Vaticano, indagato il capo dell’Anti riciclaggio Tommaso Di Ruzza

Indagine in Vaticano dopo una segnalazione dello Ior su "operazioni finanziarie apparentemente irregolari". Tra gli indagati il dottor Tommaso Di Ruzza di Aquino, direttore dell'Anti riciclaggio vaticana

Operazioni finanziarie milionarie apparentemente irregolari effettuate da alcuni uffici della Segreteria di Stato“: il capo dell’Antiriciclaggio presso la banca vaticana Ior è stato sospeso dal servizio insieme ad altri quattro alti funzionari. Si tratta del dottor Tommaso Di Ruzza di Aquino, genero dell’ex governatore di Bankitalia Antonino Fazio di Alvito e presidente del circolo culturale San Tommaso che promuove ogni anno il premio internazionale dedicato al monaco domenicano che ha rivoluzionato la filosofia della Chiesa moderna.

Tommaso Di Ruzza © Imagoeconomica, Paola Onofri

La sospensione dal servizio è solo l’ultimo sviluppo dell’indagine vaticana che ieri ha registrato l’acquisizione di documenti e computer presso la Segreteria di Stato (il ministero degli esteri della Santa Sede) e presso l’Aif, l’Autorità di Informazione Finanziaria (organismo titolare dei controlli sui dicasteri vaticani) guidata dal dottor Tommaso Di Ruzza.

A rivelare l’esistenza di 5 indagati è stato il settimanale l’Espresso. Il quale riferisce che il Corpo della Gendarmeria ha consegnato una disposizione di servizio al personale interno dello Stato e alle Guardie Svizzere che controllano gli accessi. Con quella disposizione hanno segnalato i nomi di 5 persone che da questa mattina sono “sospese cautelativamente dal servizio“. E per questo motivo non possono mettere piede in Vaticano se non per motivi di salute.

Oltre al discreto e serissimo direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza, il provvedimento riguarda due alti dirigenti della Segreteria di Stato Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi; un’addetta all’amministrazione, la dottoressa Caterina Sansone; il nuovo capo dell’Ufficio Informazione e Documentazione monsignor Maurizio Carlino. Solo quest’ultimo può continuare a frequentare il Vaticano ma perché risiede nella Domus Sanctae Marthae.

L’indagine

Le Guardie Svizzere pontificie © Imagoeconomica Stefano Carofei

L’indagine è ai primi passi. Nulla di certo è stato finora individuato. Ma Papa Francesco ha chiesto accertamenti rigorosi ed approfonditi. Ai cinque indagati nulla viene contestato fino a questo momento: ma gli accertamenti passano per i loro uffici.

Su cosa si concentrano gli accertamenti? Stando alle anticipazioni de l’Espresso su “operazioni finanziarie compiute nel tempo“. Che genere di operazioni? Compravendite immobiliari, ognuna di importo milionario e tutte avvenute all’estero. In modo particolare immobili di pregio a Londra.

Le indagini stanno controllando le società inglesi che avrebbero partecipato all’operazione. Vengono considerate “strane“.

Gli investigatori stanno esaminando gli spostamenti di denaro sui conti nei quali transita l’Obolo di San Pietro cioè l’insieme delle offerte in denaro fatte dai fedeli e inviate al Papa per essere redistribuite a sostegno della missione della Chiesa e delle opere di carità. Ma anche e soprattutto per il sostentamento dell’apparato vaticano.

Segnalazione dall’interno

A segnalare le anomalie, agli inizia della scorsa estate sono stati direttamente lo Ior ed il Revisore generale. Le indagini vengono portate avanti dal Promotore di Giustizia del Tribunale Vaticano Gian Piero Milano e dal Promotore Aggiunto Alessandro Diddi.

La sede dello Ior © Imagoeconomica, Daniele Scudieri

Gli uffici della I Sezione – “Affari Generali” della Segreteria di Stato sono il centro operativo della burocrazia vaticana. Fino a pochi mesi fa venivano guidati da monsignor Angelo Becciu, diventato ora cardinale e prefetto per la Congregazione delle Cause dei Santi. A dirigere l’ufficio ora c’è Maurizio Carlino, per anni il segretario personale del cardinale.

Le operazioni finite sotto la lente d’ingrandimento riguardano in larga parte il periodo di getione del cardinale Becciu.

Francesco, indagine severissima

Papa Francesco è stato avvertito all’inizio dell’estate dai vertici dello Ior e dal Revisore generale: da pochi anni è diventato a tutti gli effetti una sorta di autorità anti-corruzione della Santa Sede.

Il Santo Padre ha ordinato un’indagine “puntuale e severissima, e che non faccia sconti a nessuno“.

Il dottor Tommaso Di Ruzza è noto per il suo scrupolo sul lavoro e per la meticolosità nel verificare le pratiche.

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