Appalto pilotato alla Sangalli, quattro anni a De Santis e Ricciotti

Quattro anni di condanna (uno più di quelli chiesti dal Pubblico Ministero) per l'ex vice sindaco Fulvio De Santis e per l'architetto Giovanni Battista Ricciotti. Condanna anche per l'imprenditore Tullio

Quattro anni, uno in più di quelli chiesti dalla pubblica accusa: l’ex vice sindaco di Frosinone Fulvio De Santis e l’architetto Giovanni Battista Ricciotti sono stati riconosciuti colpevoli di corruzione. Un anno e otto mesi (quattro mesi in meno di quelli chiesti dall’Accusa) invece sono stati inflitti all’imprenditore di Vallecorsa Giancarlo Tullio  che era accusato di avere gonfiato alcune fatture.

 

Si chiude così il primo filone ciociaro dell’inchiesta Sangalli: il caso legato all’appalto dei rifiuti esploso nel 2013 quando la procura della Repubblica di Monza aveva avviato un’inchiesta sul colosso nazionale della raccolta della spazzatura.

 

Un altro filone sta accertando se siano stati commessi illeciti nelle proroghe concesse in quegli anni dal Comune di Ferentino.

 

L’avvocato Fulvio De Santis era vice sindaco con delega all’Ambiente ed aveva seguito la gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti a Frosinone. I giudici ritengono che con il suo comportamento abbia fatto in modo che la gara finisse in direzione della Sangalli. A fare da tramite – sempre secondo la tesi d’accusa – era stato l’architetto Giovanni Battista Ricciotti.

 

La richiesta di condanna era stata formulata dal sostituto procuratore di Frosinone Adolfo Coletta il 7 novembre scorso. Nella sua ricostruzione dei fatti era «plasticamente evidente che il bando fosse stato preconfezionato in favore della Sangalli».

 

Quell’intesa – per il dottor Coletta – era stata raggiunta prima delle elezioni comunali che avevano portato Nicola Ottaviani alla guida del Comune di Frosinone. Con i risultati del voto alle comunali, ha ricostruito nel corso delle requisitoria il magistrato – «i Sangalli si accorsero che avevano scommesso sul cavallo sbagliato».

 

Si attivarono allora per recuperare il terreno (e l’appalto). Ma non per questo persero tempo e si costruirono un contatto con la nuova amministrazione. Il contatto – ha ricostruito il Pubblico Ministero – era il vice sindaco Fulvio De Santis.

 

L’inchiesta ha stabilito che a tenere i contatti con l’assessore all’Ambiente dell’amministrazione Ottaviani (all’oscuro di tutto) era Daniela Sangalli, figlia del fondatore dell’azienda. L’aggancio avviene con una proposta per incrementare la raccolta differenzia nel comune di Frosinone.

 

Il passaggio chiave dell’inchiesta è un incontro a tre avvenuto nel ristorante “Bassetto” a Ferentino. È li che – in base alla ricostruzione di Adolfo Coletta – si vedono Daniela Sangalli, Fulvio De Santis, l’architetto Giovanni Battista Ricciotti.  Durante quell’incontro – dice la ricostruzione – viene deciso che per pilotare in maniera infallibile l’appalto, sarà la Sangalli ad indicare chi dovrà predisporre il capitolato d’appalto.

 

La scelta ricade su Idecom. Bisogna – a quel punto – pilotare la scelta degli uffici comunali verso lo studio che è già stato consulente dell’Amministrazione Provinciale e di altri Comuni. Basta concordare quali curriculum far arrivare in municipio e quali paletti piantare per selezionarli. Nel corso di una delle udienze, uno dei testimoni ha detto che i nomi delle ditte interessate a redigere il capitolato d’appalto «li portò l’assessore De Santis che era l’assessore competente e in giunta la relazione la fa l’assessore di competenza». Altri testi hanno sostenuto che fosse stato il dirigente a presentare l’elenco degli aspiranti. Una discrepanza che ha indotto l’accusa a sostenere che siano emersi profili di falsa testimonianza sulle deposizioni di alcuni amministratori.

 

Sta di fatto che l’incarico finisce alla Idecom “perché la più lontana da Frosinone”. In pratica, dice il dottor Coletta «Si concretizza una «indubbia e grave anomalia: è la Sangalli ad avere concordato con gli amministratori chi doveva mettere a punto il bando della gara alla quale doveva partecipare. Il vice sindaco De Santis avrebbe dovuto riferire alla giunta che quella società gli era stata indicata da Sangalli».

 

Al momento di aprire le buste, l’appalto se lo aggiudica proprio la società di Monza, centrando una gara da 26 milioni di euro facendo un ribasso di appena lo 0,3%.

 

L’architetto che ruolo ha avuto? In base alla ricostruzione era l’intermediario tra la sangalli e l’assessore all’Ambiente: colui che materialmente chiede una tangente del 10% sull’importo della gara, in pratica 2 milioni e mezzo di euro.

 

Alla Sangalli sembra una percentuale troppo alta. Propone allora di far lievitare i costi del servizio. «Viene così raggiunto l’accordo corruttivo» conclude l’accusa.

 

Una tesi accettata dal tribunale. Che oggi ha condannato i tre imputati.

 

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