La previsione di Zingaretti: «La sfida sarà con Matteo»

Difficilmente sbaglia previsioni politiche. E Nicola Zingaretti da qualche giorno sta dicendo ai suoi "Preparatevi, la sfida sarà contro Matteo". Ecco perché Renzi potrebbe scendere di nuovo in campo. E quando. La sfida sui tempi

Nicola Zingaretti lo va ripetendo ai suoi da qualche giorno: «La sfida sarà con Matteo». È difficile che il governatore del Lazio sbagli le sue previsioni politiche. Finora non è mai capitato. E secondo lui la sfida per guidare il Partito Democratico sarà direttamente con Matteo Renzi.

 

Ancora una volta potrebbe avere indovinato la previsione. Perché negli ambienti dell’ex sindaco di Firenze circola la voce che Matteo stia pensando di tornare in campo. Anzi: che lo sapesse fin dall’inizio. E che fosse solo una strategia per lasciare decantare le sconfitte, il lungo periodo di ‘nulla’ che è intercorso tra le sue dimissioni ed oggi.

Un periodo nel quale nessuna figura di spicco è emersa per rivendicare il timone Dem. Nessun leader si è alzato dalle macerie. Quindi, come salvatore della Patria, dopo l’estate i tempi sarebbero maturi per un ritorno: perché il governo gialloverde sarà ad un bivio decisivo, la gente sarà tornata dalle ferie e vorrà vedere le prime cose concrete. Invece troverà i conti da saldare, le tasse da mettere, le pensioni tagliate a chi per una vita si è preso delle responsabilità, lo spread che si è mangiato la timida ripresa costruita dal governo Gentiloni.

 

Il periodo migliore per il ritorno in campo di Matteo Renzi potrebbe essere ottobre. Lo scenario dal quale lanciare la sua candidatura potrebbe essere la Leopolda 2018: ad ottobre, nel pieno del caos governo (e, sia chiaro, lo sarebbe per qualunque Governo alle prese con i conti da risanare come quelli italiani). Ma a Matteo occorre tempo: per preparare il terreno, costruire il consenso, per vincere e riprendersi prima il Pd e poi il Paese.

Quindi chiederà un rinvio del Congresso a dopo le elezioni Europee. Cioè a subito dopo il nuovo tracollo Dem.

 

Un rinvio che il presidente della Regione Lazio non è intenzionato a concedere. Da mesi sta lavorando alla creazione di una rete molto fitta rete di relazioni, superando quello che è al momento il suo limite: essere ‘personaggio’ locale e non ‘nazionale’. Sta intessendo relazioni con sindaci, governatori di Regione, forze civiche, esponenti di quell’area di sinistra che non si riconoscono nel Pd o che addirittura ne sono usciti perché diventato troppo renziano.

La sua grande forza è quella: la capacità di aggregazione. E di coinvolgimento in un progetto. Con lui ci sono già nomi come Gentiloni e Veltroni, ma anche Bettini e tanti altri.

Non vuole perdere tempo. Lui difficilmente sbaglia le previsioni. Ed è sicuro: «La sfida sarà con Matteo».

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