Vescovo, rettore, prefetto, presidente… tutti in tribunale

Tutti in tribunale. Il vescovo di Sora – Cassino Gerardo Antonazzo, il prefetto Eugenio Soldà oggi in servizio a Vicenza, il rettore del Santuario di Canneto don Antonio Molle, l’ex presidente degli industriali Davide Papa.

Cosa hanno combinato? Nulla. Sono stati citati come testimoni dall’ex presidente della Provincia di Frosinone Giuseppe Patrizi. Li ha chiamati nel processo che lo vede accusato d’avere rilasciato le Autorizzazioni Integrate Ambientali. In pratica, i nulla osta indispensabili per poter tenere aperta una fabbrica. La Procura della Repubblica sostiene che non potesse rilasciarle e per questo ha ottenuto l’apertura di un processo. Imputati: Giuseppe Patrizi, l’ingegnere responsabile del settore Ambiente della Provincia all’epoca dei fatti, una ventina di legali rappresentanti delle industrie più importanti sul territorio.

I legali del presidente emerito della Provincia, Sandro Salera e Nadia Patrizi hanno depositato in mattinata la ‘lista testimoniale’. E’ l’elenco delle persone che chiedono vengano ascoltate dai giudici, al fine di raccogliere elementi decisivi con cui dimostrare l’innocenza del loro assistito. In quella lista ci sono il vescovo, il rettore del santuario, il prefetto in carica all’epoca dei fatti, l’allora presidente degli industriali, i titolari delle aziende più famose presenti sul territorio.

Cosa dovrebbero andare a dire in udienza? Che nel periodo preso in esame dall’Accusa, si era nel pieno caos legato alle Autorizzazioni Integrate Ambientali. In provincia giacevano centinaia di richieste: le certificazioni Aia erano indispensabili alle aziende per essere in regola. Ma i tempi erano lunghissimi. E soprattutto, gli uffici provinciali pretendevano una lunghissima e costosa serie di adempimenti. C’erano stati allora molti tavoli nei quali individuare una soluzione: non riunioni carbonare ma Conferenze dei Servizi convocate in maniera ufficiale. Con prefetto, vescovo e tutti gli interessati.

Ma che centra il vescovo? Anche lui aveva bisogno dell’Aia per il depuratore a servizio del santuario di Canneto: per mesi la Forestale ha indagato al fine di capire dove facessero i loro bisogni circa ventimila fedeli che nel solo giorno di agosto in cui si festeggia la Madonna nera salgono intorno alla basilica minore sui monti di Settefrati. Non è finito sotto processo pure lui solo perché il rettore non butta mai niente e si è tenuto le ricevute degli autospurghi andati li sù per svuotare in continuazione le fosse biologiche.

Quindi? La svolta era arrivata quando gli industriali persero la pazienza. Presero le prescrizioni imposte dalla Provincia e le impugnarono al Tar. I giudici amministrativi gli diedero ragione. La Provincia dovette revocare le prescrizioni, pagare i danni agli imprenditori. E il presidente Patrizi riorganizzò gli uffici.

Ora lo accusano di averlo fatto in violazione della legge. La procura sostiene che inquinare significa avvelenare tutti e pertanto era possibile chiudere le fabbriche non in regola perché prove della certificazione Aia.

Sarà il processo a dire chi aveva ragione. Anche con la testimonianza di prefetti, vescovi, canonici, chierici e presidenti vari.

Photo: Michele Di Lonardo copyright
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