo… In quel momento il rigore dubbio può aspettare… Caro significa richiesta ufficiale o di un acquisto o di una grande inculata familiare

Sai caro….La lavatrice è quasi arrivata…non ce la fa più. Dovremmo cambiarla e prenderne un’altra…Già l’ho vista!“.

Papà è sempre più bloccato, freddo… Prova a intrattenersi con la prole e dialoga con un cucciolo d’uomo che nel seggiolone lo guarda divertito come chi sa di vedere uno che sta per essere sbranato da lei, la grande mamma.

Il papà si sente sbeffeggiato “Tu piccolo ingrato essere…sei proprio figlio di tua madre“.

Lei incalza: “Hai capito?? L’ho vista..so dov’è“.

E lui si gioca la carta della filosofia “Io pure vorrei tante cose, cose di cui ho bisogno e che mi renderebbero un uomo migliore e più appagato. Figurati. Anche io so dove sono. Ma non si può avere. Ma non si può avere tutto Cara. Se smettiamo di desiderare le cose perché le compriamo la vita non avrebbe più senso!“.

Papà ha sparato la cazzata, quella col botto. Si rituffa con lo sguardo sul telefono ma sente la miriade di piccoli aghi che lo stanno colpendo… Lo sguardo di mamma può far male peggio di un’arma atomica.

Il pubblico nel seggiolone osserva… sa che mamma quando fa così è pronta a dare il resto. Decide di salvare papà e di dargli ancora qualche chance di vita e improvvisa pianto e supercacca.

La mamma blocca l’attacco e si concentra sulla prole… che produrrà a breve altro materiale per la lavatrice.

Papà torna ad analizzare il suo rigore del ’93 soddisfatto di quella reminescenza di dna nella sua prole.

Non sa che la discussione è solo rinviata… e non ci sarà nessuno a salvarlo… La merda sarà vera

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