Regionali, alleanze e legge elettorale: la partita continua

La Lega cercherà la rivincita in Umbria, Toscana ed Emilia Romagna. Nicola Zingaretti rimane presidente del Lazio per non perdere il vantaggio di essere “sottovalutato”. Sullo sfondo il possibile cambio della legge elettorale.

Nicola Zingaretti rimane presidente della Regione Lazio. Lo fa perché ha una priorità politica oltre che amministrativa: provare a trasformare l’accordo di governo con i Cinque Stelle di Giuseppe Conte in alleanza per le prossime elezioni regionali.

Si comincia con l’Umbria, dove Matteo Salvini e l’intero centrodestra cercheranno la prima rivincita. Il Partito Democratico non può farcela da solo, deve necessariamente cercare un’intesa con i Cinque Stelle per essere competitivo. Il Capitano ha mantenuto la sua forza elettorale nei sondaggi. Il suo obiettivo è chiaro: vincere in Umbria, poi in Calabria e in Toscana, quindi in Emilia Romagna. Far cadere tutte le roccaforti rosse e dimostrare che quello per Palazzo Chigi è solo un inciucio basato sulle poltrone, senza alcuna corrispondenza nel Paese reale.

Matteo Salvini

Fra un anno poi al voto andranno anche Regioni come il Veneto e la Campania. Zingaretti sa che l’esecutivo Conte non potrà mai reggere ad una disfatta alle regionali. Sa pure che il suo stesso ruolo nel Partito Democratico sarebbe a rischio se questo dovesse accadere. Eppure sarà difficile fermare la Lega e il centrodestra. Anche se i ruoli potrebbero essere diversi.

Giorgia Meloni ha ritagliato uno spazio autonomo a Fratelli d’Italia e sicuramente lo farà pesare. Mentre Forza Italia dovrà prima capire quale sarà l’impatto di Cambiamo di Giovanni Toti e poi riorganizzarsi.

Nicola Zingaretti

Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se resterà quella attuale Silvio Berlusconi non avrà molti spazi di manovra. Ma nel programma del governo giallorosso potrebbe esserci anche il cambio della legge elettorale, con il ritorno al Proporzionale puro, il sistema che ha consentito di ricostruire l’Italia attraverso alleanze che nascevano in Parlamento. Per esempio, il solo fatto di diminuire o cancellare la quota maggioritaria avrebbe l’effetto di spingere per un proporzionale puro, che a sua volta rafforzerebbe la centralità del Parlamento (è uno dei cinque punti irrinunciabili del programma del Pd). Con il proporzionale pure Berlusconi avrebbe spazi di manovra più ampi. La partita sarà lunghissima e complicata.

Restando presidente della Regione Lazio il ruolo di Nicola Zingaretti è più forte. E alleati e avversari potranno continuare a commettere l’errore che hanno fatto finora: sottovalutarlo.

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