Il motorino del professor Hassan ed i milioni sotto al naso di Antonio Pompeo

Il tuo mondo visto con gli occhi degli altri. E’ lì che finalmente ‘vedi’ quello che hai sotto gli occhi. Ma non hai mai notato perché ormai ti sei abituato. La vista ormai lo ignora, l’olfatto ne esclude l’odore, soprattutto lo stomaco si è chiuso.

Ad offrire uno sguardo su quello che sta sotto ai nostri occhi tutti i giorni è il signor Fadi Hassan. A dispetto del nome non è un extracomunitario: il papà e la mamma sono siriani ma lui è nato in Italia. Non è nemmeno lontanamente un parassita: uno di quelli che per il solo fatto di essere stato partorito sul suolo italiano pretende di averne anche il passaporto con tutte le comodità che noi ci siamo conquistati.

Fadi Hassan è un professore. Ma in Italia non c’è spazio per i bravi docenti tricolori, figuriamoci per quelli di genitori extracomunitari. Lui insegna Economia al Trinity College di Dublino, in Irlanda. E’ ricercatore alla London School of Economics: uno dei templi mondiali nell’insegnamento delle scienze economiche. Ci capisce al punto che la Banca Centrale Europea lo ha preso tra i suoi consulenti. E la stessa cosa hanno fatto la Banca mondiale e la Commissione Europea.

Il professore è tornato in Italia per un progetto di ricerca. Sul Corriere della Sera di Oggi compie un’analisi: è quello sguardo sulle cose alle quali siamo ormai assuefatti.

Faccio alcuni esempi concreti che mi hanno coinvolto nelle scorse settimane. In un semplice trasferimento da Londra a Roma ci sono due cose basilari da sistemare: affittare una casa e munirsi di motorino.

Per l’affitto della casa ho dovuto pagare oltre 1000€ di spese d’agenzia (che immagino ne prenda altrettanti dal proprietario di casa). Quello che l’agenzia ha dovuto fare per affittarmi casa è ben poco e non giustifica tale spesa. Tuttavia quello che conta da un punto di vista macroeconomico è che i miei soldi sono andati ad un servizio a bassa produttività che ha coinvolto giusto 1-2 persone.

Capitolo motorino. Acquisto uno scooter usato, devo effettuare il passaggio di proprietà e assicurarlo. Il passaggio tra tasse e balzelli costa 100€ euro, ma dato che il processo fai-da-te è abbastanza laborioso ricorro ad una scuola guida che mi carica 60€ (alcune agenzie chiedevano anche 120€). Conto finale 160€: il 15% del valore del motorino.

La chicca finale è l’assicurazione, che ovviamente non riconosce gli anni di guida immacolata londinese: devo pagare 450€ ad una compagnia di assicurazione telefonica (ovviamente la meno cara).

A Londra il costo dell’agenzia immobiliare sarebbe stato di circa 300€, il passaggio di proprietà gratuito e semplice, l’assicurazione 150€.

In Italia ho speso 1.800€. Questi soldi avrei potuto allocarli, ad esempio, per comprare un motorino nuovo. Cioè una spesa in un settore a più alta produttività e che avrebbe contribuito al lavoro di molte più persone.

Una distorta allocazione della domanda non riguarda solo quanto si spende, ma anche il tempo che si perde.

Nell’interminabile attesa che arrivasse internet a casa, ho comprato una «saponetta» per una connessione portatile. Ottenerla è stato veloce e semplice: entro in negozio, firmo le carte e pago. Per disdirla però, non è stato sufficiente andare in negozio e fare il processo inverso.

Sono dovuto andare in posta e mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno, tempo sprecato: un’ora, inclusa la ricerca di una busta per cui ho dovuto girare fra quattro tabaccai, dato che con mia sorpresa le poste non hanno buste per le lettere (è un po’ come andare al bar e doversi portare la tazzina da casa).

In quell’ora avrei potuto lavorare, andare al bar o fare altre attività che avrebbero generato un contributo maggiore all’economia.

C’è una perversione ancora peggiore, che al professor Hassan è sfuggita. Una parte importante di quei passaggi va a finanziare un mondo che non serve. E proprio per questo l’Italia aveva deciso di sopprimerlo. Ma adesso se lo ritrova davanti, come uno zombie uscito dal sepolcro dopo che gli avevamo fatto il funerale e l’avevamo interrato. Come prima e peggio di prima: le Province.

Una quota importante della spesa per il passaggio del motorino va nelle casse della Provincia. Altrettanto fa una quota dell’assicurazione.

La prima riflessione. Non usciremo mai dal baratro fino a quando non ci sarà chiarezza. Quattro livelli di Governo (Comune – Provincia – Regione – Stato) non li avevano nemmeno i Borbone e meno ancora i Bizantini. In Europa non esiste una struttura così dispersiva e burocratizzata. Si decide di togliere un livello, le Province (sarebbe stato più logico togliere le Regioni, molto più inutili, costose e insensate delle Province, ma tant’è). E anche in una cancellazione siamo riusciti a fare una confusione di dimensioni inenarrabili: con gente che da piazza Gramsci è stata spostata alla stazione di valle dell’Ascensore, pagata per non fare niente perché a Roma se li sono dimenticati, i cinghiali che ormai pascolano in centro perché nessuno sa chi abbia competenza sulla Polizia Provinciale, le pratiche Ambientali che vanno in pellegrinaggio tra Roma e Frosinone mentre le fabbriche aspettano e quelle che non hanno pazienza scelgono un altro posto dove produrre, per non parlare poi di Sky e Mediaset che lasciano il Lazio per andarsene a Milano.

Chi è quel pazzo che verrebbe a ragionare con qualcuno in un Paese fatto così? Dove decidi una cosa e dopo pochi mesi è vero il contrario?

La seconda riflessione. Il passaggio di proprietà, la quota dell’assicurazione ed un’altra serie di cosette, portano nelle casse della Provincia di Frosinone circa 30 milioni di euro all’anno (fonte: Danilo Magliocchetti che da quando non sta più al governo della Provincia ha moltiplicato la sua perversione per l’analisi dei numeri della pubblica amministrazione locale, stanandone i difetti).

Il professor Hassan si metterebbe le mani nei capelli e organizzerebbe un seminario a Dublino sulle pazzie nostrane, se conoscesse un dettaglio. Quei 30 milioni sono esattamente un terzo del bilancio della Provincia di Frosinone. Ma da una parte entrano e dall’altra escono. Come arrivano nel cassetto i soldi, il presidente Antonio Pompeo li deve girare al Ministero dell’Economia e Finanza: in pratica, noi facciamo gli esattori per conto dello Stato. Il quale, magnanimo, ci gira il 10%. Alla fine della giostra: entrano 30 milioni, mettiamo in bilancio 30 milioni, ma in tasca ce ne restano 3.

Al professor Hassan verrebbe logico dire, a questo punto: caro presidente Pompeo, rinunciate alle tasse provinciali, trovatevi 3 milioni e dimostrate che l’economia riparte da Frosinone facendo a meno di quei 27 che comunque vedete solo passare.

Avrebbe ragione prof. Il fatto è che Pompeo e Magliocchetti a suo tempo lo hanno anche scritto al ministro Maria Elena Boschi. Senza riceverne risposta. Perché il vero segreto dell’Italia è proprio questo. Più ostacoli ci metti e più resta impigliato qualcosa, arricchendo le tasche di chi sta messo ai vari ingranaggi da oliare o alle varie sbarre da alzare. E lo stato non fa niente perché la quota più grossa se la prende lui.

A sognare un paese diverso, professore, siamo rimasti Lei e noi che leggiamo questo blog.

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