Plasta Rei, il Lazio cambia il vocabolario della plastica

Durante la visita del presidente della Provincia nello stabilimento Plasta Rei l'annuncio dei progressi nella ricerca dei nuovi polimeri. Rientro in fabbrica anticipato per tutti. Nel primo periodo del 2023 riparte la produzione. I nuovi granuli messi a punto dalla ricerca interna. Il laboratorio avanzatissimo. Solo sei realtà in occidente sono in questo settore. Presto la plastica ricavata da latte scaduto, scarti di kiwi, canapa industriale

«Dottoressa, mi dica una cosa… ma voi qui sareste in grado di fare la plastica?».

«Ingegnere, noi qui settant’anni fa producevamo i polimeri. Poi abbiamo cominciato ad occuparci di altro».

«Non voglio sapere altro: compro lo stabilimento».

È andata così, un anno fa più o meno. Il presidente Francesco Borgomeo, quello che tutti chiamano ingegnere ma in realtà è un filosofo come lo era Marchionne, ha deciso sui due piedi di comprare lo stabilimento Nalco di Cisterna di Latina. Era il ramo secco che la multinazionale americana Ecolab si apprestava a tagliare. Non perché fosse poco produttivo: semplicemente perché quel settore industriale – gli additivi chimici per caldaie industriali – aveva smesso di tirare. (Leggi qui Borgomeo annuncia: «Pronti ad acquisire la Nalco»).

«Per questo servono i filosofi: noi abbiamo una visione laterale. Quando ho visto questa fabbrica ed i suoi reattori ho cominciato a pensare: ma se prendiamo la plastica ed invece di tritarla e scioglierla noi la riportassimo a ciò che era in principio, rigenerandola… Potremmo ripetere il processo all’infinito. Avere nuova materia prima evitando che quella vecchia finisca nelle discariche… Poi a dire se si può fare e come ci pensano gli ingegneri: ad ognuno il suo».

L’accordo di sviluppo

Fabio Mazzarella

Francesco Borgomeo lo spiega mentre accompagna il presidente della provincia di Latina Gerardo Stefanelli a fare il giro dello stabilimento di Cisterna. Che oggi non si chiama più Nalco e non è più la sorella povera di un colosso con 164 sedi in tutto il mondo, tre in Europa, una sola in Italia. Oggi è Plasta Rei e si appresta a diventare il centro del mondo.

Lo stabilimento pontino sta per cambiare il paradigma della plastica. Il modo in cui verrà prodotta non sarà più lo stesso, il modo in cui potrà essere riciclata sarà del tutto diverso.

Lo spiega Fabio Mazzarella, amministratore delegato di Plasta Rei. Nel laboratorio dello stabilimento troneggiano tre nuovi macchinari: uno di loro è una cappa nella quale da quasi un anno si fanno prove sui polimeri e su come ottenerli in maniera green. Qui è stato fatto un investimento che alla fine dell’anno toccherà i 25 milioni di euro. Si è scommesso sui giovani: a cercare il nuovo polimero e la nuova strada per realizzare la plastica è una giovane donna che ha appena compiuto 27 anni.

«Solo sei realtà in Occidente si occupano di ciò che facciamo noi. Ma noi abbiamo individuato un processo differente, unico e che abbiamo brevettato. Abbiamo due anni di vantaggio sul nostro competitor più vicino» spiega Mazzarella.

La plastica bio e all’infinito

In pratica? Oggi la plastica si fa attraverso un procedimento chimico generandola in laboratorio, prodotti sintetici che partono da sostanze derivate dal petrolio. Oppure si ricicla, tritando e sciogliendo quella usata: ma solo una parte può essere recuperata, deve essere di buona qualità e ad ogni ciclo di recupero degrada.

Con il sistema messo a punto da Plasta Rei cambia tutto. Niente più plastica ottenuta dal petrolio, niente più plastica usata e tritata per essere sciolta lasciando andare in discarica il resto. Quei viene messa nei reattori, ridotta ad una nuvola, poi solidificata e diventano granuli puri al 100% dai quali fare altra plastica pura e di eccellente qualità. Senza scarti. In questo modo può essere rigenerata anche la plastica ormai degradata, come quella che sta nel mare.

Un processo green e circular? Certo. Ma la filosofia va bene fino ad un certo punto. Serve anche il business. E qui il business c’è. Perché il processo Plasta Rei costa infinitamente meno di quanto costa oggi fare la plastica in modo tradizionale.

E non solo: è plastica green ottenuta al 100% da riciclo: quindi è esente dalla plastic tax.

La fine di un mondo

Gerardo Stefanelli

È la fine di un mondo. E di un modo di fare la plastica. In laboratorio stanno mettendo a punto la tecnica per la produzione in serie del nuovo polimero bio: la plastica alimentare ricavata dal latte e le mozzarelle scadute, dagli scarti della lavorazione del kiwi. «È la fase due – spiega Francesco Borgomeoprima però iniziamo la produzione dei granuli con la nuova tecnica».

L’accordo con la Provincia di Latina si inserisce in questo percorso. In autunno è previsto il rientro in fabbrica d’un altro lotto di lavoratori; a cavallo tra questo ed il nuovo anno è previsto il rientro di tutto il personale e la fase di addestramento alle nuova produzioni; entro il primo quadrimestre 2023 è prevista la produzione.

«Il tempo è un fattore fondamentale per l’industria. Questo stabilimento parte con due anni di anticipo sul competitor europeo più vicino nelle ricerche di questi processi» evidenzia il presidente della provincia di Latina Gerardo Stefanelli. «La Provincia di Latina, le suo piccolo, intende essere vicina a Plasta rei, al presidente Francesco Borgomeo ed al management, nella realizzazione di questa grande sfida industriale».

Cambia il paradigma

Cisterna di Latina si proietta nel futuro. Entra in questo modo nella logica Borgomeo: quella che contraddistingue tutti i suoi stabilimenti. Evitare che il mondo finisca per ridursi in una pattumiera, riciclare tutto quello che è possibile, realizzare nuove cose partendo da quelle vecchie. È Filosofia ma anche Teologia, dopotutto si è laureato alla Gregoriana, lì dove studiano quelli che poi diventano cardinali: è la storia della pietra scartata che diventa pietra angolare sulla quale si edifica il nuovo palazzo.

«Le fabbriche di plastica tradizionali da adesso sono il passato. Il presente è questa nuova tecnica di produzione che ci consente di recuperare tutta la plastica, evitando che contribuisca ad inquinare l’ambiente. Potremo rigenerare plastica, partendo dalla plastica, in modo infinito. E questo grazie alle idee messe a punto in questo stabilimento, sviluppate nei nostri laboratori, realizzate grazie ai nostri tecnici ed ai nostri ingegneri» ha detto il presidente Francesco Borgomeo. «La plastica usata non sarà mai più un rifiuto ma sarà la base dalla quale ricavare nuova materia prima».

La storia della pietra angolare. Filosofia pura, applicata alla fabbrica.

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