Se l’arbitro fischia 14 volte sul fallo di Dignità

Senza ricevuta di Ritorno. La raccomandata del direttore su un fatto del giorno. Quelli che non hanno capito la lezione. Ed al primo giorno si prendono subito le bacchettate

Clicca per ascoltare

Un anno fa, di questi tempi, la politica pensava di poter fare in Italia più o meno come era avvenuto in Belgio: lì hanno superato i 600 giorni di trattative per fare un governo, buttando continuamente il pallone in tribuna. Qui invece la Costituzione prevede che ci sia un arbitro. Che un anno fa ha bucato il pallone ai ragazzini ed ha messo Mario Draghi a fare il premier, lasciando tutti ai margini del campo.

Il livello di questo Parlamento è evidente nel momento in cui nemmeno il pallone bucato sia bastato ad insegnargli qualcosa: potevano sostituire l’arbitro e invece per 7 anni hanno rimesso Sergio Mattarella in mezzo al campo e con il fischietto.

Oggi, alla cerimonia di insediamento bis, ha ricordato a tutti che lui resterà 7 anni e molti di loro tra qualche mese se ne andranno a casa. E che non ha alcuna intenzione di trasformare il Quirinale in una Villa Algisa in cui godersi la pensione guardando dalla finestra ciò che accade.

Il fischietto dell’arbitro

È dirompente un discorso nel quale l’arbitro mette in chiaro che ora si farà la riforma della Giustizia, alla faccia di chi pensava non si fosse accorto delle porcherie raccontate dal giudice Luca Palamara.

Ha messo in chiaro che la ripresa passa per progettualità, innovazione, investimenti: se qualcuno pensava di fare festa con i fondi del Pnrr può rimettere a posto il tovagliolo.

Anche perché nel discorso è stata citata 14 volte la parola Dignità: segno evidente che gli interlocutori avevano bisogno che gli venisse ricordata.

Ha citato la frase la speranza siamo noi dall’ultimo discorso di David Sassoli: consapevole che se ci fosse stato lui, forse avrebbe potuto passargli il fischietto. Ora che lo hanno costretto agli straordinari, sa che ha un solo modo per giustificare quella presenza: riportare speranza e dignità nel Paese.

Post Scriptum

Il destino, spesso beffardo, questa volta è stato clemente. Ha esentato Matteo Salvini, causa covid, ad assistere a quella cerimonia di re insediamento: il trionfo della sua inconcludenza politica.

Senza Ricevuta di Ritorno.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright